Jigsaw, il serial killer enigmista nella cultura popolare

Jack lo Squartatore uccideva prostitute, dilaniandone le carni. John Doe in Seven seguiva il percorso dei Sette Vizi Capitali, mentre Hannibal Lecter era solito pasteggiare con le sue vittime in pranzi e cene luculliane. Serial killer differenti, alcuni veri, altri leggendari o puramente d’invenzione cinematografica, ma tutti con un punto in comune: il bisogno latente e perverso di uccidere in prima persona.
Come ci insegna infatti il profiling introdotto da John Douglas negli anni ’70 e approfondito poi in Mindhunter su Netflix, un serial killer è un soggetto compulsivo che sfoga i suoi istinti rabbiosi e latenti, spesso sessuali, con l’omicidio, seguendo pedissequamente uno schema, un cosiddetto modus operandi. In questo senso, essendo anche stato oggetto di molti studi, al tempo dei suoi crimini l’ormai deceduto Charles Manson non venne considerato da tutti – opinione pubblica e psicologi forensi compresi – come un serial killer in senso stretto, aprendo anzi a una riconsiderazione della stessa patologia criminale che cominciò a comprendere soggetti dal forte carisma in grado di manipolare il prossimo per i propri e sanguinosi fini.

A tal proposito, Manson scrisse persino un libercolo liberatorio dal carcere intitolato “I vostri bambini”, in cui suggeriva di non aver mai commesso alcun omicidio e incolpava degli stessi la prole di piccoli o medio borghesi disinteressati ai propri figli, che cercavano così una figura carismatica da assecondare come grande punto di riferimento, arrivando a compiere vere atrocità come quelle poi consumatesi nel 1969.

Prendendo allora come punto di riferimento proprio il potere suggestivo di Manson e unendolo poi all’eccentricità del modus operandi di un villain iconico come l’Enigmista di Batman, ecco allora che nel 2004 sbarcò al cinema un film dedicato a una serial killer decisamente fuori da molti canoni, l’ormai mitico Jigsaw della saga creata da James Wan e Leigh Whannell, personaggio che nel corso di un ventennio ha avuto un impatto davvero dirompente nella cultura popolare tutta.

Vivere o morire: a te la scelta

“Voglio fare un gioco con te…” è la frase typo e d’ingaggio del nostro Jigsaw; da notare come venga immediatamente sottolineata la volontà principale delle azioni del serial killer, che non rappresenta il semplice atto di uccidere seguendo un rituale omicida ma l’intenzionalità di rendere causa primaria di morte le azioni della vittima designata. Dietro alla maschera del Killer del Puzzle si nasconde infatti John Kramer, interpretato da Tobin Bell, un ex-ingegnere civile a cui dopo il divorzio con la moglie viene diagnosticato un cancro terminale al cervello.

Deciso a farla finita, nel momento stesso del fallimento del suo suicidio John comprende l’inestimabile valore della vita anche nella sofferenza, motivo che lo spinge a cominciare Il Gioco per vendicare a suo modo l’aborto di Jill causato da due tossicodipendenti e trasmettere il suo messaggio a chi ha sempre o quasi mostrato disprezzo totale per la vita. Per questo le sue vittime vanno dalle prostitute ai criminali comuni, senza ignorare comunque chi ha peccato continuamente in etica professionale o altro, mettendone alla prova l’istinto di sopravvivenza con macchinari o percorsi davvero spietati.
Dietro la punizione effettiva che Jigsaw infligge alle sue vittime c’è però sempre un insegnamento di fondo: attraverso la sofferenza si possono espiare i propri peccati e tramite il dolore si può comprendere il reale valore della vita, sacrificando qualcosa di se stessi, magari la parte “più marcia”, per apprezzare in pieno il dono dell’esistenza. Per questo John lascia un’effettiva scelta alle persone da lui designate per il Gioco: vivere o morire, senza possibilità di fuga; un aut aut che testa fino in fondo l’attitudine al cambiamento, alla catarsi e alla sopravvivenza dei vari partecipanti.

Sapendo inoltre di non avere scampo dal cancro, elemento sostanziale che definisce le azioni di Jigsaw è questa sua volontà di lasciare in eredità al mondo proprio Il Gioco, il desiderio di prosecuzione del suo lavoro anche dopo la sua scomparsa, motivo che lo spinge sin da principio a pensare a un elaborato piano che permetta ai suoi seguaci (nel corso della saga ne scopriamo quattro) di continuare la sua opera – e questo lo avvicina ancora di più a Manson , rendendolo appunto carismatico, manipolatorio e circondato da più o meno fedeli marionette.

Tutti questi tratti originali hanno fatto sì che John Kramer divenisse una vera icona cinematografica nel panorama dei serial killer, citato e ripreso dagli stessi co-creatori del personaggio in Dead Silence o Death Sentence e apparso attraverso il raffigurativo Pupazzo Billy in diversi progetti, dalla parodia di Scary Movie ai videogiochi come Call of Duty, arrivando infine anche fino agli anime con Gintama e nel mondo della musica pop con Nicki Minaj. Jigsaw è un personaggio che nel corso del tempo, col proseguire del franchise, ha guadagnato sempre più teatralità, tratti unici e distinguibili e per questo molto imitati.

Basti ad esempio pensare all’utilizzo della maschera di maiale da parte dei Seguaci per catturare le vittime del Gioco. A parte il desiderio di incutere timore istantaneo nella persona designata, il senso dietro la scelta della maschera e dell’animale è ricollegabile all’Oroscopo Cinese, dato che quando John cominciò la sua crociata era proprio l’Anno del Maiale e che sempre il maiale è uno dei pochi animali al mondo “che soffre quando vede gli altri soffrire”. Non è un caso che nel panorama della cultura pop proprio la maschera di maiale sia così diffusa, dal Professor Pyg di Batman fino anche all’ultimo Watch Dogs: Legion.

Dopo la morte di Kramer, bisogna ammetterlo, non c’è stato un solo seguace in grado di reggere il confronto con il Jigsaw originale, né Amanda Young né Mark Hoffman o tantomeno il primo seguace introdotto in Saw: Legacy. Seguendo però da vicino il percorso psicologico del personaggio, a resistere al tempo è stato proprio Il Gioco, l’eredità di John, il suo lascito al mondo – anche cinematografico – che è stato in grado di sopravvivere agli anni e a diverse “sconfitte” forte del principio secondo cui siamo tutti punibili per qualsiasi peccato, si tratti di ignavia, violenza, avarizia e via dicendo. È il contrappasso connaturato nel disegno punitivo dello stesso a rendere Il Gioco la Divina Commedia di Jigsaw: un’opera immortale e curiosamente sempre attuale, mai fuori dal tempo.

Fonte : Everyeye