Google Docs e il dilemma del qual è

Qualche tempo fa, stavo scrivendo usando Google Docs, quando sotto una parola è comparsa la sottolineatura rossa che segnala un errore. Niente di nuovo: succede decine di volte al giorno a causa di errori di battitura o di qualche strafalcione. Ricontrollando la parola che il programma di correzione aveva segnalato, mi sono però accorto di qualcosa di strano: Docs indicava come errore la forma “qual è” (senza apostrofo), suggerendomi di sostituirla con “qual’è” (con l’apostrofo).

In un bizzarro rovesciamento delle parti, il software di Google mi chiedeva di utilizzare la forma scorretta, segnalando come errata quella che è invece la forma corretta. Perché si sa (o si dovrebbe sapere) che “qual è” si scrive senza apostrofo: la ragione, come spiega la Treccani, è che l’aggettivo e pronome “quale” esiste anche nella forma autonoma “qual”, di conseguenza non ha bisogno dell’apostrofo quando viene utilizzato. Lo stesso identico ragionamento vale per la forma “un altro”, che in più occasioni Docs mi ha suggerito di sostituire con la forma sbagliata “un’altro”: l’articolo indeterminativo maschile “un” esiste in forma autonoma, di conseguenza non vuole l’apostrofo.

Se l’errore di Google è (anche) colpa nostra
Perché Docs li segnala come errori? La causa va cercata nel modo in cui il software è stato addestrato a riconoscere i nostri potenziali sbagli grammaticali e ortografici. A differenza dei classici programmi di correzione, Docs non ha ricevuto dai programmatori le regole dell’italiano, ma utilizza l’intelligenza artificiale: un algoritmo analizza statisticamente l’uso della lingua fatto dalle persone e impara a distinguere le forme che hanno più probabilità di essere corrette.

Un esempio è utile per capire: se il 90% degli italiani scrive “se dovessi ricevere un regalo sarei felice” e solo il 10% scrive “se dovrei ricevere…”, l’algoritmo può imparare che la prima forma è corretta e la seconda è invece uno strafalcione. Il problema, con “qual è” e “un altro” è che l’utilizzo sbagliato dell’apostrofo (e dunque delle forme “qual’è” e “un’altro”) è talmente diffuso che l’algoritmo, ragionando solo su base statistica, si convince che sia la forma corretta.

A spiegarlo è proprio Google in una pagina dedicata: “I suggerimenti sono alimentati dal machine learning. Poiché i modelli di comprensione del linguaggio utilizzano miliardi di frasi comuni per imparare automaticamente a conoscere il mondo, possono anche riflettere gli errori e i pregiudizi umani. Esserne consapevoli è un buon inizio e la discussione su come gestirli sta andando avanti”.

I limiti delle IA
È uno dei limiti dell’intelligenza artificiale: accettando come corretta la forma utilizzata dalla maggioranza (e lavorando solo su base statistica, senza nemmeno un’infarinatura di regole), l’algoritmo esclude la possibilità che la maggioranza possa commettere errori. È una forma di dittatura della maggioranza applicata all’ambito linguistico, che in quanto tale può avere anche conseguenze pratiche. Non si può escludere che, a furia di segnalare forme scorrette ma molto utilizzate, Google Docs contribuisca ulteriormente alla loro diffusione, fino a renderle le forme d’uso canoniche e quindi facendole accettare.

Niente di particolarmente grave: il linguaggio è per definizione qualcosa che cambia ed evolve col tempo. Se non bastasse, l’utilizzo di “qual’è” è già stato avvistato in alcuni classici della letteratura, tra cui Pinocchio di Carlo Collodi. Non sarebbe insomma una tragedia se una forma oggi considerata sbagliata diventasse la norma a furia di essere comunque utilizzata. Resta da capire se vogliamo che sia un algoritmo a contribuire ai cambiamenti della lingua italiana.

Fonte : Repubblica