Innovazione, lavoro e sostenibilità: Microsoft punta sulla ripartenza digitale dell’Italia

“La nostra missione è sempre stata ed è tutt’ora abilitare le aziende e le persone a fare qualcosa di innovativo e diverso. Dal punto di vista tecnologico, il tema è unire le potenzialità del cloud, dei nuovi ambienti digitali di lavoro e le applicazioni di business facendo leva sui dati. Noi lo stiamo facendo tramite un ecosistema di oltre diecimila partner e con un approccio locale che ci consenta di essere sempre vicini alle aziende. Vogliamo fare co-innovazione insieme alle imprese italiane e sviluppare progetti che puntino alla sostenibilità digitale per sostenere la ripartenza del Paese”.

La pandemia ha stravolto logiche, dinamiche e paradigmi, ma non sembra aver scalfito il mantra di Microsoft. Non è dunque un caso che nelle parole di Federico Suria, direttore della divisione Enterprise commercial di Microsoft Italia, il concetto dell’innovazione digitale come abilitatore di nuove modalità di lavoro, e più in generale di vita, emerga con forza e più di una volta, a testimonianza di una vera e propria centralità strategica. Dalla trasformazione tecnologica delle aziende alla valorizzazione del capitale umano, spiega Suria a Repubblica, sarà fondamentale la capacità di abbracciare una visione evolutiva a 360 gradi.

Federico Suria, direttore divisione Enterprise commercial di Microsoft Italia 

Durante la pandemia abbiamo osservato un rapporto stringente tra la maturità digitale e la capacità di resistenza. Sotto questo punto di vista quali sono le eredità e le lezioni dell’esperienza pandemica, soprattutto per chi finora ha sottovalutato le potenzialità della trasformazione digitale?

“Chi si è fatto trovare pronto è stato più veloce nella risposta all’emergenza e anche in questa prontezza c’è stato un ampliamento del perimetro della trasformazione. La stragrande maggioranza delle aziende ha vissuto un’accelerazione del proprio settore e anche il riconoscimento del digitale come architrave nei piani nazionali di ripartenza testimonia, da un lato, che molte realtà erano impreparate, e dall’altro, la necessità di colmare il gap. C’è stata comunque una profonda diversificazione degli impatti e infatti il tema dei verticali è diventato fondamentale, perché ogni settore ha esigenze specifiche. Non a caso, abbiamo lanciato 5 cloud verticali (finanza, manifattura, retail, sanità e no profit, ndr) che si presentano come degli abilitatori personalizzabili della trasformazione. In quest’ottica coglieremo l’occasione dell’evento del 17 giugno “Ambizione Italia #DigitalRestart: L’innovazione per la crescita sostenibile” (l’apertura sarà visibile in streaming su Repubblica.it, ndr) per raccontare le esperienze di successo di diverse aziende che hanno sposato una nuova idea del cloud e dell’innovazione digitale: non un’infrastruttura, bensì un habitat di servizi a valore aggiunto, gestione delle relazioni, ottimizzazione delle filiere e sicurezza informatica”.

La pandemia ha fatto anche esplodere l’attenzione ai dipendenti e in generale all’impatto sociale. In che modo la tecnologia e la digitalizzazione in generale possono contribuire alla creazione di modelli lavorativi e professionali più sostenibili dal punto di vista umano e sociale?

“La pandemia ha sdoganato il mito che si può essere produttivi solo in ufficio e ha dimostrato che la tecnologia può abilitare nuovi modelli, più equilibrati in termini di bilanciamento vita-lavoro. Sotto questo punto di vista, la tecnologia può aiutarci a capire come le persone usano gli strumenti digitali e a misurarne gli effetti. Poter far leva su dati gestiti in modo sicuro e anonimizzato ci aiuta a gestire meglio diversi aspetti del lavoro, dalla collaborazione tra i lavoratori al rapporto con i clienti. Poi c’è sicuramente un aspetto culturale. Noi abbiamo lanciato recentemente l’iniziativa Benessere al lavoro per spiegare che la tecnologia deve basarsi su un cambio di paradigma culturale, altrimenti non ci può essere alcun miglioramento”.

Paradossalmente l’emergenza economico-sanitaria non ha frenato ma accelerato gli investimenti tecnologici, che sono risultati essenziali per garantire la continuità dei processi aziendali. Ora che si intravede l’uscita dal tunnel, dovranno cambiare le priorità di investimento delle aziende, magari in un’ottica più strutturale?

“Il cloud è stato senza dubbio un grande abilitatore dell’accelerazione. Chi ne ha fatto uso mostra una grande soddisfazione e la maggior parte delle aziende che l’hanno utilizzato prevede di continuare a farlo. Nella corsa alla ricerca di soluzioni a problemi impellenti si sono però creati anche tanti silos, perché spesso l’attenzione è andata al problema singolo e non all’azienda nella sua interezza. Il trend di accelerazione comunque continuerà e il Piano nazionale di ripresa e resilienza favorirà gli investimenti. La tecnologia da sola però non basterà: serviranno anche una rivisitazione e un aggiustamento dei processi”.

Rispetto a tutte queste tendenze e a questi fenomeni, quali sono i piani di Microsoft per favorire la ripartenza e l’evoluzione digitale del tessuto economico italiano? E quali sono le priorità auspicabili dal punto di vista tecnologico?

“La nostra missione è sempre stata ed è tutt’ora abilitare le aziende e le persone a fare qualcosa di innovativo e diverso. Dal punto di vista tecnologico, il tema è unire le potenzialità del cloud, dei nuovi ambienti digitali di lavoro e delle applicazioni di business facendo leva sui dati. Noi lo stiamo facendo tramite un ecosistema di oltre diecimila partner e con un approccio locale che ci consenta di essere sempre vicini alle aziende. L’investimento sulla creazione di una regione data center in Italia va esattamente nella direzione di voler essere un motore per il mercato, al pari di altre iniziative come l’apertura di un laboratorio di intelligenza artificiale (AI Hub) e l’Alleanza per la sostenibilità. L’evento del 17 giugno sarà un momento di confronto su questi obiettivi e soprattutto uno showcase di ciò che stiamo realizzando insieme alle aziende. Noi vogliamo fare co-innovazione insieme alle imprese italiane ed essere coinvolti in progetti che puntino alla sostenibilità digitale per sostenere la ripartenza del Paese”.

Fonte : Repubblica