Boss Level, un’ora e mezzo di videogioco sparatutto in formato (live) action

Il film con Frank Grillo (finalmente protagonista) di recente debutto su Amazon Prime Video è la sagra dell’azione più rocambolesca, efferata e divertente che si possa desiderare se si anela a un intrattenimento senza pensieri e senza respiro

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Ennesimo film destinato alle sale e finito nel limbo della distribuzione cinematografica causa Covid, per ridursi un paio di anni dopo al lancio in streaming, Boss Level – Quello che non ti uccide segna il ritorno di Joe Carnahan dietro la macchina da presa con un action fantascientifico che è puro, esilarante e trafelato intrattenimento. I titoli di testa in 8-bit da videogame platform anni ‘80 di questo film appena sbarcato su Amazon Prime Video costituiscono un suggerimento cristallino circa quello che la Boss Level offre: le (dis)avventure di un uomo intrappolato in una realtà in loop che lo costringe a ripetere lo stesso giorno all’infinito, finendo ammazzato e risvegliandosi il giorno successivo con un’orda di mercenari assassini alle calcagna.

È il Giorno della marmotta (ricordate Bill Murray costretto a rivivere la stessa esasperante giornata in Ricominci da capo?) di Roy, ex veterano dell’esercito americano, il quale all’inizio non si fa troppe domande: ammazzare gente tutto il giorno e bere fino allo stordimento è uno spasso (!). Buon per lui. Tuttavia, anche volendo cominciare a interrogarsi sulla propria condizione, per Roy è difficoltoso: non è una cima, e non ha mai giocato a un videogame in vita sua, dettaglio della sua vita facilmente deducibile dall’atteggiamento schernitore con cui tratta un pingue fanatico dell’arcade vintage (le citazioni di Street Fighter e affini si sprecano). Ma Roy è davvero intrappolato in un videogame? Non ve lo diciamo, ma la giornata del protagonista, scandita da esplosioni, inseguimenti, sparatorie e duelli con Black Ops, sicari, mafiosi, serial killer, nazisti, spadaccini e tutto il repertorio di villain pittoreschi con il proprio motto da declamare a vittoria conquistata fa di Boss Level un videogioco sparatutto in formato live action.

Frank Grillo, comprimario di tantissimi action (era anche il Crossbones di Avengers), qui pure in veste di produttore, finalmente ha occasione di investire su altri aspetti del proprio talento attoriale che non siano la prestanza fisica e la preparazione atletica. Il suo Roy, cinico commentatore delle proprie disgrazie, è divertentissimo, e l’abilità comica di Grillo è qualcosa sui cui Hollywood potrebbe investire più spesso. Candidamente amorale e dotato di un atteggiamento compiaciuto verso la violenza, Roy è un autentico spasso. Circondato da un nugulo di cattivi volutamente stereotipi e bidimensionali, è destinato a confrontarsi con il più stereotipato, bidimensionali e macchiettistico di tutti, il Colonnello Ventor di Mel Gibson.

Signore della guerra con manie di conquista del mondo, villain logorroico e megalomane con un astio implacabile vero i liberali, è impersonato con placida gigioneria dalla leggenda dei film action anni ’80, come l’Arma letale che Carnahan venera tanto quanto il pubblico con abbastanza anni addosso da averlo visti in sala. Nel cast c’è anche Naomi Watts – per lo più latitante nel ruolo a lei affidato – , Michelle Yeoh – regale e austera nei panni dell’immancabile sifu di arti marziali – e il figlio di Grillo nei panni del… figlio di Grillo. Da menzionare anche qualche cameo gustoso per pochi, come quello di Eric Etebari (il silenzioso Ian Nottingham di Witchblade) nei panni di “Roy numero 2”. Il montaggio frenetico, la regia concitata di Joe Carnahan, regista del bellissimo Smokin’Aces e mago dell’action all’ultimo respiro, fanno di Boss Level un film che funziona splendidamente finché il suo protagonista si ostina a ripetere la propria quotidiana sequenza di ammazzamenti, molto meno quando si dedica alla trama per fornire una spiegazione sensata su cui poggiare l’apparato narrativo.

La blanda parte illustrativa, destinata a far riprendere fiato al pubblico e dare allo spettatore pensante qualche delucidazione, è generalmente inutile e quasi superflua: Boss Level fosse interattivo come un videogioco vero, la maggior parte degli utenti casserebbero lo spiegone per farsi bastare un’ora e mezza filata infarcita dei rocamboleschi tentativi di sopravvivenza di Roy perpetrati con gli espedienti più fantasiosi, violenti e sanguinosi mai concepiti per sterminare gli avversari. Ragazzi, questo sì che è spasso.

Fonte : Wired