L’attentato contro il delegato comunale Marco Doria, due anni di minacce: indagano Digos e Procura

Un quartiere della Roma bene, quello di Prati, paralizzato davanti gli occhi dei tifosi di Italia e Svizzera che stavano andando all’Olimpico per la seconda partita del Girone A dell’Europeo. Squadre speciali della polizia di Stato con il gruppo degli artificieri e della Scientifica all’opera. La strada chiusa e una massima allerta per quell’ordigno disinnescato che sarebbe potuto esplodere da un momento all’altro. È la cronaca di quanto successo nel tardo pomeriggio in via Tito Speri. Vittima di quell’agguato, per fortuna non andato a buon fine, Marco Doria, già presidente dell’associazione in difesa di ville e parchi storici di Roma, e nominato dalla sindaca Virginia Raggi presidente del Tavolo per la riqualificazione dei Parchi e delle Ville Storiche.

Il pacco bomba contro Marco Doria

Nei mesi scorsi Doria, anche principe discendente dall’antica casata romana, era finito sotto protezione per minacce ricevute, probabilmente figlie del suo impegno nel denunciare l’occupazione di edifici storici a Villa Pamphilj e il danneggiamento di statue e fontane. Ieri, però, la minaccia è stata davvero grave. Di quelle inquietanti. A scoprire il tutto è stato lo stesso Doria, intorno alle 18. Secondo quanto ricostruito, la mattina aveva parcheggiato l’auto in via Speri, quindi una serie di appuntamenti e poi il ritorno alla sua Smart. Una volta dentro avrebbe anche azionato i tergicristalli, per fortuna senza avviare il motore perché nell’auto c’era una bomba.

Un ordigno rudimentale, composto da una bomboletta spray contenente polvere pirica e oggetti metallici, con fili elettrici. Da lì in poi è scattata l’operazione della polizia. Le strade adiacenti sono state chiuse al traffico e sul posto sono intervenuti gli artificieri che, riferiscono fonti di Polizia, hanno accertato che si trattava effettivamente la presenza di un ordigno. Non c’è stata nessuna esplosione, ma ci sarebbe potuta davvero essere. 

Sulla vicenda sono in corso da ieri le indagini della Digos. Al vaglio anche le telecamere di videosorveglianza della zona, mentre la Procura ha già aperto un fascicolo di indagine sulle minacce subite in passato da Doria, già messo sotto tutela. Quello di mercoledì, però, resta l’atto più grave finora registrato nei suoi confronti tanto che la Prefettura sta valutando di innalzare lo stato d’allerta.

Valutata la scorta per Marco Doria

Doria, a quanto si apprende già sottoposto a misura di protezione disposta dalla Prefettura di Roma, potrebbe infatti essere messo sotto scorta o, comunque, sorvegliato h24. Fonti di palazzo Valentini, assicurano a RomaToday che sarà valutato seriamente “un innalzamento delle misure di protezione individuale da parte del Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica”.

“Io non arretro di un centimetro, non mi intimidiscono per niente”

Di certo, Marco Doria, nonostante le minacce non vuole arretrare di un centimetro, come ha assicurato anche al nostro quotidiano: “Sono anni che continuo a denunciare alla Procura, Carabinieri e alla Polizia di Stato e Digos tutti gli attacchi e le minacce che mi arrivano. È importante che si sappia che tutti quelli che mi hanno offeso o minacciato sono stati denunciati e prima o poi un funzionario di Pubblica Sicurezza oppure un carabiniere andrà a bussare alla loro porta. Io non arretro di un centimetro, non mi intimidiscono per niente. Saranno tutti perseguiti, uno a uno, e non mi fermerò davanti a nulla. Se saranno condannati a pagare devolverò tutto in beneficenza”.  

Le minacce subite in passato

Resta però la paura per Doria, da due anni alle prese con un’escalation di minacce da brividi. La prima il 22 giugno 2018. Quel giorno, mentre perlustrava Villa Pamphilj ha trovato una croce di legno sul parabrezza e le gomme forate. Il 24 aprile 2019, invece, gli hanno lasciato sul cofano un colpo di mortaio inesploso. Quindi la morte di Diablo il suo rottweiler morto a settembre 2020. Stando a quanto denunciato da Doria, sarebbe morto dopo aver mangiato un wurstel pieno di chiodi che sarebbe stato lanciato nel giardino del principe. Poi, ancora, un proiettile calibro 38 con la punta intagliata a croce trovato in macchina e una cimice artigianale in auto.

La solidarietà dei politici

Dopo l’ultimo attentato non sono mancate le reazioni dei politici. La sindaca Raggi ha espresso la solidarietà su Twitter parlando di “un fatto gravissimo”. Il resto del Movimento 5 Stelle, invece, si è fatto sentire con una nota più lunga: “È un episodio gravissimo. Ci uniamo alla sindaca Raggi nell’esprimere solidarietà al dirigente del Comune nominato per quel ruolo dalla stessa Sindaca e che già in passato era stato oggetto di minacce. Ci auguriamo si possa fare al più presto luce su questo episodio, individuando i responsabili e le ragioni che li hanno spinti a tanto”. Vicinanza espressa anche dai candidati sindaco Roberto Gualtieri e Carlo Calenda. 

“Solidarietà e vicinanza a Marco Doria. Ha avuto il coraggio di denunciare abusi e irregolarità ed è stato bersaglio di vili atti intimidatori. Non lo lasceremo solo”, scrive su Twitter Gualtieri. “Il ritrovamento di un ordigno esplosivo nella macchina di Marco Doria, che segue la riqualificazione delle ville storiche romane, è un fatto gravissimo. A lui va tutta la nostra solidarietà. Il dissenso è lecito ma ogni forma di intimidazione o aggressione è inaccettabile”, si legge dal post di Calenda. Poi, in serata, su Facebook il presidente del Tavolo per la riqualificazione dei Parchi e delle Ville Storiche di Roma ha ringraziato: “Da oggi mi sento meno solo”. 

Fonte : Roma Today