The Handmaid’s Tale 4×10, “The Wilderness”: la recensione del gran finale di stagione

Nolite te Bastardes Carborundorum.

Come non iniziare la recensione del gran finale di The Handmaid’s Tale 4 così, con le iconiche parole del romanzo di Margaret Atwood da cui è tratta la serie e che sono diventate l’inno alla salvezza di tutte le ancelle costrette a sopravvivere in un mondo che le ha ridotte a meri contenitori utili solo alla procreazione. “Non lasciare che i bastardi ti buttino giù” , è così che si conclude The Handmaid’s Tale 4, con quelle parole che June nella prima stagione della serie aveva trovato scritte nella sua stanza da una vecchia handmaid e che l’avevano accompagnata nella sua resistenza fino a oggi, in cui, questa frase diventa la cornice di una scena di morte, quella di Fred Waterford, impiccato e decapitato da parte delle sue stesse ancelle.

Così, con la morte di uno dei personaggi storici di questa serie, interpretato magistralmente da Joseph Fiennes, si cocnlude il quarto capitolo di The Handmaid’s Tale. Muore il cattivo e muore per mano delle sue vittime che, se per quasi tutti gli episodi della stagione avevano cavalcato quella linea sottile tra vendetta e giustizia, restando in bilico, ora scelgono da che parte stare. Giusto? Sbagliato? Difficile dirlo ma fatto sta che a noi spettatori un po’ dispiace. Dopotutto ci si affeziona sempre ai personaggi di una serie e dire addio a Fred non sarà così facile anche se, allo stesso modo, non si può non dire di non aver apprezzato un finale del genere con una narrazione carica di pathos come solo questa serie sa fare. Tra gli sguardi pieni di odio e soddisfazione delle ex ancelle e il terrore negli occhi di Fred consapevole di non avere più scampo, la serie giunge al termine trasformando le vittime in carnefici in una sequenza di immagini che paradossalmente risultano perfette e in pieno stile Handmaid’s Tale che è sempre in grado di superare se stessa senza avere paura di spingersi al di là del consentito.

Leggi tutte le recensioni di The Handmaid’s Tale 4

June, sporca di sangue e con un cappotto rosso che in qualche modo rimanda alla sua veste da ancella, torna a casa per salutare sua figlia che, sarà costretta ad abbandonare, questa volta per sua scelta, insieme a suo marito, sconcertato e deluso ma noi lo sapevamo che June non poteva lasciar andare e farla passare liscia all’uomo che le ha rovinato la vita. Molto bella la scena in cui June tiene in braccio la bambina sporcandola di sangue sulla guancia che tra la luce del primo mattino, l’innocenza di una bambina e il rosso sangue simbolo di morte creano un constrasto davvero suggestivo a cavallo tra il macabro e il bello estetico. Vuoi o non vuoi June è stata trasformata da Gilead e se è arrivata ad avere il coraggio di uccidere un uomo con le sue stesse mani, la colpa è proprio di quella Repubblica devota a Dio che l’ha fatta diventare così. 

Quello che un po’ dispiace è che in questo episodio non c’è stato alcun riferimento a Janine o Aunt Lydia, due personaggi molto importanti nella storia che forse sono stati accantonati un po’ troppo a favore di scene in Canada che hanno un po’ stufato a dirla tutta.

Per il resto, molto bella la scelta di iniziare e finire l’episodio con immagini tratte dalla prima stagione della serie, con Fred e June che ballavano e le parole di sottofondo di lei in grado di descrivere nel dettaglio di ogni ambiente in cui era, situazione che viveva e sentimento che provava che, a dire il vero. ci mancavano molto! Scene che, a ripensarci ora, presagivano la nefasta fine del Commander. 

Così, tra ricordi del passato e consapevolezza che, nel presente, June è diventata un’assassina finisce la quarta stagione di questa meravigliosa serie e non vediamo l’ora di vedere cosa succederà nella quinta. 

Fonte : Today