Danti ci riconsegna al buonsenso e alla libertà con la sua Mandala

Tu casa es mi casa. Funziona così con Daniele Lazzarin, artisticamente Danti. Anche a distanza, anche su Zoom, la chiacchiera corre sciolta. La sua schiettezza, la sua trasparenza sono rare, con lui non esistono i non detti, tutt’al più cose da non dire perchè non conosce filtri. La sua parlantina è senza paura. Danti invade l’estate 2021 con Mandala, un singolo unico nel suo genere, che non può avere imitazioni. Un titolo che è liberatorio. In questa avventura ha voluto al suo fianco Alborosie, Boro Boro e Chesca.

Davide partiamo dal singolo: quando è nato? Siete riuscito a farlo in presenza?
Tutto a distanza e volutamente. Si poteva pensare a un video ma mi sembrava folle non connettersi a distanza. Anche lo scorso anno con Raf è andata più o meno così: ci siamo visti qualche volta a Roma poi tutto a distanza. L’idea di Mandala nasce tre anni fa con una parola chiave e un foglio bianco dove ognuno può aggiungere il suo contributo.
Che significa?
Nulla, è leggerezza, non voglio vestirla da segreto di Fatima. Le canzoni sono a libera intepretazione e Mandala non fa eccezione. Ho dato ai miei compagni di viaggio un foglio bianco con degli argini da rispettare, cioè la parola mandala, e ognuno la ha costruita come voleva. Il mandala è un concetto che mi affascina molto: significa costruire una cosa per un certo tempo, poi si spazza via per fare capire la ciclicità: tutto serve ma va cancellato. Io per anni ho pensato al passato e guardato al futuro senza essere nel presente. Con mandala mi riprendo l’oggi.
Parti con tre “non” in una canzone che poi in realtà è positiva: ti togli i sassolini subito?
La vedo proprio così, una ricerca della felicità non legata ai tre no. Solo io posso dire se è la strada giusta, non devono dirmelo gli altri. Siamo un popolo che cerca il buco governativo per poi infilarcisi: è la filosofia del fatta la legge trovato l’inganno. Col buonsenso non serve alcun buco legislativo.
Se c’è Salvini al citofono lo fai salire?
Assolutamente no. Quella è una montagna nelle scarpe altro che un sassolino.
Hai scelto tra verità e obbligo e si sono sciolti i nodi nello stomaco?
Quelli non si sciolgono mai. Se ascolti quello che dicono in televisione non si sciolgono mai e ci aggiungo che se fossi più cretino non mi arrabbierei. Occhio non vede e cuore non duole. L’ignoranza a volte è salvifica. Invidio chi stacca dal lavoro e va a casa senza portarsi sulle spalle dei perché e dunque vive meglio. Certi argomenti servono per farci scannare tra di noi: in realtà non ci frega niente se è nato prima l’uovo o la gallina, il vero dilemma è perché se ne parla da tempo.
Riavremo una vita un po’ loca e un po’ vandala?
Ce l’abbiamo già, il problema è che lo è più del previsto e non è dettata dal cittadino ma dallo Stato. Apriamo le discoteche ma non si balla, apriamo gli zoo ma senza animali: che roba è? Prendiamo dieci discoteche in una città: tengo aperte le tre più grandi e si entra secondo le regole, in questo modo evito feste abusiva e assembramenti. Con trenta persone in casa rischi di più. Travestiamo certe cose da tutela del cittadino quando stiamo facendo l’opposto: economia non si deve fermare, le aziende devono andare avanti e chi ha un negozio può scegliere se chiudere e perdere una cifra o tenere aperto quando non c’è lavoro e perdere il triplo. Mi viene da dire che la precisione è solo nella mia musica (ride, ndr).
Come sarà la tua estate banale?
Volgio divertirmi con questa musica e onestamente ne avevo bisogno, da anni non mi divertivo così. Starò chiuso in studio, sto pensando a un disco da fare uscire nei prossimi mesi. Ho anche un contratto per un tour, io che mai ho fatto un tour, grazie a Trident e BPM Concerti. Mi hanno detto: “Se ti mettiamo su un palco non dobbiamo dirti cosa devi fare”. Chi oggi è intorno ai 40 anni è più giovane rispetto al quarantenne di vent’anni fa. Oggi non c’è la musica per chi è nella fascia tra i 30 e i 40: o è musica da bamboccioni o ci sono i grandi che rincorrono il bamboccione, dunque non c’è credibilità. Una volta era l’Italia a dettare al mondo le regole della musica e oggi invece scimmiottiamo. Un tempo eravamo un pò più ambiziosi.
Tre lingue in una canzone, questo è tutt’altro che banale.
La comunicazione c’è anche senza conoscere la lingua altrui: Mandala è il buon senso nella vita. Tante persone trovano pessima l’idea che ci usiamo: ma se non uso te e tu non usi me ci dimentichiamo del prossimo, quel che conta è usarsi con rispetto e responsabilità. Io uso l’esperienza delle persone con cui lavoro”.
Oggi a chi mostreresti il dito medio di Cattelan?
Al mondo, a tutti quelli che devono colmare un messaggio con l’arte e con lo stupore. L’arte contemporanea a volte faccio fatica a capirla perché è vicina a mandala come idea e ma si può passare dal non trovare niente a trovare un significato. In Cattelan trovo delle risposte a certe mie domande.
Conosco Boro Boro e Alborosie ma Chesca come la hai trovata?
È una nuova promessa per quel genere. Ha già fatto collaborazioni importanti tipo Pitbull, e qui era perfetta. Il feat messo tanto per non mi piace, ti assicuro che ne sento tanti inutili. E ammazzano la musica.
I Two Fingerz sono in letargo o sono storia?
Sono storia perché le cose sono belle finché non si allunga il tempo perché siamo nostalgici. Le cose belle hanno un tempo.
Infine il 20 settembre è prevista una grande festa? Compi 40 anni…
È prevista una grande sorpresa musicale per quel giorno oltre a una festa a sorpresa durante la quale vorrei realizzare un video che sia una collezione di bei momenti. Un video vero e veritiero!

Fonte : Sky Tg24