Attentato contro Marco Doria, ritirata la candidatura a presidente del Municipio. Il punto sulle indagini

Chi ha voluto minacciare e, vista l’entità dell’ordigno piazzato, anche far male a Marco Doria, presidente del Tavolo per la riqualificazione dei Parchi e delle Ville Storiche di Roma? La Procura e la Digos, già dalle prime ore dopo il tentato attentato nei confronti del principe discendente dall’antica casata romana, stanno portando avanti una serrata indagine senza escludere nessuna ipotesi.

Le indagini sull’attentato subito da Marco Doria

In attesa degli eventuali riscontri delle telecamere, nel pomeriggio di ieri il pubblico ministero Antonia Gianmaria ha avviato le verifiche sotto il diretto coordinamento del procuratore Michele Prestipino. È infatti arrivata in Procura a Roma una prima informativa della Digos che indaga in relazione all’ordigno ritrovato sull’auto di Marco Doria.

Gli investigatori stanno verificando se le telecamere di videosorveglianza della zona abbiano ripreso elementi utili alle indagini anche perché, per mettere un marchingegno esplosivo di tale fattura in un’auto, in pieno giorno, in un quartiere frequentato come Prati, chi ha agito potrebbe essere stato intercettato da un occhio elettronico.

Da due anni, va ricordato, a Doria è stata accordata la vigilanza controllata, il livello più basso di protezione personale, ma nel Comitato di ordine e sicurezza di oggi verrà valutato un eventuale innalzamento. L’informativa della Digo, nel frattempo, è stata unita al fascicolo già aperto in passato da Piazzale Clodio in merito alle minacce subite in passato da Doria.

Le minacce subita da Doria

D’altronde il passato di Marco Doria racconta di due anni di minacce continuate, come ha spiegato anche a RomaToday: “Come quella di via Tito Speri ce n’è stata solamente un’altra, quella del novembre 2020 quando nell’ufficio che ho all’interno di Villa Pamphilj è stata ritrovata una bottiglia d’acqua con dell’acido tant’è che la Procura lo ha configurato come tentato omicidio. È da mercoledì che non dormo. La cosa che mi consola sono i messaggi di stima e affetto ricevuti che uno ad uno visto l’insonnia sto leggendo. Questo mi conforta perché in tanti riusciamo a combattere meglio”. 

Tornando indietro nel tempo, altri sono stati gli episodi inquietanti. Il primo il 22 giugno 2018. Quel giorno, mentre perlustrava Villa Pamphilj ha trovato una croce di legno sul parabrezza e le gomme forate. Il 24 aprile 2019, invece, gli hanno lasciato sul cofano un colpo di mortaio inesploso. Quindi la morte di Diablo il suo rottweiler morto a settembre 2020. Stando a quanto denunciato da Doria, sarebbe morto dopo aver mangiato un wurstel pieno di chiodi che sarebbe stato lanciato nel giardino del principe. Poi, ancora, un proiettile calibro 38 con la punta intagliata a croce trovato in macchina e una cimice artigianale in auto.

La rinuncia alla presidenza del XV Municipio

“Sono anni che continuo a denunciare alla Procura, Carabinieri e alla Polizia di Stato e Digos tutti gli attacchi e le minacce che mi arrivano. Io non arretro di un centimetro, non mi intimidiscono per niente. Saranno tutti perseguiti, uno a uno, e non mi fermerò davanti a nulla. Se saranno condannati a pagare devolverò tutto in beneficenza”, ha ribadito più volta Doria che, però, questa mattina all’alba (la seconda dopo una notte insonne) ha annunciato di voler ritirare la candidatura alla Presidenza del XV Municipio. Solamente il 20 maggio scorso aveva annunciato la sua discesa in campo con REvoluzione Civica, il movimento dell’ex grillina Monica Lozzi: “Voglio dedicare il mio tempo pieno, all’incarico che la Giunta e la sindaca Raggi mi affidarono nel mese di Gennaio 2018”, ha poi spiegato Doria.

Marco Doria1

L’incontro con Raggi

E proprio ieri, in Campidoglio, è andato in scena un incontro con la sindaca Raggi con tanto di foto: “È dal 2018, anno in cui ho deciso di nominarlo presidente del Tavolo per la riqualificazione dei parchi e delle ville storiche di Roma, che Marco riceve minacce e intimidazioni: in questi anni ha scoperto e denunciato abusi e irregolarità nella gestione del verde pubblico. Un settore che, ricordo, appena insediati abbiamo trovato ridotto all’osso da Mafia Capitale. Un capitolo buio che finalmente abbiamo chiuso”, scrive Raggi puntando il dito.

“In questi anni abbiamo infatti lavorato sodo, facendo maxi-investimenti per il verde orizzontale e verticale, per la cura degli alberi, parchi, giardini e ville storiche di Roma; abbiamo assunto nuovi giardinieri e comprato nuovi mezzi di lavoro; abbiamo imposto procedure trasparenti per la gestione del verde pubblico. – si legge nel post – Tutti risultati che ci motivano a ribadire una cosa: noi non ci lasciamo intimidire. Sono sotto scorta perché ho ricevuto più volte minacce per aver dichiarato guerra alla criminalità organizzata. Ma non ho paura. Come Marco vado avanti a testa alta. Perché per noi la legalità viene prima di tutto. Forza Marco Doria! Siamo tutti con te! Non sei solo”. 

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Fonte : Roma Today