​Papa: Myanmar, di fronte alla violenza conservare fede, unità e …

Messa di Francesco per la comunità dei fedeli del Myanmar “segnato dalla violenza, dal conflitto, dalla repressione”, residenti a Roma. “Voglio portare sull’altare del Signore le sofferenze del vostro popolo e pregare con voi perché Dio converta i cuori di tutti alla pace”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Non abbassare la testa davanti al male, non lasciarsi schiacciare dal dolore, non ripiegarsi nell’amarezza di chi è sconfitto e deluso, ma guardare in alto, a Dio, per chiedere che converta i cuori di tutti alla pace. Nel momento nel quale il Myanmar, “è segnato dalla violenza, dal conflitto, dalla repressione” papa Francesco esorta i cristiani del Paese a conservare la fede, a restare uniti, a custodire la verità, confidando in Gesù.

Messa per la comunità dei fedeli del Myanmar residenti a Roma celebrata da Francesco all’Altare della Cattedra, nella Basilica Vaticana. Francesco prende spunto dalla preghiera di Gesù che chiede al Padre di “custodire” i discepoli. Di fronte al dramma che sta vivendo il Myanmar “in primo luogo” si deve custodire la fede. “Custodire la fede è tenere lo sguardo alto verso il cielo mentre sulla terra si combatte e si sparge il sangue innocente. È non cedere alla logica dell’odio e della vendetta, ma restare con lo sguardo rivolto a quel Dio dell’amore che ci chiama ad essere fratelli tra di noi. La preghiera ci apre alla fiducia in Dio anche nei momenti difficili, ci aiuta a sperare contro tutte le evidenze, ci sostiene nella battaglia quotidiana. Non è una fuga, un modo per scappare dai problemi. Al contrario, è l’unica arma che abbiamo per custodire l’amore e la speranza in mezzo a tante armi che seminano morte”.

“Un secondo aspetto del custodire: custodire l’unità. Gesù prega il Padre perché custodisca i suoi nell’unità. Perché siano «una sola cosa» (Gv 17,21), una sola famiglia dove regnano l’amore e la fraternità”. Mentre la divisione “è una malattia mortale”. “La sperimentiamo nel nostro cuore, perché spesso siamo divisi anche in noi stessi; la sperimentiamo nelle famiglie, nelle comunità, tra i popoli, perfino nella Chiesa. Sono tanti i peccati contro l’unità: le invidie, le gelosie, la ricerca di interessi personali invece che del bene di tutti, i giudizi contro gli altri. E questi piccoli conflitti che ci sono tra di noi si riflettono poi nei grandi conflitti, come quello che vive in questi giorni il vostro Paese. Quando gli interessi di parte, la sete di profitto e di potere prendono il sopravvento, scoppiano sempre scontri e divisioni”. “Perché la divisione viene dal diavolo che è il divisore”.

“Siamo chiamati a custodire l’unità, a prendere sul serio questa accorata supplica di Gesù al Padre: essere una cosa sola, formare una famiglia, avere il coraggio di vivere legami di amicizia, di amore, di fratellanza. Quanto bisogno c’è, soprattutto oggi, di fraternità! So che alcune situazioni politiche e sociali sono più grandi di voi, ma l’impegno per la pace e la fraternità nasce sempre dal basso: ciascuno, nel piccolo, può fare la sua parte. Ciascuno può impegnarsi a essere, nel piccolo, un costruttore di fraternità, a essere seminatore di fraternità, a lavorare per ricostruire ciò che si è spezzato invece che alimentare la violenza. Siamo chiamati a farlo, anche come Chiesa: promuoviamo il dialogo, il rispetto per l’altro, la custodia del fratello, la comunione!”.

E infine custodire la verità. “Custodire la verità significa essere profeti in tutte le situazioni della vita, essere cioè consacrati al Vangelo e diventarne testimoni anche quando questo costa il prezzo di andare controcorrente”.

“A volte, noi cristiani cerchiamo il compromesso, ma il Vangelo ci chiede di essere nella verità e per la verità, donando la vita per gli altri. E dove c’è guerra, violenza, odio, essere fedeli al Vangelo e artigiani di pace significa impegnarsi, anche attraverso le scelte sociali e politiche, rischiando la vita. Solo così le cose possono cambiare. Il Signore non ha bisogno di gente tiepida: ci vuole consacrati nella verità e nella bellezza del Vangelo, perché possiamo testimoniare la gioia del Regno di Dio anche nella notte buia del dolore e quando il male sembra più forte”.

“Oggi – ha concluso – voglio portare sull’altare del Signore le sofferenze del vostro popolo e pregare con voi perché Dio converta i cuori di tutti alla pace. La preghiera di Gesù ci aiuti a custodire la fede anche nei momenti difficili, a essere costruttori di unità, a rischiare la vita per la verità del Vangelo. E non perdete la speranza: Gesù ancora oggi prega il Padre e intercede per tutti noi, perché ci custodisca dal maligno e ci liberi dal potere del male”.

Fonte : Asia