Le Nazioni Unite: stop alle armi a Yangon

L’Assemblea generale ha votato una risoluzione che condanna il golpe dei militari e chiede agli Stati membri di prevenire l’afflusso di armamenti. Ma Cina e Russia – i maggiori fornitori – hanno scelto l’astensione.Oggi Aung San Suu Kyi compie da detenuta 76 anni e i sostenitori a Yangon in strada con un fiore nei capelli.

New York (AsiaNews/Agenzie) – L’Assemblea generale dell’Onu ha votato ieri sera una risoluzione che chiede agli Stati membri di “prevenire l’afflusso di armi” in Myanmar. Il testo è stato approvato con 119 voti favorevoli e il solo voto contrario della Bielorussia; 36 Paesi tra cui Cina e Russia si sono astenuti.

Nella risoluzione la giunta militare viene espressamente condannata per il colpo di stato del 1 febbraio scorso che ha rovesciato l’esito delle elezioni, vinte dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi. Chiede inoltre il rilascio di tutti i prigionieri politici e la fine delle violenze. Secondo i dati diffuso dall’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici sono quasi 5000 i dimostranti arrestati dall’inizio delle proteste contro il golpe e 870 le persone uccise.

Il provvedimento adottato dall’Assemblea generale dell’Onu è l’atto di maggior peso politico finora adottato dalla comunità internazionale, ma non è comunque vincolante. A pesare è il fatto che proprio i due maggiori fornitori di armi di Yangon – la Cina e la Russia – si siano astenuti. E anche tra i Paesi dell’Asean – l’organismo di cooperazione regionale del sud-est asiatico – Thailandia, Brunei, Cambogia e Laos hanno scelto l’astensione.

“Il rischio di una guerra civile su larga scala – ha dichiarato durante il dibattito l’inviato speciale dell’Onu per il Myanmar, Christine Schraner Burgener – è reale. Il tempo è un fattore essenziale: le possibilità di bloccare il colpo di stato militare stanno diminuendo”. Scetticismo è stato espresso dall’ambasciatore del Myanmar all’Onu, Kyaw Moe Tun, che fin dalle prime ore dopo il golpe si è schierato contro i militari e oggi rappresenta il governo in esilio: pur votando a favore ha parlato di una risoluzione “annacquata” perché non decreta un vero e proprio embargo. Inoltre ha lamentato il fatto che ci siano voluti tre mesi per arrivare al voto.

La notizia del voto dell’Onu giunge mentre oggi in Myanmar Aung San Suu Kyi trascorre da detenuta il suo settantaseiesimo compleanno. Per sottolineare la circostanza i suoi sostenitori sono sfilati oggi a Yangon portando nei capelli un fiore, come è solita fare la leader della Lega nazionale per la democrazia. Per Aung San Suu Kyi si tratta del quindicesimo compleanno trascorso in stato di arresto. Lunedì dovrebbe comparire di nuovo in tribunale nel processo che la vede accusata di una serie di reati tra cui il possesso illegale di walkie-talkie, corruzione e rivelazioni di segreti di Stato, per i quali rischia una condanna fino a 14 anni di carcere.

Fonte : Asia