In una lettera appena ritrovata, Einstein intuiva il senso degli uccelli per l’elettromagnetismo

La lettera, scoperta da poco, risale al 1949. Secondo lo scienziato geniale dallo studio dei comportamenti degli uccelli, ad esempio dei piccioni viaggiatori, si potrebbero comprendere processi fisici ancora non noti

(foto: burtamus via Pixabay)

Albert Einstein, icona mondiale della scienza di tutti i tempi, torna oggi a stupirci per le sue intuizioni e le riflessioni allargate, che collegano discipline diverse. In questo caso la connessione riguarda la fisica e la biologia: in una sua lettera del 1949, da poco venuta alla luce e studiata dall’università Rmit a Melbourne, il geniale scienziato discute di come lo studio del mondo animale possa fornire informazioni e dati utilissimi anche alla fisica. In particolare scrive che alcune abilità sensoriali degli uccelli avrebbero potuto in futuro aiutare a conoscere meglio alcuni fenomeni fisici ancora non del tutto chiari. E questo trova conferma oggi, nelle prove scientifiche raccolte recentemente: da pochi anni sappiamo infatti che alcuni uccelli hanno una sorta di bussola magnetica interna e sono guidati dal campo magnetico nelle loro migrazioni. Insomma, Einstein ancora una volta ci aveva visto lungo. Lo studio (e la lettera) sono pubblicati sulla rivista Journal of Comparative Physiology A.

La lettera ritrovata

Il testo di Einstein è una lettera di risposta all’ingegnere Glyn Davis, scomparso nel 2011. La lettera, finora rimasta sconosciuta ai più, è stata da poco rinvenuta dalla vedova Judith Davis, che l’ha donata all’Università ebraica di Gerusalemme. Quest’università, che conserva diversi scritti di Einstein e che ha validato il testo, ha anche recentemente scoperto numerosi altri manoscritti dello scienziato.

Animali e fisica sono connessi

Siamo in un periodo in cui scienze fisiche e biologiche sono alla ribalta del panorama scientifico. Davis si occupava di tecnologie radar e i suoi interessi erano legati ai comportamenti animali, con particolare attenzione alle loro caratteristiche sensoriali. Si era da poco scoperta, infatti, l’esistenza di bio-radar nei pipistrelli, ovvero dell’ecolocazione, una capacità fisiologica di alcuni animali di emettere ultrasuoni per rilevare gli echi prodotti e studiare la posizione di alcuni oggetti, come ostacoli o fonti di cibo.

La lettera di Einstein a Davis fa riferimento a un incontro, che deve essere stato significativo, fra Einstein e il biologo Karl von Frisch, premio Nobel per La Fisiologia e la medicina nel 1973, che ha contribuito a porre le basi dell’etologia e che si è occupato moltissimi di api e del loro assetto sensoriale delle api e ha fornito dei contributi sul comportamento degli anatidi, uccelli acquatici migratori. Von Frisch aveva scoperto che le api percepiscono i raggi ultravioletti e la luce polarizzata e si spostano anche sulla base della luce. Qui, una copia della lettera.

Einstein(foto: Dyer et al. 2021, J Comp Physiol A, The Hebrew University of Jerusalem)

Cosa dice la lettera

Nella lettera, Einstein scrive “non riesco a vedere un modo per utilizzare quei risultati nelle indagini che riguardano la base della fisica”, rispondendo probabilmente a una domanda di Davis sulla possibilità che le nuove conoscenze sulle api possano trovare applicazioni tecnologiche. Ma lascia aperte prospettive relative a nuovi studi da approfondire. “È ragionevole pensare – scrive – che lo studio del comportamento degli uccelli migratori e dei piccioni viaggiatori possa un giorno portare alla comprensione di alcuni processi fisici ancora sconosciuti”.

Ancora una volta, Einstein aveva ragione

Con questa frase di chiusura della lettera, lo scienziato indica una strada che troverà poi riscontro diversi decenni dopo. Nel 2008, infatti, sono arrivate le prime prove sperimentali del fatto che gli uccelli – in particolare i tordi – sono dotati di una bussola magnetica interna che serve come guida di orientamento durante il volo. E lo stesso vale, sappiamo, per altri animali, fra cui le api. La lettera, dunque, è una nuova prova delle intuizioni di Einstein, della sua apertura mentale verso altri settori e altri mondi, come quello animale, e della sua creatività nel provare a mettere insieme le informazioni disponibili per produrre nuove idee applicate alla realtà.

Fonte : Wired