Nelle carceri italiane violenza e torture non sono gli unici problemi

Il sovraffollamento delle carceri ha raggiunto il 113%, con più di 53mila persone ad occupare circa 47mila posti disponibili. Inoltre è in aumento anche il tasso di suicidi, che nel 2020 è stato il più alto degli ultimi anni

Detenuto nel carcere di Regina Coeli a Roma. (foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Violenza di massa e torture non sono le sole emergenza da affrontare nelle carceri italiane. Il tasso di “affollamento reale” del sistema penitenziario italiano ha raggiunto il 113% a giugno 2021, con 53.637 persone a occupare i circa 47mila posti effettivamente disponibili e, nel 2020, il tasso di suicidi tra i detenuti ha raggiunto il numero più alto degli ultimi anni. Dopo le sconvolgenti immagini dei massacri avvenuti nell’istituto di Santa Maria Capua Vetere, l’associazione Antigone per la tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario ha pubblicato l’ultimo monitoraggio sulle condizioni delle carceri italiane.

Su 189 carceri in tutto il territorio nazionale e in 117 il tasso di occupazione è superiore al 100%, con picchi massimi del 200% come nel caso del carcere di Brescia. Per migliorare la condizione, si legge nel report di Antigone, basterebbe incentivare le misure alternative alla detenzione, alle quali almeno 20mila detenuti potrebbero accedere da subito. Sono altissimi anche i dati relativi al consumo di droghe. Almeno un detenuto su 4, in media, ha problemi di tossicodipendenza e il numero è aumentato del 10% negli ultimi 15 anni, con sempre più persone in carcere per reati di droga, attualmente circa il 15%. Secondo Antigone, una strategia efficace per decongestionare le carceri dovrebbe cominciare con la modifica della legge sulle droghe e la depenalizzazione di alcune sostanze. Depenalizzazione che sarebbe in linea con le ultime decisioni prese dalla Commissione per gli stupefacenti delle Nazioni Unite, che ha rimosso la cannabis dall’elenco delle sostanze pericolose per l’uomo e sta sostenendo la sua depenalizzazione.

Il monitoraggio si è concentrato anche sulle condizioni materiali della vita nelle carceri, che contribuiscono a migliorare o peggiorare la salute mentale delle persone detenute. Nel 42% degli istituti, le finestre delle celle sono provviste di schermature che impediscono il passaggio della luce naturale e il ricircolo dell’aria. Nel 36% delle carceri si trovano celle senza doccia (contrariamente a quanto previsto dal Regolamento penitenziario del 2000) e nel 31% le celle sono sprovviste di acqua calda. Inoltre, a causa della pandemia, il 24% degli istituti è passato dal regime a celle aperte a quello a celle chiuse, per il quale i detenuti sono costretti a vivere sempre nello stesso piccolo spazio, a volte senza ricircolo d’aria, luce naturale e possibilità di lavarsi. Queste condizioni contribuiscono ad aumentare i casi di autolesionismo e quelli estremi di suicidio. Solo nel carcere di Firenze Sollicciano si sono verificati 105 episodi di autolesionismo ogni 100 detenuti, mentre i suicidi dall’inizio del 2021 sono già stati 18, che si aggiungono ai 62 del 2020.

“È necessario ripensare radicalmente alle disposizioni delle carceri, facendo particolare attenzione alle sfide che non possiamo prevedere, come nel caso della pandemia” hanno dichiarato i rappresentanti di Antigone durante la presentazione del report. Rivolgendosi al governo, l’associazione ha chiesto l’immediata l’introduzione di telecamere che “coprano anche anfratti, scale, zone di isolamento disciplinare” e che gli agenti indossino i famosi “codici identificativi” per garantire il riconoscimento degli agenti, cruciale tanto per le indagini sugli abusi nelle carceri che in quelli commessi all’esterno.

Fonte : Wired