Gli effetti della pandemia di Covid-19 sul consumo di farmaci

I dati di Aifa-Osmed evidenziano l’andamento dell’utilizzo dei farmaci per i pazienti critici ricoverati in terapia intensiva a causa del coronavirus

(Foto: Salvatore Laporta/Kontrolab/Getty Images)

Due ondate pandemiche nel corso del 2020, aumento dei contagi che si traducono in una crescita dei ricoveri in terapia intensiva, che a loro volta hanno fatto salire il consumo dei farmaci destinati ai pazienti critici. È, quest’ultimo, uno dei modi per raccontare quanto accaduto nel corso dello scorso anno attraverso l’aggiornamento 2020 del rapporto Aifa-Osmed L’uso dei farmaci in Italia.

Presentato venerdì 23 luglio nel corso di una conferenza stampa, è il documento che annualmente viene pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco e dà conto del consumo di medicinali e della relativa spesa nel nostro paese. L’ultimo documento non poteva ovviamente non occuparsi dell’impatto della pandemia di Covid-19 e lo ha fatto mostrando l’andamento dell’utilizzo dei farmaci per i pazienti critici. Quelli, cioè, impiegati nei reparti di terapia intensiva. Dal grafico emerge come è andata.

Ogni colonna rappresenta un bimestre: più è alta, maggiore è il numero di confezioni ogni 10mila abitanti utilizzate quotidianamente. Il colore tende all’arancione se si registra un aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, all’azzurro se c’è una contrazione. Il filtro nella parte bassa (in alto a sinistra per chi legge da desktop) consente di visualizzare la situazione in una singola regione.

Come si può osservare, i momenti di maggior consumo di farmaci per pazienti critici, sia in numeri assoluti sia come incremento rispetto all’anno precedente, coincidono con il secondo e il sesto bimestre dello scorso anno. Ovvero marzo e aprile, i mesi del primo lockdown, e novembre e dicembre, quando l’Italia venne investita dalla seconda ondata. L’immagine, plastica, di come il consumo di farmaci si leghi a una maggiore presenza di pazienti in terapia intensiva, basta osservare la curva dei positivi al Sars-CoV-2 ricoverati in questi reparti.

Come si può osservare, i due picchi nei ricoveri si registrano nel secondo e nel sesto bimestre dello scorso anno. Quelli, cioè, che hanno visto un maggior consumo di farmaci per i pazienti critici. A livello nazionale, marzo e aprile hanno visto aumentare del 91% l’utilizzo di questi preparati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre tra novembre e dicembre l’incremento è stato del 120%.

Più nello specifico, si legge nel rapporto, “vi è stato un utilizzo molto elevato di ossigeno che, da solo, rappresenta il 58% della spesa e l’83% dei consumi totali”. Inoltre “sono stati osservati forti aumenti nell’utilizzo di diversi farmaci iniettivi tra cui: curari (+181,2%), acido ascorbico (+102,7%), ipnotici e sedativi (+83,9%) e anestetici generali (+54,6%)”. Ancora, “un elevato aumento della spesa (+113,7%) si osserva per il propofol, anestetico utilizzato per la sedazione dei pazienti ventilati meccanicamente”. Numeri che certamente non stupiscono, ma che aiutano a comprendere meglio cosa abbia rappresentato la pandemia per il sistema sanitario nazionale.

Fonte : Wired