Elezioni Roma, primo confronto tra Calenda – Gualtieri – Michetti – Raggi: ecco come è andato

Si è tenuto nel pomeriggio del 29 luglio il confronto pubblico fra i candidati sindaco di Roma: sul palco di Spam!, il festival organizzato dall’ordine degli Architetti di Roma, Virginia Raggi, Enrico Michetti, Carlo Calenda e Roberto Gualtieri. Quattro domande per tutti i partecipanti: la situazione attuale di Roma Capitale, la necessità della semplificazione amministrativa, le sfide dei fondi europei e delle altre grandi partite del finanziamento per la capitale, i poteri speciali per la città. Le scintille arrivano nel finale: sul tema dei rifiuti si innesca un dibattito fra Carlo Calenda e Roberto Gualtieri riguardo le reciproche responsabilità di Regione e Comune; Virginia Raggi partecipa con diversi interventi di disturbo, Enrico Michetti, disgustato dalla “rissa”, si alza e se ne va seguito dai suoi. 

Il confronto si era aperto con la domanda sulla situazione attuale del comune di Roma. A parlare per prima Virginia Raggi: “Roma è una Ferrari che abbiamo ricostruito e ora può correre, portandosi verso le tre grandi partite del PNRR, dell’Expo e del Giubileo. Oggi paghiamo le imprese a 11 giorni, abbiamo puntato su progetti a zero consumo di suolo, su rigenerazione e qualità. L’urbanistica romana è sempre molto “spontanea” per così dire, la nostra azione si dovrà integrare con il PNRR, lavoreremo progettando il futuro e tenendo d’occhio il lavoro sul presente”. Calenda: “In Ferrari ho lavorato e al massimo Roma è una 348, quelle esposte senza motore. Non si può pensare al futuro se mancano i servizi di base: diminuisce l’offerta di TPL, non c’è un km di metro progettato, la manutenzione è quella che è. Dobbiamo pensare alle nostre eccellenze: la cultura lo è ma è difficilmente fruibile, invece il grande turismo ogni anno torna a Parigi o a Berlino perché c’è qualcosa di nuovo. La medicina è un eccellenza, così dobbiamo portare a Roma il centro di controllo del data mining sanitario. Mancano ITS per formare tecnici di alto livello su cyber e agrifood”: Gualtieri: “La descrizione di una città che funziona non corrisponde alla realtà. I bandi sono scritti male, i soldi vengono persi per l’assenza di progetti, Roma Metropolitane è in liquidazione e l’incapacità di progettare è talmente evidente che non serve parlarne. Noi puntiamo alla città dei 15 minuti, proporremo cento progetti da mettere a concorso di progettazione per rigenerare spazi comuni della città. Promuoveremo reti e collaborazioni con i professionisti”. Michetti: “Roma è un sogno, è storicamente il vertice della cultura del cittadino. Tutto è costruito intorno al cittadino romano, i romani non avrebbero mai costruito le piramidi ma solo opere funzionali e utili. Serve dunque uno stop ad uno stile di amministrazione che è ostativo, serve smontare regolamenti e norme sovrabbondanti. Serve creare opportunità di lavoro nelle pculiarità della nostra città: lo sport, la cultura, l’arte, la PA, il cuore della cristianità. Serve riportare la città alla normalità”. 

Domanda sulla semplificazione amministrativa, molto cara all’ordine degli Architetti. Inizia Calenda: “La Pa ha un gigantesco backlog di pratiche inevase, agli uffici condono, 560mila accumuli al dipartimento PAU. Serve collaborare con gli ordini per la digitalizzazione e serve ristrutturare il dipartimento. Per smaltire gli arretrati serve mettere al lavoro risorse umane temporanee ma ciò è difficile perché il rapporto fra Risorse per Roma e l’amministrazione non funziona. Il sindaco in prima persona deve allora fare la revisione dell’intero ciclo di progetto, deve vedere dove sono i colli di bottiglia, fare progetti e poi fare follow up. Se così fa si trovano soldi, fondi non spesi e intasamenti”. Gualtieri: “E’ certamente un punto drammatico, in questi anni si è vista una marcata tendenza alla burocratizzazione e alla deresponsabilizzazione degli uffici. In casi di urgenza servono invece prassi amministrative nuove e soluzioni inedite, serve che il sindaco si studi le carte e assuma il punto di vista dell’amministrazione nelle sue varie articolazioni. E’ possibile governare bene a Roma, portare giovani nella PA, digitalizzare che significa cambiare il supporto ma anche le procedure”. Michetti: “No, il sindaco deve stare tra la gente. Deve avere una squadra di altissimo profilo che sappia governare i processi e interpretare il territorio. Il digitale può essere un acceleratore ma il collo di bottiglia è normativo, nemmeno un giudice oggi riesce a interpretare i testi di legge. Serve allora disboscare, ridurre e asciugare i regolamenti, che devono essere univoci e aderire come un guanto alle situazioni. Le decisioni le prendono i funzionari e noi abbiamo decine di migliaia di dipendenti pubblici a cui daremo formazione, tutela e assistenza perché vengano rispettati i trenta giorni proposti dalla legge 241”. Raggi: “Dopo tante chiacchiere ho quasi dimenticato la domanda. Negli ultimi cinque governi ci sono state norme, novelle e riforme ma nessuno ha fatto semplificazione. Attualmente noi applichiamo una giungla di norme non chiare né per l’amministrazione né per i terzi, servono invece norme snelle e un sistema di controlli. La digitalizzazione, Michetti, non è un optional, noi abbiamo avviato la digitalizzazione delle prime 50mila pratiche di condono, abbiamo ripreso il concorso del 2010 che giaceva e fatto un nuovo concorso. Certo, lavorare con limiti assunzionali non è facile per nessuno”. 

