Gunpowder Milkshake è un bel pacco

L’action al femminile di Amazon Prime Video è un regalo dalla confezione appariscente e colorata ma senza niente dentro: lungo, inconsistente e scopiazzante, verrà ricordato solo per aver riunito un cast prestigioso di eroine dell’action.

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Recentemente, più che mai, vanno di moda le badass girl; Gunpowder Milkshake, un The Expendables al femminile di fresco sbarcato su Amazon Prime Video, si unisce a Jolt, a La sentinella, ad Anna e così via che da Atomica Bionda passando per Red Sparrow e culminando in Black Widow hanno seguito il trend di incentrare su giovani donne bellissime, traumatizzate e vendicative l‘action del panorama cinematografico dell’ultimo lustro. In più, Gunpowder Milkshake ha solo la quantità: la protagonista, il sicario Sam, ha dalla sua un’intera squadra di donne agguerrite. Facciamo un passo indietro: la dodicenne Sam e la madre Scarlet si dividono un sontuoso milkshake in una tavola calda pittoresca e dal look retro. Il décor suggerisce un’ambientazione Anni Cinquanta, ma la sequenza presenta un flashback di un’epoca più recente, il ricordo di Sam, ormai adulta, dell’ultimo incontro con la madre, scomparsa da un decennio.

Nel presente Sam è una giovane donna che ha ereditato il mestiere della genitrice – il killer a pagamento – sotto l’egida del padre putativo, il rigido e compito Nathan (Paul Giamatti). Quando Sam ammazzerà senza tante cerimonie un ometto innocuo che le lascia in adozione una figlia piccola, la ruvidissima e impaziente protagonista si tirerà addosso le ritorsioni dei suoi ex datori di lavoro, un’escalation di risse, scontri armati e lotte all’ultimo sangue con gangster arrabbiati sempre più numerosi che culminerà in una resa dei conti finale convulsa e affollata.

Coproduzione franco-tedesca diretta dall’israeliano Navot Papushado, Gunpowder Milkshake potrebbe essere un gradevole, scanzonato e animato diversivo in una serata troppo calda per uscire; tuttavia, il regista si lascia prendere dall’entusiasmo rendendo il film prolisso e futile. Il primo errore è, infatti, la durata: quasi due ore per una pellicola sgargiante ma dalla trama esilissima che poteva tranquillamente consumarsi in novanta minuti. La seconda è l’inconsistenza: è lecito accettare che non tutte le guerriere del cinema siano protagoniste di capolavori drammatici come la Nikita bessoniana, ma il minimo sindacale di spessore narrativo a supporto della forma – valga l’esempio del contemporaneo Jolt, analogo dalla trama scarsissima ma dai dialoghi pungenti – è fondamentale per giustificare l’attenzione dello spettatore.

Gunpowder Milkshake è carina (“come le paperelle,” sentenziava una seccata Susan Sarandon in Bull Durham), e non è un complimento: la scenografia retrò alla Happy Days (la tavola calda e la sala da bowling) il look supercool di Sam, stilosissima nel suo bomber insanguinato come il Ryan Gosling di Drive, l’iconografia coloratissima da cartone giapponese e le scene d’azione gradualmente più eccessive che rincarano la violenza ammucchiando antagonisti, cadaveri, armi e infinite munizioni costituiscono tutti elementi per un action guardabile. Se di Gunpowder Milkshake si ricorderà ancora qualcuno tra qualche anno, tuttavia, sarà per il merito di aver riunito una manciata di attrici iconiche per i seguaci dell’action esattamente come aveva fatto I mercenari – The Expendables di Stallone riunendo Dolph Lundgren, Jason Statham, Jet Li, Wesley Snipes e compagnia.

Papushado ha chiamato all’appello le tostissime Lena Headey (The Sarah Connor Chronicles), Angela Bassett (Strange Days), Michelle Yeoh (The Heroic Trio) e Carla Gugino (Jett), la squadra di supporto di Sam contro un nugolo di nemici armati fino ai denti. Il punto debole del cast, duole dirlo, è Karen Gillan: l’attrice scozzese dalla chioma fiammeggiante lanciata da Doctor Who e resa famosa da I guardiani della galassia svetta per la sua statura altissima (ben 180cm) e la bellezza sfolgorante ma non per il carisma davanti alla cinepresa. Il confronto, per esempio, con la più matura, smaliziata, autoironica e sexy Beckinsale del citato Jolt, dimostra quanto una fumettone appariscente e di scarso spessore si salvi se può contare su una protagonista dalla personalità esplosiva e magnetica. In caso contrario, il rischio è piuttosto quello di istigare lo spettatore, il quale si ritroverà a pregare che i cattivi facciano fuori la protagonista per dare fine allo stillicidio. È il caso di Gunpowder Milkshake.

Fonte : Wired