Michael Stipe e l’incredibile legame con Kurt Cobain: “Il mio più grande rammarico è non aver assistito all’MTV Unplugged”

L’amicizia tra Kurt Cobain e Michael Stipe è uno dei legami più autentici nella storia del rock americano. Michael Stipe era per Kurt Cobain un esempio di visione e coraggio artistico per il modo con cui i REM già dalla fine degli anni ‘80 hanno aperto una strada verso il manistream al suono e all’attitudine indie. «Non so come abbiano fatto» ha detto una volta Kurt durante un’intervista con la rivista Rolling Stone, «Hanno gestito il successo in modo incredibile e continuano a fare musica grandiosa».

Soprattutto era un amico, una sorta di fratello maggiore. Si dice che i primi contatti tra i REM e i Nirvana siano avvenuti quando Peter Buck si è trasferito a Seattle, e Kurt e Courtney sono andati a vivere nella casa di fianco. «La nascita del suono di Monster nel 1994 si deve a loro» ha spiegato il bassista dei REM Mike Mills.

Michael Stipe è attratto dallo stile e dall’estetica di Seattle che gli ricorda la scena alternativa di Athens, Georgia da cui arrivano i REM ma è anche spaventato dalla quantità di droghe che circolano, dall’intensità emotiva e dalla disperazione che sta dietro a gran parte di quei ragazzi e dall’enormità del successo che travolge band come Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden nei primi anni ’90. È uno dei primi a rendersi conto che l’etichetta grunge viene creata e lanciata nel mercato senza che nessuna di quelle band lo volesse davvero e vede Kurt come una versione più giovane e fragile di sé stesso: un artista sensibile, timido, pieno di talento e creatività ma travolto da innumerevoli fattori negativi che sfuggono alla sua capacità di controllo.

Quando Kurt comincia ad entrare nella spirale negativa che lo ha portato al suicidio, Michael Stipe fa di tutto per salvarlo. Una delle grandi occasioni perdute del rock anni ’90 è la session che Michael Stipe prenota in studio per lui e Kurt Cobain. L’intenzione non è tanto registrare qualcosa ma tirare fuori Kurt dall’oscurità, creare un ambiente sicuro per permettergli di fare ancora musica. Lo straordinario concerto Unplugged dei Nirvana registrato a New York il 18 novembre 1993 ha svelato la profondità artistica della band e mostrato quello che Kurt può ancora dare al rock del decennio. Secondo Michael Stipe è stato anche un punto di contatto tra i Nirvana e il suono dei REM nell’album Out of Time, che segna l’inizio del percorso della sua band nel mainstream. Il suo più grande rammarico è non aver assistito di persona a quella performance storica: «Ero invitato e per qualche stupido motivo non sono andato» ha raccontato in un’intervista radiofonica con SiriusXM, «Dovevo esserci». Dopo la morte di Kurt, Michael Stipe sfoga il dolore in una sola canzone, Let Me In pubblicata su Monster: «Mike ha preso la chitarra e ha fatto questo giro di note rabbiose, aggressive e disperate. Io ho scritto di getto il testo pensando a quella sensazione di impotenza che provi quando capisci che niente di quello che puoi dare è abbastanza per salvare una persona. L’ho cantata subito e non l’ho più riascoltata. Tutto in quella canzone parla di Kurt».

Fonte : Virgin Radio