Si chiude l’inchiesta “camici”: il governatore Fontana ha anteposto l’interesse personale al pubblico

A conclusione delle indagini sul caso della fornitura di camici affidati all’azienda del cognato Andrea Dini, il presidente di regione Lombardia è stato accusato di frode in pubbliche forniture

(foto: Andrea Diodato/NurPhoto via Getty Images)

L’inchiesta sulla fornitura di camici per la regione Lombardia, affidata al maglificio Dama Spa, si è conclusa con un accusa di frode in pubbliche forniture. Le indagini condotte dalla Procura di Milano hanno rilevato di un “accordo collusivo” tra Andrea Dini, capo del maglificio, e Attilio Fontana, suo cognato e presidente della regione. Secondo i pubblici ministeri l’accordo tra i due andava ad anteporre “all’interesse pubblico, l’interesse e la convenienza personali del presidente di regione Lombardia”.

Ora Andrea Dini, Attilio Fontana, Pier Attilio Superti (vicesegretario della regione), Filippo Bongiovanni (ex dirigente dell’Agenzia regionale per gli acquisti) e un’altra dirigente pubblica lombarda devono rispondere di frode in pubbliche forniture. L’inchiesta appena conclusa riguarda il caso di conflitto di interessi sulla fornitura di 75 mila camici e altri dispositivi di protezione individuale, affidati dal presidente della regione Lombardia alla società del cognato il 16 aprile 2020, in piena pandemia.

Il caso

A seguito dell’accordo tra Dama e la regione, il conflitto di interessi di Fontana divenne noto quasi immediatamente, anche perché la stessa moglie di Fontana, Roberta Dini, possedeva il 10% della società in questione. A quel punto, per tutelare l’immagine politica del presidente della regione, si legge nella nota della Procura riportata dall’Ansa, la fornitura venne trasformata in una donazione, con la conseguenza che l’ordine non venne mai completato e Dama consegnò soltanto 50 mila camici su 75 mila, cioè un terzo del materiale. Per questo motivo, la Procura di Milano ha mosso le sue accuse di frode in pubbliche forniture contro tutte le persone coinvolte. Secondo quanto ricostruito durante l’indagine, Fontana avrebbe anche provato a risarcire della donazione il cognato con un bonifico di 250 mila euro provenienti da un contro in Svizzera, subito bloccato dalla Banca d’Italia come operazione sospetta. Così, la procura ha aperto un’altra indagine su Fontana per autoriciclaggio e falso.

Adesso i legali di Fontana potrà richiedere gli interrogatori e depositare memorie per costruire la difesa, la Procura dovrà poi decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per portare l’udienza preliminare davanti a un Giudice per le udienze preliminari.

Fonte : Wired