La privacy e la sindrome Johnny Stecchino

In Italia siamo più o meno nella situazione Johnny Stecchino. E’ un film del 1991, diretto e interpretato da Roberto Benigni in cui è il sosia, a sua insaputa, di un boss mafioso. Quando capita a Palermo un tale gli dice che la Sicilia e in particolare Palermo hanno una piaga terribile che li “diffama”. Uno si aspetta che quello dica “la mafia” e invece esclama: “Il traffico!”.
Ecco l’Italia è in quella situazione lì: abbiamo un debito pubblico che ci vorranno generazioni per saldare, uno dei più alti livelli di disoccupazione giovanile d’Europa, la pandemia ha penalizzato soprattutto le donne che già partivano dietro, l’economia è in ginocchio, il nostro ritardo sul digitale ci mette agli ultimi posti di tutte le classifiche, eppure se diamo retta a quello che si legge in giro, “l’Italia ha una piaga terribile” da debellare: la privacy.
Sono giorni che chi comanda non si occupa d’altro. E autorevoli commentatori hanno amplificato il problema rendendo la sua soluzione urgente, non più procrastinabile. Il messaggio è che “troppa tutela della privacy può bloccare la ripresa”. Se saremo tutti più poveri, se il Recovery Plan fallirà non sarà per la nostra incapacità di mettere a terra progetti concreti ed utili nei tempi previsti, ma perchè c’è la privacy. Come se gli altri paesi europei non avessero le stesse identiche norme (il GDPR), come se le libertà personali dei cittadini fossero in contrasto con l’esigenza di chi comanda di far presto.
Per giustificare questa tesi vengono addotte due autentiche balle, ma si sa come funzionano le fake news, non importa quanto siano fasulle, ma quante volte vengono ripetute. Dopo un po’ diventano vere. La prima balla asserisce che la app Immuni sia fallita per colpa della troppa privacy, perché il Garante si oppose, come nel resto d’Europa, alla sorveglianza di massa dei cittadini modello Corea del Sud; non perché la salute pubblica non fosse importante, ma perché quella schedatura non era necessaria per contenere il virus; e perché i piccoli progressi su quel fronte ci avrebbero trasformato in uno stato autoritario. Immuni è fallita perché, sebbene 10 milioni di persone l’abbiano scaricata, la gran parte delle regioni non l’ha mai adottata e gli operatori sanitari non hanno inserito i casi di positività riscontrata. Per informazioni rivolgersi al ministero della Salute che non ci ha mai creduto. Seconda balla: per colpa della privacy, abbiamo rischiato di perdere il Green Pass. “Il governo ha dovuto superare il verboso e puntiglioso parere del Garante” ha scritto un principe del diritto. Ma quel parere ha evidenziato il fatto che alcuni dati personali dei cittadini italiani utenti della app IO finivano su server extra europei, prima non si sapeva. Saperlo è stato utille, salvo scandalizzarsi nel caso in cui fossero stati trafugati e messi in vendita sul web. E poi per effetto di quel parere il Green Pass non ha tardato un solo giorno. Quella dialettica fra istituzioni fra parte del nomale processo democratico di pesi e contrappesi.

Insomma l’Italia ha una piaga terribile, è vero, ma non è la privacy: è chi cerca di limitare i diritti delle persone quando non è necessario invece di occuparsi dei veri motivi per cui siamo un paese lento a innovare. 

Fonte : Repubblica