“Avvertiti all’ultimo, è una vergogna”: la rabbia degli inquilini dei magazzini demoliti a Testaccio

Sono partiti lo scorso 26 luglio i lavori per realizzare “il borgo degli Artigiani e degli Artisti” di via Paolo Caselli a Testaccio, proprio dietro la piramide Cestia: le ruspe hanno demolito 1500 metri quadri di magazzini per i quali, secondo il primo municipio, i contenziosi con il TAR erano esauriti e si poteva senz’altro procedere alla rimozione dell’edificato. Il problema è che in quei magazzini, seppur abusivi, trovavano spazio degli inquilini, dei beni e delle merci.

Pascal van Duijnhoven, olandese, è rappresentante a Roma per varie aziende con sede nel paese oranje. Fino a un anno e mezzo fa si occupava di affitti per studenti, dopo il Coronavirus è entrato nel business della mobilità elettrica. Nel magazzino di via Paolo Caselli rimanevano stoccati arredi, batterie, componenti elettriche e altri elementi di patrimonio di pertinenza delle aziende da lui rappresentate. “Tutti sapevamo del programma della autorità di rinnovare quella zona”, scrive Pascal a Roma Today: “Sono il primo adapplaudire per questo progetto. Ma noi (4 inquilini, 1 famiglia con figli, una persona singola) siamo stati avvisati il 26 luglio che tutto sarebbe stato demolito. Io ho ricevuto una PEC dal comune ieri, 26 luglio, per comunicarci l’intenzione di sgombrare”. 

“Dopo la notizia ho dovuto organizzare 2 camion per sgombrare il possibile”, continua l’olandese: “Non sono riuscito a portare tutto via anche perché dove porti la roba il 27 luglio? Ho parlato con gli altri inquilini e ci sono delle tragedie familiari in corso. Una famiglia con bambini, un artista che ha un atelier con 300 quadri con la moglie che sta morendo a casa. Loro sono disperati. Dove è il fattore umano in tutto questo? E questo il modo di risolvere un problema che esiste da oltre 30 anni? E giusto che il comune mandi una PEC il 26 luglio quando hanno già iniziato a demolire?”. 

Pascal spiega di aver contattato la presidenza del I Municipio su Facebook e che la presidenza gli avrebbe risposto “dandomi un numero di telefono del comune che non funziona. E tutte quelle persone che stanno per strada senza chiarezza, senza casa, senza un magazzino temporaneo? Scaricare cosi la responsabilità con un numero che non funziona è vergognoso”. Il cittadino olandese ha allegato a Roma Today uno screenshot del suo dialogo con la presidenza del I Municipio: “Ripeto che il progetto in se potrebbe anche avere il suo valore, ma trattare i cittadini in questo modo è vergognoso, ma anche criminale. Siamo in campagna elettorale, questo è evidente”. 

Contattata da Roma Today, la presidenza del I Municipio replica prontamente: “Quello che noi stiamo demolendo è un grande capannone di sei moduli e 1500 mq. In sostanza è un atto dovuto, perché la demolizione è stata richiesta dal TAR. Sarebbe dovuta avvenire a prescindere dal progetto del borghetto”, spiega Sabrina Alfonsi: “Il proprietario di quegli stabili ha sempre fatto ricorso e ha sempre perso; costui non poteva affittare a nessuno in questi spazi, gli inquilini in un certo senso sono stati ingannati dalla proprietà che non poteva dare in uso uno spazio sub iudice e dunque sigillato. La demolizine doveva partire 40 giorni fa, poi noi non abbiamo potuto eseguirla perché mancavano i riscontri sulla avvenuta notifica degli atti; basti però questo a confermare che di certo tutti sapevano e non potevano non sapere che sarebbero arrivate le ruspe. L’intera operazione è corretta, sono stati dati dei tempi e ci sono artisti che stanno infatti svuotando i magazzini in maniera del tutto ordinata e tranquilla. Questa città è ferma proprio perché si cavalca sempre un punto di vista “not in my backyard”: è invece il proprietario che si è comportato male da tutti i punti di vista, anche verso i suoi inquilini”, conclude via della Greca.

Fonte : Roma Today