Cosa sono il Concordato e i Patti lateranensi tirati in ballo contro il ddl Zan

Sono i due accordi che regolano i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Il Vaticano li sta usando per affossare il ddl contro l’omobitransfobia, la misoginia e l’abilismo

(Foto: Franco Origlia/Getty Images)

Dopo che il Vaticano ha chiesto formalmente al governo italiano di fermare l’approvazione del cosiddetto ddl Zan –  il  disegno di legge proposto dal deputato del Partito democratico Alessandro Zan per il contrasto all’omolesbobitransfobia, alla misoginia e all’abilismo – in Italia si è tornato a parlare dei Patti lateranensi e del nuovo Concordato o Accordo di Villa Madama. I due accordi, siglati rispettivamente nel 1929 e nel 1984, rappresentano la base giuridica che regola i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica.

I Patti lateranensi

Firmati nel 1929 dal dittatore fascista Benito Mussolini e dal segretario di Stato vaticano Pietro Gasparri, i Patti lateranensi hanno posto fine alla cosiddetta questione romana sulla sovranità della città, dopo la conquista di Roma da parte del Regno d’Italia nel 1870. Sono divisi in due parti: il trattato, a cui è allegata una Convenzione finanziaria, e il concordato. Nel trattato l’Italia ha riconosciuto l’indipendenza e la sovranità della Santa sede sui territori della Città del Vaticano e su alcune zone extraterritoriali. Era la prima volta che il papato ritornava ad avere il controllo di uno stato, dopo che il Regno d’Italia aveva messo fine al potere temporale della chiesa. Nella convenzione finanziaria, invece, l’Italia fascista ha offerto al papato 750 milioni di lire, più un altro miliardo in titoli di stato e la totale esenzione dalle tasse dai dazi, come risarcimento per la perdita del potere temporale e l’espropriazione dei beni ecclesiastici avvenuti durante l’unificazione italiana.

Il concordato invece, andava a regolare le relazioni civili e religiose in Italia tra Chiesa e governo. Il nuovo accordo aboliva la legge delle Guarentigie, secondo la quale i vescovi dovevano giurare fedeltà al governo italiano, ma garantendo al governo la possibilità di approvare le nomine. Inoltre, il governo Mussolini acconsentì a uniformare le leggi italiane sul matrimonio e sul divorzio con quelle della Chiesa cattolica romana ed esentare il clero dal servizio militare. Infine, i patti riconoscevano il cattolicesimo come religione di stato, con dirette conseguenze sul sistema scolastico pubblico, in cui venne inserito l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

L’accordo di Villa Madama

Conosciuto anche come Concordato bis o nuovo concordato è stato firmato nel 1984 dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli. Dopo la caduta del regime fascista, con l’articolo 7 della Costituzione repubblicana, il neonato Stato italiano decise di mantenere in vigore i Patti lateranensi. Dopo 40 anni però, il mutato quadro politico, sociale e istituzionale, ha reso necessaria una revisione dei trattati, in particolare rispetto alla clausola riguardante l’attributo di religione di Stato per il cattolicesimo. Il nuovo concordato, oltre a garantire entrate economiche al clero tramite il cosiddetto otto per mille e a rimuovere la possibilità del governo italiano di approvare la nomina dei vescovi, riconosce diverse libertà alla Chiesa cattolica. Tra queste, quella di “organizzazione”, di “esercizio del magistero” – cioè di diffondere e insegnare la religione cattolica – e “ai cattolici e alle loro associazioni” la piena libertà di “manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Libertà che, secondo il Vaticano, sarebbe messa in pericolo dall’approvazione del disegno di legge Zan contro i crimini di odio. Una tesi del tutto infondata.

Fonte : Wired