Perché la corsa allo spazio dei miliardari sta sollevando più critiche che complimenti

Jeff Bezos, Richard Branson ed Elon Musk sono i protagonisti di una nuova corsa allo spazio ma l’opinione pubblica sembra non essere così interessata ai loro viaggi

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per… un gruppo ristretto di miliardari? Bisognerà adattare la celebre frase che Neil Armstrong pronunciò posando il piede sinistro sull’ultimo gradino della scaletta del Modulo di escursione lunare (il Lem) sulla Luna il 20 luglio 1969 ora che la corsa allo spazio è una gara fra tre persone e non riguarda certo (tutta) l’umanità. Jeff Bezos, Elon Musk e Richard Branson – patrimoni rispettivi di 177, 151 e 5 miliardi di dollari – sono i protagonisti della sfida per aprire l’esplorazione spaziale ai privati.

E non solo come finanziatori. Bezos e Branson sono già stati oltre l’atmosfera terrestre a bordo di razzi costruiti dalle aziende di loro proprietà, rispettivamente Blue Origin e Virgin Galactic. In entrambi i casi i lanci sono stati trasmessi in diretta televisiva e promossi sui social network, ma le reazioni del pubblico non sono state esclusivamente di apprezzamento, come forse i protagonisti speravano. Nonostante gli eccezionali risultati raggiunti, sembra proprio che la corsa allo spazio dei miliardari non convinca del tutto.

I commenti della stampa statunitense

L’arrivo del rover Perserverance su Marte è stato festeggiato in tutto il mondo. L’impresa della Nasa ha appassionato molti commentatori online, commossi nel vedere un oggetto costruito dall’uomo su Marte. Allo stesso modo, in Italia, le conquiste degli astronauti Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti hanno entusiasmato e continuano ad entusiasmare l’opinione pubblica.

Ma oggi questi eventi straordinari sono solo una parte della conquista dello spazio. Ai lanci organizzati dalle agenzie spaziali statali e internazionali si sono aggiunti quelli dei (ricchissimi) privati. Incremento del turismo spaziale e lancio di nuovi satelliti sono gli obiettivi di aziende come Blue Origin, Virgin Galactic e SpaceX, quest’ultima di proprietà di Elon Musk. Nonostante le promesse allettanti e la possibilità di esplorare qualcosa che da millenni affascina il genere umano, i risultati dei privati non stanno appassionando quanto le altre conquiste oltre l’atmosfera.

Basta leggere gli articoli e gli editoriali apparsi sui principali quotidiani statunitensi a riguardo. Jeff Bezos e Richard Branson non dovrebbero andare nello spazio, dice senza giri di parole The Atlantic. Bezos nello spazio: ispiratore o sprecone? chiede il New York Times ai lettori, scegliendo poi di pubblicare tre lettere che reputano inutile il viaggio concedendo una sola nota positiva, che però si concentra solo su Oliver Daemen, il giovane astronauta che ha accompagnato il fondatore di Amazon. Branson, Bezos e l’inutile corsa allo spazio dei miliardari titola il Financial Times, mentre il professore universitario Tim Jackson è stato ancora più diretto nel magazine scientifico The Conversation spiegando che la “corsa allo spazio dei miliardari è il simbolo definitivo dell’ossessione imperfetta del capitalismo per la crescita”. La rivista di spettacoli Variety ha pubblicato un articolo dal titolo Guardare Jeff Bezos andare nello spazio è stato più deprimente che stimolante.

Ad accomunare queste posizioni è l’osservazione su come i recenti viaggi privati siano sembrati uno sfizio da ricchi egocentrici e non certo esperimenti da esploratori illuminati. Insomma, alla maggior parte dei magazine americani la corsa allo spazio dei miliardari non è piaciuta e a leggere i commenti sui social sembra che questa opinione sia ampiamente condivisa.

Le tasse e la crisi climatica

Gli articoli dagli Stati Uniti sembrano concentrarsi tutti sulla stessa domanda: prima di investire nello spazio non avrebbero potuto pensare ai problemi della Terra? Il quesito è ciò che ha popolato la conversazione sui social nel giorno della partenza di Bezos. Su Twitter è diventato di tendenza l’hashtag #TaxTheRich (tassate il ricco) per criticare la controversa missione. Una frase pronunciata dal miliardario nato in New Mexico al ritorno sulla Terra, nella quale ha voluto ringraziare i dipendenti di Amazon per aver reso possibile il viaggio, non ha giovato alla situazione.

I viaggi nello spazio non sono una vacanza esentasse per i ricchi – ha twittato il politico Earl Blumenauer, democratico dell’Oregon -. Paghiamo le tasse sui biglietti aerei. I miliardari che volano nello spazio, non producendo alcun valore scientifico, dovrebbero fare lo stesso”.

Il fatto che la corsa allo spazio dei tre imprenditori sia iniziata subito dopo una pandemia mondiale molto stressante soprattutto per la popolazione comune e in un periodo in cui la crisi climatica sta peggiorando ha reso questo il momento il meno adatto possibile per le loro visioni spaziali. “Stiamo davvero promuovendo il turismo spaziale mentre si chiede ai cittadini comuni di limitare diete, viaggi e consumi per combattere il cambiamento climatico?” è la domanda -retorica – del giornalista Henry Mance del Financial Times. Il più diffuso argomento contro la corsa spaziale dei tre miliardari è comunque quanto poco impatto avrà sulla vita della maggior parte degli abitanti della Terra. Sembra che guardare le persone più ricche del mondo provare a realizzare una propria ambizione non abbia lo stesso effetto della reale esplorazione dello spazio.

Fonte : Wired