Willy’s Wonderland Recensione, Nicolas Cage vs pupazzi giganti

Tutti conosciamo i mitici Muppets, i pupazzi che hanno allietato le infanzie di diverse generazioni di spettatori e continuano a farlo tutt’oggi. O ancora, rimanendo alle versioni nostrane, come non ricordare Uan, Four e Ambrogio, che agivano da co-conduttori di programmi dedicati ai mitici cartoni animati di un tempo. E poi ovviamente la loro iterazione più classica e casalinga, quella per bambini sotto forma di peluche inanimati che segnano le infanzie di ognuno.

Chissà perciò cosa deve aver pensato Nicolas Cage quando ha letto la sceneggiatura di Willy’s Wonderland, horror-comedy dove il protagonista è costretto ad affrontare a mani nude dei pupazzi assassini. Nicolas Cage è da anni impegnato in produzioni mediocri o assurde. Il popolare attore premio Oscar si è imbattuto nello script pubblicato online e ha accettato di buon grado di prendere parte al progetto, rivelandosi la scelta ideale per un film folle al punto giusto.

Willy’s Wonderland: l’orrore che non ti aspetti

Un uomo senza nome arriva a bordo della sua fiammante Camaro nera in una piccola cittadina di provincia, ma durante il tragitto per colpa di alcuni chiodi disseminati sulla strada è costretto a una sosta forzata. Senza la possibilità di pagare la riparazione con carta di credito – i bancomat infatti sono assenti nella comunità – il viaggiatore è costretto dallo sceriffo locale ad accettare un incarico lavorativo per poi ripartire il giorno dopo.

Il protagonista dovrà trascorrere una notte intera come bidello all’interno del locale di proprietà del magnate Tex Macadoo, ripulendo una struttura chiusa da mesi. Struttura nella quale si tenevano spettacoli per famiglie e bambini con animatronics ad altezza d’uomo che intrattenevano i più piccoli. Qualcosa però è andato storto e ora quei pupazzi giganti sono abitati da spiriti senza pace, che metteranno a dura prova la pazienza del nuovo arrivato. E la presenza di un gruppo di teenager locali, intenzionati a porre per sempre fine alla minaccia, rischierà di complicare ulteriormente le cose.

Senza limiti

Un’operazione talmente assurda che non può non suscitare istintiva simpatia e che ha trovato nel suo istrionico protagonista il perfetto alfiere del delirio a venire. Lo sceneggiatore G. O. Parsons si è basato su un suo lavoro del 2016 e lo ha allungato in un film che nell’ora e mezza di visione riesce a divertire con gusto, beandosi della sua essenza trash senza paura di andare sopra le righe.

Il personaggio di Cage non spiccica mai una parola che sia una e già questo dovrebbe far intuire lo spirito piacevolmente spaccone e disincantato che permea il tutto: l’attore gioca sugli sguardi e le movenze fisiche, in una performance che a dispetto delle sue limitazioni sprizza un insano carisma e si mangia tutto il resto del più anonimo e adolescenziale cast di supporto.
Alla fine delle figure più giovani interessa poco o nulla, il centro focale è l’Uomo senza nome, che privo di paura e pietà picchia e uccide a mani nude gli animatronics posseduti, inquietanti al punto giusto a dispetto del loro look apparentemente rassicurante. E che poi si adopera in gesti ciclici, dall’aprire una lattina a giocare a flipper fino a svolgere il suo compito primario di “addetto alle pulizie”, mettendo a posto ogni volta il locale da macchie di pseudo sangue. Insomma quando Nicolas Cage dimostra di essere un grande attore è una gioia per tutti.

A quindici anni dalla sua ultima fatica, il mediocre The Drop (2006), il regista Kevin Lewis firma probabilmente la sua opera più riuscita, trovando il giusto equilibrio tra azione, horror e commedia in un ibrido grottesco e divertente che, in qualsiasi modo lo si approcci o valuti, non lascia indifferenti.

Fonte : Everyeye