Katla, l’incursione del nordic noir nella SF della serie islandese

Una comunità scandinava alle prese con il risveglio di misteriose presenze dopo l’eruzione di un vulcano. Una serie disorientante e ipnotica, come le atmosfere lunari della sue location

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Con Katla, serie islandese dal 17 giugno su Netflix, la piattaforma streaming arricchisce la sua libreria di un’altra produzione originale sorprendente. Katla è il nome di un vulcano subglaciale situato a sud dell’isola, noto per le sue eruzioni – una ogni almeno ottant’anni sin dal IX secolo. È, tuttavia, passato più di un secolo dalla registrazione di attività magmatiche sotto la superficie del ghiacciaio che lo ospita… almeno nella realtà. Nella serie che ne porta il nome, invece, questo si è risvegliato da un anno e l’intera città di Vik, originariamente una delle mete turistiche più visitate dell’Islanda, è stata sgomberata. Solo alcuni sono rimasti indietro: Gríma si è rifiutata di abbandonare la zona, nonostante l’insalubrità dell’aria appesantita dalla cenere, nella speranza che la sorella Ása, scomparsa durante l’eruzione, si rifaccia viva. Assieme a lei, il padre Þór e pochi altri, come la proprietaria dell’hotel locale, il personale medico dell’ospedale, il personale che mantiene in sicurezza la zona e Darri, geologo che monitora le attività di Katla.

L’immobile quotidianità degli abitanti di Vik muta quando dalle nebbie formatesi dalle esalazioni vulcaniche emerge una donna nuda e ricoperta di fango e cenere, come se si fosse fatta strada nel terriccio bruno delle caverne sottostanti Katla. Si chiama Gunhild, come una giovane donna svedese che vent’anni prima faceva la cameriera al Vik Hotel, e ha il medesimo aspetto che questa aveva durante la sua permanenza sull’isola. Dopo di lei, anche la copia identica di un bimbo morto tre anni prima e di altre persone si presentano con analoghe modalità, scatenando la diffidenza sommessa degli introversi e solitari locali e la superstizione di fanatici religiosi cristiani tanto quanto di chi ancora coltiva credenze pagane.


Katla è per molti versi sorprendente: definita la prima serie di fantascienza islandese, è prodotta e diretta dal regista islandese Baltasar Kormákur. Già autore di quell’Everest che, presentato al festival del cinema di Venezia nel 2015, aveva lasciato allibiti i fanatici (come chi scrive), dei film ambientati in alta montagna ricreando la tragica spedizione del 1996 con un impatto scenografico impressionante. Katla si avvale del talento di Kormákur che trasforma le location – quei luoghi selvaggi e incontaminati spesso usati nelle riprese di film e serie come Il trono di spade – in protagonista: l’ambientazione quasi lunare della serie, le distese infinite e brulle di terra e sabbia annerite dalla cenere, la foschia che circonda le sorgenti di acqua calda, le grotte soggiacenti il vulcano emerse dopo lo scioglimento del ghiacciaio ammantano di una suggestione impalpabile e indefinibile la narrazione.

L’andamento narrativo è altrettanto ipnotico e alienante: ciascun ritornante scatena antichi dissapori tra i membri della famiglia di cui fa parte, crea fratture e tensioni, risveglia sentimenti repressi, porta alla luce segreti dimenticati. Gli sforzi della comunità locale per capire quale sia l’origine di questi doppelgänger sono blande e frammentarie: i più credono che queste creature siano changeling (i sostituti dei bambini rapiti dalle fate del foklore nordeuropeo), solo uno scienziato si adopera per trovare una spiegazione scientifica al fenomeno e per farlo si insinua nelle profondità delle grotte che si ramificano sotto Katla, facendo scoperte sbalorditive e inquietanti.

A metà tra thriller psicologico, dramma familiare e procedurale alla nordic noir, Katla è una delle produzioni più singolari e ipnotiche del panorama seriale recente. Il ritmo è lento, quasi impercettibile, al passo con la paralisi dei sentimenti degli straniati personaggi; quando diventa più rapido è frenetico, come se la storia cercasse di raggiungere la velocità di fuga per sfuggire alla gravità di Katla, entità abominevole e viva che cattura e intrappola chiunque le si avvicini, solo per risputarne fuori degli ultracorpi (delle copie, di cui non vi riveleremo la natura). Lo show evoca, per atmosfere e registro, serie di ambientazione nordica come Fortitude. Se i toni opprimenti e i misteri ammantati di soprannaturale non vi disturbano e cercate qualcosa di disorientante, irreale, inusuale e tuttavia magnetico, date una possibilità a Katla.

Fonte : Wired