Bitcoin “energivori”, Cina e Stati Uniti davanti a tutti

I bitcon vengono generati con l’impiego di computer ad alte prestazioni in competizione tra loro per la risoluzione di complessi puzzle matematici: un processo fortemente “energivoro” (come dicono gli esperti del settore) che spesso si concentra in Paesi ancora fortemente dipendenti dai combustibili fossili. Secondo le stime dell’Università di Cambridge e dell’Agenzia internazionale per l’energia, ad oggi il “mining” di bitcoin – così si chiama questo processo di estrazione” – comporta a livello globale un consumo annuo di energia paragonabile a quello dei Paesi Bassi nel 2019.

E non è un caso che Tesla abbia da poco annunciato la sospensione della politica aziendale che consentiva l’acquisto delle sue autovetture tramite la criptovaluta bitcoin. Una presa di posizione forte, dichiarata dallo stesso fondatore e amministratore delegato dell’azienda, Elon Musk, tramite un tweet pubblicato lo scorso 12 maggio. L’annuncio, con cui Tesla pareva assecondare le pressioni di alcuni ambientalisti e investitori, ha innescato un deprezzamento di bitcoin di oltre il 7 per cento. Soltanto lo scorso febbraio, Tesla aveva annunciato l’acquisto di 1,5 miliardi di dollari di bitcoin, e il mese successivo l’azienda aveva deciso di accettare tale criptovaluta per il pagamento delle sue automobili. Musk ha scritto che Tesla “è preoccupata dal crescente impiego di combustibili fossili, e in particolare del carbone, per il mining e le transazioni di bitcoin”.

Ma la corsa di questa moneta virtuale non si ferma: per la prima volta in due settimane e mezzo, ovvero dal 27 maggio scorso, il Bitcoin ha rivisto quota 40.000 dollari. Due, secondo gli analisti, i fattori che hanno fatto da assist alla criptovaluta numero uno al mondo. Da una parte l’avvertimento di Paul Tudor Jones, il miliardario gestore di hedge fund, che intervistato alla Cnbc  ha detto “il rischio di inflazione non è transitorio”. Di conseguenza, ha affermato il gestore, “se la Fed dice che l’economia degli Stati Uniti è sulla strada giusta, allora metterei tutto sull’inflation trade comprando materie prime, criptovalute e oro”. Dall’altro lato l’effetto di un altro tweet di Elon Musk, recentissimo. “Quando ci sarà conferma di un utilizzo ragionevole (del 50%) di forme di energia pulita da parte dei miners con un trend futuro positivo, Tesla tornerà a consentire le transazioni in bitcoin”, ha annunciato il fondatore e ceo del colosso delle auto elettriche.

Fonte : Repubblica