La strage di Ardea e le armi in casa: non c’è più tempo da perdere

La catena di eventuali responsabilità è da individuare, ci saranno indagini approfondite. Ma l’atroce dubbio è sempre lo stesso: “Si sarebbe potuto evitare?”. La tragedia di Ardea, paesone a sud di Roma, scuote l’Italia intera. Forse a “infastidire” Andrea Pignani, ingegnere discoccupato che viveva con la mamma è stata la potatura degli arbusti sotto casa. L’arma, che qualcuno aveva scambiato per una scacciacani in passato, era quella del padre, guardia giurata, morto a novembre. Con quell’arma ieri il 35enne ha ucciso Daniel, 10 anni, che pedalava sulla sua bicicletta, David, 5 anni, sul monopattino, e il pensionato Salvatore Ranieri, 74 anni, che passava di lì in quel momento e non conosceva né il suo assassino né i fratellini e ha provato in ultimo disperato gesto di generosità a proteggerli. Poi si è suicidato.

Ardea: Andrea Pignani uccide tre persone e si suicida

Non c’è più tempo, ne abbiamo perso fin troppo. Il tema è complesso, ogni caso di cronaca nera diverso dall’altro. Per evitare che “accada di nuovo” ci sono però cose precise da fare. D’altra parte ciò che chiedono da anni le associazioni e gli attivisti non sembra fantascienza. Puro realismo. Un censimento vero sulle armi. Non esiste un rapporto specifico del Viminale su quante licenze (compresi i nulla osta) ci siano in Italia: inoltre molti hanno in casa armi mai denunciate alle forze dell’ordine: oggi le pene per chi non si adegua sono ridicole: è previsto l’arresto fino a due mesi o la ridicola ammenda “fino a 258 euro”. Alla morte di un legale detentore di armi, la legge prescrive di “rottamare” le pistole. Ma i controlli non ci sono e, anzi, per gli eredi a volte è pure difficilissimo restituirle per problemi di procedure e burocrazia. Il punto di partenza deve essere conoscere il numero effettivo delle armi custodite legalmente nelle abitazioni dei cittadini: un censimento aggiornato non può più attendere.

Servono un censimento, e controlli medici annuali 

Servono controlli medici annuali sui legali detentori di armi: i controlli devono prevedere esami tossicologici e una valutazione psichiatrica su tutti i richiedenti e detentori di licenza per armi.  Deve essere introdotto il registro informatico (previsto 10 anni fa) in modo che medici curanti e Asl possano prontamente segnalare a Questure e Prefetture chiunque, in possesso di armi, soffra di turbe psichiche. Andrea Pignani un anno fa, a maggio, era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per aver aggredito la madre.  Da nove  anni l’associazione ‘Ognivolta onlus – familiari e amici di Luca e Jan’, chiede la revisione della legge sulla detenzione delle armi da fuoco ed in particolare l’introduzione di norme per prevenire illeciti, come la tempestiva comunicazione alle questure e prefetture da parte del  medico curante e delle Asl nei casi in cui il legale detentore di armi divenga affetto da problemi psicologici o sia sottoposto a trattamenti che ne alterano lo stato mentale. Secondo la legge attuale, infatti, i controlli medici per le varie licenze per armi vengono effettuati solo ogni cinque anni: un periodo in cui, possono verificarsi problemi psichici e mentali, che però né il medico curante, né le Asl possono comunicare alle autorità competenti, permettendo di fatto al possessore di licenza di continuare a detenere le armi. In Italia è ancora troppo facile tenere una licenza per armi. Se davvero vogliamo prevenire omicidi e delitti è urgente rivedere le norme a cominciare dalle comunicazioni tra medici, questure e prefetture.

“Le leggi ci sono già, vanno solo applicate” dice qualcuno. Evidentemente le leggi attuali non bastano. C’è un disegno di legge che giace in Senato da due anni per la “Istituzione della banca dati centrale informatizzata per i soggetti detentori di armi o in possesso del porto d’armi”. Partiamo da lì.

Più controlli sulle armi detenute da chi ha problemi psichici: un disegno di legge che è puro buonsenso

Fonte : Today