Perché la polemica su Paola Egonu non ha nessun senso nell’Italia del XXI secolo

Può sembrare incredibile, ma c’è davvero chi sta polemizzando per la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di assegnare alla nostra Paola Egonu un posto tra gli 8 atleti di tutto il mondo che porteranno la bandiera delle Olimpiadi alla cerimonia inaugurale di Tokyo 2020.

Per chi ha avuto la fortuna di non sentire nessuna contestazione, la sintesi “migliore” (o forse peggiore) l’ha fatta il giornalista e politico Mario Adinolfi con questo tweet:

In sostanza, secondo Adinolfi e chi la pensa come lui Egonu è stata scelta non per i meriti sportivi, ma perché di colore e lesbica-bisessuale (Egonu ha detto di essere fidanzata con una donna, ma anche di non escludere di potersi innamorare di un uomo). Insomma, la solita scelta dei “buonisti”.

Le polemiche ricordano – solo per restare agli ultimi mesi – quelle sul “Lupin nero” di Netflix o sui nobili di colore in Bridgerton, a cui a suo tempo rispondemmo facendo notare che nel mondo non ci sono solo i bianchi, e quindi è logico che anche le persone di colore siano rappresentate in tv al cinema, senza che i personaggi dalla pelle scura debbano essere legati ai soliti ruoli. 

Ma nella polemica su Paola Egonu si aggiungono due considerazioni che rendono ancor più insensate le parole di chi protesta. La prima, la più ovvia, è che Paola Egonu è una delle pallavoliste più forti al mondo, se non la più forte, nonostante i suoi soli 22 anni: 1 scudetto, 2 Champions League e il titolo di MVP nell’ultima Champions, giusto per citare i trofei più importanti, dovrebbero bastare a mettere a tacere chiunque: se fosse stata bianca e fidanzata con un uomo, Adinolfi avrebbe contestato la scelta del CIO? Probabilmente no.

Perché Adinolfi, in effetti, parte dal presupposto opposto: “ci sono almeno 30 sportivi italiani più forti di lei, perchè non sono stati scelti al suo posto?” dice, accusando il CIO di “discriminare i bianchi eterosessuali” e di fare un “inno al conformismo”.

E arriviamo quindi alla seconda considerazione sull’insensatezza di questa polemica. Che cosa importano il colore della pelle o le preferenze sessuali di un atleta? Assolutamente niente. Soprattutto nel nostro Paese, soprattutto nel XXI secolo.

Paola Egonu è nata a Cittadella ed è sempre vissuta in Italia. Ha un nome italiano, parla italiano, si sente italiana e lo è a tutti gli effetti. È nera, e allora? Come sa qualunque genitore che abbia figli in età scolare, le classi delle nostre scuole di ogni ordine e grado sono composte da bambini, adolescenti e ragazzi di ogni etnia: c’è chi ha origini africane, chi arriva dall’Asia, chi dall’America Latina o dall’Europa dell’Est. 

E i nostri figli non ci fanno minimamente caso. Fanno amicizia senza minimamente considerare il colore della pelle, e quando diventano più grandi non si fanno neanche problemi se un/a compagno/a è etero, gay, bisessuale o dall’identità fluida. 

Adinolfi ha tre figlie, di cui due in piena età scolare: non hanno compagni/e di classe di colore? Non hanno amici/e di origine straniera? Sembra difficile. E quindi qual è il problema?

È inutile cercare di fermare il mondo a mani nude, perché va avanti nonostante tutto. E nel mondo in cui viviamo, la mescolanza di etnie all’interno delle nostre società non è il risultato di qualche oscuro complotto, è un semplice dato di fatto.

Nello sport, poi, la “legge del più forte” è l’unica valida: chi è più bravo va avanti, a patto che si impegni duramente. Il campionato di NBA è appena stato vinto dai Milwaukee Bucks, trascinati a un titolo che mancava da mezzo secolo grazie a un ragazzo greco di origini nigeriane, quel Giannis Antetokounmpo che i tifosi chiamano con affetto “the Greek freak”, il pazzo greco. 

Si rassegnino, Adinolfi e chi la pensa come lui: il mondo in cui viviamo è così, anzi è bello così. I nostri figli fanno amicizia e si innamorano senza guardare al colore della pelle, e gli sportivi diventano campioni a prescindere dalla loro etnia. Polemizzare perché una delle più forti pallavoliste del mondo è stata scelta come portabandiera olimpica è insensato nel modo più assoluto. Di più, significa non avere nessuna consapevolezza del mondo che i nostri figli stanno costruendo, tutti insieme.  

Fonte : Today