Google, addio furti: editori da pagare. Algoritmo cambiato 4887 volte nel 2020

Stop all’appropiazione indebita di contenuti giornalistici ed editoriali. L’Italia si adegua alla direttiva dell’Unione europea: i colossi del web, Google compreso, dovranno riconoscere un equo compenso agli editori per gli articoli utilizzati sui motori di ricerca. Il Consiglio dei ministri esaminerà oggi alle 16 il decreto legislativo che attuerà nel nostro ordinamento la direttiva Ue (la 790 del 2019) sul diritto d’autore, spiega infatti Repubblica.

Stabilito l’equo compenso per gli editori

Il decreto legislativo, presentato dal ministro della Cultura Franceschini, metterà un freno alla libertà dei motori di ricerca di pubblicare in Rete i contenuti proprietà di altri, anche di tipo giornalistico. Agli editori verrà dunque riconosciuto il diritto a un «equo compenso» per i contenuti giornalistici veicolati da Internet. Non c’è ancora una quadratura del cerchio, invece, su un altro punto delicato che riguarda gli «estratti molto brevi», spiega Repubblica, vale a dire le sintesi molto brevi.

Google, l’algoritmo è cambiato 13 volte al giorno nel 2020

Intanto Pandu Nayak, responsabile del settore Search di Mountain View, ha rilasciato un’intervista esclusiva a La Stampa, che racconta i segreti dell’algoritmo di Google. “Teniamo conto di diversi parametri per stabilire l’ordine dei risultati delle ricerche, come rilevanza e affidabilità, ma pure freschezza e originalità dei contenuti. Lavoriamo costantemente per migliorare l’algoritmo: solo nel 2020, le modifiche grandi e piccole sono state 4887”. 

Ciò significa che l’algoritmo di Google è cambiato circa 13 volte al giorno. “Sì. E abbiamo condotto anche più di 60mila confronti diretti tra la soluzione in uso e quella da introdurre; in tutto il mondo, oltre 10mila validatori analizzano il modo in cui le modifiche influenzano i risultati e ci dicono se andare avanti o no”, dice Nayak a La Stampa.

Nayak svela l’obiettivo ultimo di Google

L’obiettivo ultimo di Google? “Organizzare tutte le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili e utili. È come se volessimo compilare l’indice di un libro, ma con alcune importanti differenze: per cominciare, il Web ha miliardi e miliardi di pagine, e anche l’indice è mostruoso, tanto che se venisse stampato coprirebbe 12 volte la distanza tra la Terra e la Luna e ritorno. Inoltre, ogni giorno il 15 per cento delle ricerche che arrivano a Google sono completamente nuove, mai fatte prima. In più, teniamo conto anche di informazioni create dalle persone, come recensioni e luoghi di interesse, di news, di dati di aziende e istituzioni, oltre che di quelli prodotti con il machine learning, come il momento in cui un ristorante è affollato, o le previsioni del tempo. Organizziamo tutte queste informazioni e le presentiamo in maniera adeguata”, spiega Nayak a La Stampa.

Fonte : Affari Italiani