Domanda sulle nuove fonti di finanziamento per Roma Capitale, prima fra tutti i fondi PNRR. Inizia Roberto Gualtieri: “L’elenco di soldi non spesi e di fondi persi per imperizia progettuale fa venire il fumo alle orecchie. Il PNRR è la nostra ultima opportunità per avere risorse enormi che non avremo mai più, questi soldi vanno progettati e spesi in tempi utili. Raggi dice che il bilancio è risanato, ma se risanare il bilancio significa non fare investimenti non siamo interessati. Un ente pubblico non deve avere il bilancio in attivo; serve invece un’amministrazione comunale che interloquisca con il governo per assicurare risultati per la città”. Michetti: “Roma deve innanzitutto recuperare il suo brand, perché ha peculiarità che pochi possono vantare. Abbiamo agricoltura a km0, abbiamo la campagna romana con parchi, ville, enograstronomia. Possiamo realizzare un’area vasta del turismo che arriva fino a Caserta. Poi ci sono i fondi, certo, ma la progettualità dipende dalla visione, spesso non si può predeterminare quanto costi un intervento. Dovremmo invece stimolare e attrarre ricchezze che arrivino da ogni parte del pianeta, compresi importanti fondi privati”. Raggi: “La partita del Recovery è ancora aperta. Con il governo Conte avevamo presentato dei progetti, poi è caduto quell’esecutivo. Serve lavorare sulla progettazione ma noi l’abbiamo fatto: sulla funivia per Casalotti abbiamo ottenuto un finanziamento vincolato, e Gualtieri lo vuole togliere. Noi invece porteremo la metro A a Monte Mario. Abbiamo ottenuto il commissario per la metro C, abbiamo avviato la revisione della metro C fino a Farnesina, abbiamo abbattuto la tangenziale, stiamo completando i lavori per lo SDO a Pietralata, abbiamo approvato il piano sostenibilità e clima con un orizzonte a dieci anni”. Calenda: “Tiburtina? Quella non è una riqualificazione ma un obbrobrio. Per la progettazione serve un’unità di missione straordinaria che faccia la revisione completa di tutte le procedure e poi verifichi l’implementazione. Servono più poteri, e onestamente la Regione li ha offerti, solo che senza fondi quest’offerta fa un po’ ridere. A Michetti dico che se stiamo facendo un confronto per fare i sindaci va bene ma se mi si parla di enogastronomia, agrifood, stiamo facendo i simpatici e sinceramente diventa un po’ ridicolo”. 

Domanda sui poteri speciali per Roma Capitale. Tocca a Michetti: “Non rispondo alle provocazioni. Certamente i Municipi non devono più avere un bilancio derivato e devono avere risorse adeguate per garantire i servizi. Il Campidoglio deve essere un ente sussidiario. Alcune cose devono essere gestite a livello di area vasta, come il servizio idrico, ma non capisco perché altri servizi siano erogati a livello regionale. Per il resto con una corretta pianificazione avremo modo di capire esattamente cosa deve fare e chi, e chiedere e ottenere esatttamente i poteri necessari”. Raggi: “Ad oggi Roma è una capitale sulla carta. Certamente non possiamo accettare competenze senza fondi e Roma non può più passare dalla Regione per l’accesso a fondi nazionali come il Fondo Trasporti. La città Metropolitana, vittima di un potente definanziamento con la normativa Delrio, oggi non è in grado di funzionare. Su Roma incidono tre soprintendenze archeologiche e questo vuol dire spesso doversi confrontare con tre pareri, a volte dissonanti. Vengono nominati dei supercommissari, possono essere utili ma questo vuol dire che la normativa ordinaria ha fallito”. Calenda: “Servono certamente più poteri, ma questa storia non può diventare un alibi per la questione dei rifiuti, del trasporto, di altre questioni ordinarie perché le altre città ci riescono. Per il resto il problema è culturale: Roma non è considerata una capitale ma anzi è infetta da un racconto che la vuole una sentina di gente corrotta. Per questo noi proponiamo un percorso per cui tutti gli studenti verranno a Roma per imparare perchè si è italiani. Si possono chiedere tutti i poteri speciali che si vogliono, ma vanno gestiti: sui rifiuti come sui parchi, ci sono tali sovrapposizioni fra comune e regione che non si capisce di chi siano le responsabilità”. Gualtieri: “Servono evidentemente delle riforme e una certa egemonia politica leghista non ha aiutato. Sui tavoli nazionali però Roma è spesso disorganizzata e non parla con una sola voce. E’ stato un errore rifiutare i poteri offerti dalla Regione, noi li accetteremo e poi ci siederemo a un tavolo. Per il resto, Calenda, mi stupisco che tu dica che le responsabilità sul piano rifiuti sono equamente divise fra comune e regione, mi sembra una prova di cerchiobottismo e una scorciatoia politicista”. 

Parte la discussione: “Calenda”, dice Gualtieri, “dimmi se tu vuoi un nuovo impianto o il potenziamento di quelli esistenti”. Calenda: “La Roma Lido deve essere gestita dal Comune, la Regione da anni ha 180 milioni di euro per ammodernarla e non l’ha fatto. Il piano rifiuti è incomprensibile”. Raggi: “L’intero Lazio ha una discarica e mezza perché quella di Civitavecchia sta per chiudere. In Lombardia ci sono trenta fra impianti e discariche. Come sindaca della Città metropolitana ho sostituito Zingaretti e aperto d’urgenza la discarica di Albano, questi sono i fatti. La Regione ci deve dire dove vogliono i nuovi impianti”. Michetti se n’è già andato. Il presidente dell’Ordine degli Architetti: “Strappo a tutti una promessa, chiunque vinca torni qui a parlare con noi”. 

Fonte : Roma Today