Startup e aziende, come ripensare i modelli di partnership

Un report realizzato da McKinsey in collaborazione con B Heroes evidenzia come la collaborazione con le grandi aziende è un fattore trainante della crescita delle startup

B Heroes

Startup e grandi aziende: un binomio irrinunciabile, virtuoso per entrambi, ma suscettibile di perfezionamento e con tanti margini da esplorare. Perché nulla  è dato, anche i modelli di partnership.

Ma proprio da un ripensamento dei modelli di collaborazione tra imprese emergenti e grandi attori del mercato potrà nascere, in Italia, ma anche nel contesto continentale, un’ecosistema dell’innovazione più forte. Come rivela infatti il report “Quando Davide si allea con Golia. Collaborare per innovare: ripensare i modelli di partnership tra startup e grandi aziende in Italia” realizzato da McKinsey in collaborazione con B Heroes, la collaborazione con le grandi aziende è un fattore trainante della crescita delle startup in Europa, che può fare la differenza. Frammentazione del mercato, difficoltà di accedere ai finanziamenti, una cultura del rischio, anche in ambito professionale, meno radicata, incidono sul pieno potenziale delle startup nel vecchio continente e malgrado la crescita  a ritmo sostenuto degli ultimi anni, restano ancora decisamente rari gli unicorni rispetto a quelli a stelle e strisce (14% vs 50%, afferma il report).

Ecco quindi la necessità di migliorare l’interazione tra realtà diverse per obiettivi e culture, perché sono le stesse startup a riconoscere che l’interazione con realtà più grandi e strutturate facilita la crescita della credibilità agli occhi degli investitori, l’arricchimento della propria offerta e l’accesso a risorse e bacino di fornitori del partner, l’eventuale sperimentazione di nuovi modelli di business. Uno stadio più avanzato di crescita e maggiori ricavi rendono ancora più centrale le partnership agli occhi degli imprenditori emergenti che guardano alle potenzialità di medio lungo periodo. In ambito italiano inoltre, rispetto a paesi come Germania, Austria, Svizzera, la ricerca di una collaborazione con aziende grandi conta di più anche nell’ottica della creazione di sinergie di prodotto e di processo (nell’80% dei casi) ma anche di approfondimento della conoscenza del settore (58%).

Conoscenze personale, eventi di settore e piattaforme online sono i canali di contatto utilizzati dalle startup per creare relazioni con aziende partner e tanto più la startup si troverà in uno stadio di sviluppo avanzato, tanto più la partnership sarà individuale, sganciata quindi dalla mediazione con acceleratori, incubatori e programmi di venture capital (che a giudicare dal report interessa il 32% del campione, ovvero startup in fase di crescita) e genererà uno stadio di soddisfazione complessivo più alto rispetto alle startup early stage, grazie a fattori come trasparenza della relazione, flessibilità nella definizione dei ruoli e chiarezza sul modello operativo della partnership.

Ma il tema della definizione dei ruoli, la chiarezza delle finalità di business, la misurabilità delle performance e degli impatti generati dalle collaborazioni, vale allo stesso modo per le aziende, che, quando avviano rapporti di collaborazione, mettono in gioco molto più di impegni economici (in caso di investimenti diretti, ndr) o di energie profuse in termini di trasferimenti di budget, risorse e cultura interna. Le relazioni con le startup, e la logica di open innovation che porta le aziende più in generale ad aprirsi a contributi esterni, le porta infatti a cambiare più in profondità di quanto appare all’esterno: devono superare rigidità interne, creare nuovi ruoli per favorire l’attivazione di collaborazioni e quindi di innovazioni di successo, adattare il proprio modus operandi per agire in velocità e al contempo istituzionalizzare i processi dedicati all’innovazione.

Insomma “quando Davide si allea con Golia” ci sono molti ostacoli da superare per assicurare che la partnership sprigioni valore per entrambe le parti, assicurando ritorni maggiori di quelli paventabili in prima battuta.

Il reporto di McKinsey in collaborazione con B Heroes pone il focus sulla necessità di approccio di contaminazione positivo, in cui entrambe le realtà, la grande azienda e la startup, possano coesistere senza un antagonismo sottile ma minaccioso. Le prime ricavarne vantaggi molto più ampi in termini di rinnovamento delle operations, del business e della cultura interna. Le seconde non devono smarrire la value proposition e il mercato di riferimento, ma al tempo stesso cercare di cogliere benefici concreti, senza smarrirsi il valore della propria proposta a fronte dei processi di governance e delle differenze culturali che inevitabilmente intralceranno in alcuni frangenti il dialogo e l’obiettivo comune all’orizzonte.

Da un ripensamento quindi degli approcci alle partnership tra startup e grandi aziende potrebbero derivare vantaggi per l’economia e gli ecosistemi dell’innovazione più ampi e sul lungo tempo: l’immissione stessa di liquidità nel circuito delle imprese innovative (attraverso il corporate venture capital), la valorizzazione di talenti, idee ed energie che possano dalle startup transitare nelle aziende.

Il miglioramento dei modelli di partnership tra realtà diverse per obiettivi e dimensioni potrebbe invogliare le stesse startup a collaborare attualmente con più di due aziende (solo il 41% attualmente lo fa) e vincee le resistenze di quel 35% delle startup che non ha invece alcun tipo di rapporto di collaborazione.

L’indagine svolta lo scorso aprile restituisce quindi il sentiment di startup e di dirigenti di importanti realtà nazionali e non, nella consapevolezza che sono molteplici i canali di contatto che avvicinano le aziende alle startup: canali diretti, acceleratori, innovation broker, venture capital e fondi, ma  anche premi, competizioni, hackathon.

Gli attori, come B Heroes, che rafforzano le realtà innovative, fornendo sostegno finanziario ma anche lavorando sulla cultura imprenditoriale, di fatto rappresentano un acceleratore per far sì che le startup arrivino più pronte anche all’appuntamento con le grandi aziende.

Come sottolineato da Laura Prinzi, managing director di B Heroes : “collaborare è la chiave per lo sviluppo effettivo di soluzioni innovative e per guardare al futuro: la strada verso l’innovazione è il risultato di un mix efficace di realtà, culture, competenze e risorse diverse. Le partnership tra aziende e startup sono portatrici di vantaggi per entrambe le parti, ma è necessario lavorare sui fattori culturali, promuovendo contaminazioni positive che riconoscano e siano rispettose delle diverse identità: da un lato, le imprese devono allineare il proprio contesto organizzativo, in termini di processi e tempi, per lavorare con le startup; dall’altro le startup devono imparare a comprendere il linguaggio del business e dei loro interlocutori, i processi decisionali e di governance”.

Fonte : Wired