Ravello, la perla della Costiera Amalfitana

Ravello è una delle perle della Costiera Amalfitana, che domina dall’alto, a 350 m di altezza. Bellezze naturalistiche si intrecciano a suggestive ed importanti architetture e un panorama strepitoso. E Ravello ospita anche eventi di alto livello culturale, come il Ravello Festival, il più antico d’Italia dopo il Maggio Musicale Fiorentino (quest’anno alla 69°edizione, fino alla fine di agosto), hotel di classe entrati nel mito dell’ospitalità: molteplici ed affascinanti sfaccettature  racchiuse in un piccolo borgo rendono Ravello un luogo veramente unico, frequentato da celebrities e viaggiatori internazionali. 

Buen retiro per Vip di tutto il mondo – Basta scorrere i nomi di coloro che l’hanno visitato: Richard Wagner, che giunse nella primavera del 1880 a Ravello. Stava lavorando alla composizione del Parsifal, e il suo magico giardino di Klingsor richiama chiaramente l’incanto, reale, del giardino di Villa Rufolo. Altrettanto ispirato dai boschi e dai giardini di Ravello fu Edvard Grieg nel suo Peer Gynt. Una vocazione musicale rafforzata da nomi del calibro di Arturo Toscanini, Leonard Bernstein e Mstislav Rostropovich. 

Da Mirò a Kennedy – L’elenco prosegue con il geniale pittore spagnolo Joan Mirò, e, all’inizio dell’Ottocento, con gli inglesi William Turner, acquarellista, e John Ruskin, critico d’arte. Di Ravello si parla in un racconto di Edward M. Forster, autore tra l’altro di Camera con vista, David Herbert Lawrence scrisse alcuni capitoli de L’amante di lady Chatterley e lo scrittore parigino André Gide ambientò qui parte del suo romanzo L’immoralista. Ma poi Ravello ospitò Virginia Woolf, Paul Valery, Graham Greene, Tennessee Williams, Rafael Alberti, Gore Vidal, Greta Garbo, Humphrey Bogart, Paul Newman, Peter O’Toole, Robert De Niro, John Fitzgerald Kennedy. 

Ravello, la ribelle – Ravello significa “ribelle”. Romana, successivamente fiorente centro tessile tra il 1000 e il 1100, fu possedimento di Amalfi. Quando quest’ultima però, nel 1081, si ribellò al re normanno ed elesse un proprio doge, gli abitanti di Ravello non parteciparono al complotto e la città venne chiamata dagli amalfitani Rebellum (ribelle, appunto, dal latino). 

Uno splendido borgo – La visita del piccolo borgo inizia dalla piazza del Vescovado, su cui si affaccia il duomo, fondato nel 1086-87. Al suo interno, decorato in forme barocche nel 1700, il bell’ambone del Vangelo. I mosaici del pulpito ispirarono il disegnatore olandese Maurits Cornelis Escher: nei suoi taccuini vennero ritrovati numerosi esercizi con cui l’artista olandese copiò questi fregi, assimilandone gli effetti labirintici e simbolici. Merita una sosta anche il Museo del corallo, uno dei prodotti dell’artigianato artistico più caratteristici dei golfi di Napoli e Salerno. Tre i pezzi imperdibili: una Madonna del 1500, un Cristo del 1600 e soprattutto una tabacchiera con cammei in stile Luigi XV. 

Ville strepitose  – Dalla piazza del Vescovado si accede – tramite una torre quadrata – a, un insieme di edifici del 1200-1300, in seguito rimaneggiati, che richiamano al mondo arabo. Alla metà del 1800 venne acquistata dallo scozzese Francis Neville Reid che la riportò in vita dopo una lunga decadenza: un gioiello d’arte, con due torri di stile arabo-siculo-normanno, un chiostrino arabescato e uno splendido giardino, ornato di piante esotiche, alberi e aiuole. Qui, in estate, viene allestito il palco a picco sul mare del Festival di Ravello. 

Il panorama “più bello del mondo” – Dalla cappella della villa si raggiunge prima la chiesa di San Francesco (il convento fu fondato, pare, dal santo di Assisi), poi, con una gradevole passeggiata lungo le pittoresche stradine in salita, ecco Villa Cimbrone, costruzione del primo Novecento che mescola stili ed epoche, elementi etnici e culturali, frammenti antichi e ricordi di viaggi esotici. Al suo ingresso, il chiostro con al centro una vera da pozzo quadrata: l’ambiente è costruito a somiglianza della chiesa di San Francesco. Il lussureggiante giardino della villa culmina nello scenografico belvedere dell’Infinito, da cui si coglie il panorama che Gore Vidal (che cita più volte la cittadina nei suoi romanzi) definì “il più bello del mondo”. 

Fonte : TgCom