Gli scavi per la metropolitana di Palermo che allarmano i residenti di un palazzo storico

Il palazzo è possente: in stile neoclassico tedesco, fu costruito su quella pietra di Billiemi di cui si servì anche l’architetto Ernesto Basile per regalare a Palermo quel Liberty che, qualche decennio dopo, sarebbe stato spazzato via dal sacco edilizio tenuto in piedi dalla politica e dalla mafia. Consapevoli di quanto accaduto nella storia urbanistica e architettonica di Palermo, ma anche degli errori grossolani nella realizzazione di opere pubbliche, è proprio lo spettro di un abbattimento ciò che temono gli abitanti dell’edificio in via Cusmano 4 del capoluogo siciliano, che un giorno – per caso – si sono trovati a leggere su uno dei quotidiani cittadini un avviso inquietante che riguarda l’edificio in cui abitano: “Apposizione del vincolo preordinato all’esproprio”.

La vicenda ha inizio il 18 marzo scorso, quando Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) pubblica l’avviso e annuncia a decine di famiglie residenti che l’anello ferroviario in corso di ultimazione a Palermo le vedrà in qualche modo protagoniste. L’area è quella della ex stazione Lolli; circa 100 metri più in là dal palazzo prende forma il villino Favaloro. E’ nella direzione di questo abbandonato capolavoro del Liberty che guarda, con la sua forma a Baldacchino, uno dei balconi dell’edificio di via Cusmano. Dritto verso il basso, lo sguardo sbatte contro un rifornimento di benzina che non dovrebbe essere li’, brutto e pericoloso. Soprattutto, se si comincia a scavare accanto.

Proprio in quell’area, infatti, le ‘talpe’ di Rfi cominceranno a lavorare per chiudere l’anello e portare a termine la seconda fase del progetto, ovvero la tratta in sotterranea da Politeama a Notarbartolo, stazione in cui l’Anello si congiungerà con il Passante ferroviario. “La profondità della galleria è variabile – spiega all’AGI Rete ferroviaria, rispondendo a una serie di domande – la distanza del piano stradale dalla struttura della galleria va da un minimo di 6 metri a un massimo di 16 metri. Il binario sarà a circa 6 metri piu’ in profondità, ovvero fra i 12 e i 22 metri”.

A circa 200 metri dal palazzo di via Cusmano sorgerà la nuova fermata “Turrisi Colonna” (intitolata alla memoria della poetessa rivoluzionaria palermitana). “La posizione della fermata – spiega Rfi – è strategica dal punto di vista della funzionalità, e favorisce l’interscambio con la stazione di Lolli; la sua collocazione, inoltre, consente di minimizzare l’impatto sul traffico veicolare e le interferenze con gli edifici prospicienti. Anche il percorso di chiusura dell’Anello dalla fermata Politeama alla stazione di Notarbartolo, dopo aver analizzato tutte le alternative, è stato scelto perchè è quello che consente di ridurre al minimo il passaggio sotto gli edifici, nel necessario rispetto dei requisiti geometrici (curve e pendenze) imposti dall’esercizio ferroviario”.

Le palazzine coinvolte, inclusa quella in via Cusmano, sono quattro, e i residenti hanno tempestato di telefonate gli uffici di Rete ferroviaria, una volta letto del “vincolo di esproprio”. Si tratta, vuole rassicurare Rfi, “soltanto un vincolo di servitù, che produrrà i suoi effetti solo dopo l’approvazione, da parte della Regione, del Progetto definitivo della chiusura dell’Anello”. Ovvero, riguarda la parte sotterranea del palazzo: Rfi si vuole assicurare che nessuno possa toccarla, per costruire cantine o fondamenta di un eventuale nuovo edificio.

Se, come dite, sono “asservimenti” perchè non avete utilizzato questo termine? “L’asservimento – ha risposto la Rete – è un vincolo o limitazione della proprietà privata, connesso alla realizzazione di un’opera di pubblica utilità, che rientra nella più ampia categoria dell’espropriazione. Al momento di avvisare le persone interessate dell’avvio del procedimento, si è quindi utilizzata la terminologia prevista dalla legge. I proprietari degli immobili interessati dall’avviso, inoltre, hanno avuto modo di verificare, prendendo visione degli specifici elaborati progettuali, la natura del vincolo che sarà apposto con l’approvazione del Progetto Definitivo”.

Il timore dei proprietari coinvolti è che accada quanto si verificò in vicolo Bernava, dove gli scavi per il Passante ferroviario (tratto Imera-Lolli) nel 2012 si trovarono di fronte ad acqua e fango: era il Papireto, fiume inghiottito, ma non spazzato via, dal cemento. Si parlò di “imprevisto geologico”, sebbene proprio un geologo, Pietro Todaro avesse avvertito (secondo quanto riporta Repubblica del 22 marzo 2015) ben vent’anni prima: “Occorrono studi specifici e dettagliati. Il sottosuolo palermitano non è solo caratterizzato dai fiumi Kemonia, Papireto e Flumen Galli, ci sono tanti rivoli secondari mai abbastanza studiati. E se si scende in profondità, i rischi aumentano affrontando gli strati geologici più remoti”.

Sono i fantasmi d’acqua di Palermo, che presentano il conto della cementificazione selvaggia di decenni. A vicolo Bernava finì con un accordo con i proprietari per l’acquisto delle case ormai instabili, seguito dall’abbattimento di ben cinque edifici (l’ultimo e’ stato buttato a terra nell’ottobre scorso). Un vincolo di esproprio, dicono i proprietari in via Cusmano, metterebbe al riparo dai rimborsi per eventuali errori chi fa gli scavi.

“Quanto accaduto a vicolo Bernava – spiega Rfi all’AGI – è dipeso da una particolare combinazione di condizioni geotecniche, prettamente locali. Sulla base delle indagini eseguite, è estremamente improbabile che tali condizioni possano verificarsi anche nel progetto di chiusura dell’Anello. In ogni caso, la tecnologia di scavo della galleria, grazie all’impiego di una particolare fresa – la cosiddetta “talpa” – offre garanzie di prestazione e sicurezza. La stessa tecnologia di scavo è stata utilizzata anche per i lavori del Passante ferroviario, dalla stazione Notarbartolo a via delle Alpi; scavo concluso senza alcun impatto sui fabbricati soprastanti”.

Il progetto definitivo di chiusura dell’Anello Ferroviario, secondo lotto, costa circa 100 milioni di euro; attualmente è al vaglio della Regione per l’acquisizione del Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale). I lavori dureranno quattro anni, ma serve una variante al piano regolatore. In questa fase, dicono tutt’oggi le carte firmate dall’ingegnere Maurizio Infantino, referente di Rfi, “l’intervento non è conforme agli strumenti urbanistici comunali vigenti”. Rete Ferroviaria è sicura di sé, tanto da pubblicare comunque l’avviso ai proprietari. Ma Palermo è piena di sorprese. E di spettri vendicativi.

Fonte : Agi