La storia del bar di Tor Bella Monaca chiuso perché ritrovo di pregiudicati: “Così qui non aprirà mai più nessuno”

“Siamo persone per bene e che lavorano duramente, con questo bar ci campano tre famiglie che ora non sanno dove sbattere la testa”. Anna Maria Tanzi, titolare del bar Dalila di viale dell’Archeologia, non ci sta. Nella giornata di ieri, lunedì 21 giugno, si è vista recapitare la revoca della licenza del bar che gestisce insieme alla sua famiglia dal 2010.

“Ci viene imputato il fatto che questo sia diventato un ritrovo per gli spacciatori e la criminalità di zona, ma il quartiere è quello che è ed io non posso impedire ad una persona di entrare. Abbiamo però montato delle telecamere all’esterno e all’interno per controllare quello che succede, ma anche per fare da deterrente a chi pensa si possa fare tutto qui. Il risultato è che io chiudo, mentre lo spacco qui di fronte va evanto come nulla fosse”. Pronti ad impugnare la revoca davanti al Tar. “Lo Stato se la prende con i più deboli e questo non è giusto – sostiene Luciano, marito di Anna Maria, in cassa integrazione a causa della pandemia -. Qui oltre a mia mogie lavora mia figlia, mio cognato. Ora dovremmo tirare avanti solo con i pochi soldi di cassa che mi danno?”.

“Chiudere un’attività per sospette frequentazioni criminali è il fallimento della politica – spiega Maria Vittoria Molinari di Asia Usb, con la sede del sindacato a pochi passi dal bar Dalila -. Vogliono fare di questa zona un deserto. Questa era una delle pochissime attività ancora aperte, mentre tutti i locali commerciali Ater li tiene chiusi in attesa di bando. Mi spiegate chi vorrà aprire qualcosa qui? Tutti in un modo o nell’altro interagiamo con i problemi di questo quartiere, che andrebbero risolti in altra maniera”.

Fonte : Roma Today