Domina, storia della donna che dettò legge (anche col sangue) nell’antica Roma

La serie originale Sky dal 14 maggio su Now, Sky Atlantic e Sky Box Sets ricostruisce la vita della consorte di Augusto, Livia Drusilla, riconoscendole tutto il fascino, la forza e il genio politico che fecero di lei una grande imperatrice.

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L’uomo più intelligente” dell’antica Roma è una donna, Livia Drusilla. La nuova serie originale di Sky è la ricostruzione dell’impero di questa figura lungimirante, ambiziosa, vendicativa e astuta ritratta come la vera stratega dei giochi di potere nell’antica Roma nel I secolo a. C. Livia Drusilla era la moglie di Gaio Ottaviano, figlio (in realtà, pronipote) di Giulio Cesare e primo imperatore Cesare Augusto: consorte rispettata, temuta e venerata, era la classica grande donna dietro a un grande uomo. In Domina, dramma epico dal 14 maggio su Sky Atlantic, Now e Sky Box Sets, tuttavia, più che la grande donna dietro al grande uomo, la preziosa consigliera politica di un già brillante statista, Livia Drusilla emerge come infallibile burattinaio della politica in un momento storico cruciale, in quella che è la cronaca e la ricostruzione dell’epoca dal punto di vista – ed è questa la novità – delle donne.

Domina è un biopic che ripercorre l’esistenza della protagonista fin dall’adolescenza, segnata dal matrimonio con il debole e vigliacco Tiberio Claudio Nerone. Livia Drusilla cresce sotto l’egida intellettuale di un padre illuminato che la plasma in una giovane donna colta e indipendente; non ha subito il lavaggio del cervello sopportato dalle sue rivali, Scribonia e Ottavia, per le quali l’unica ragione di vita è assecondare il marito e dargli figli maschi. Il genitore di Livia è Marco Livio Druso Claudiano, illustre pretore che si schiererà con i congiurati all’indomani della morte di Giulio Cesare.

La proscrizione lanciata da Ottaviano che costringe Livia Drusilla, sedicenne, a rinunciare all’agiatezza e ai fasti garantiti dalle sue ascendenze prestigiose, fa di lei una fuggitiva costretta a mendicare asilo. Quell’esperienza, assieme agli insegnamenti del padre che l’ha educata a disprezzare qualsiasi atteggiamento “unroman” (“non romano”) e culminata con un delitto sanguinoso e disperato, segnerà, forgiandola indelebilmente, la futura imperatrice. Da quel momento e per tutta la vita, Livia Drusilla sarà circondata, sia dentro che fuori l’arena politica, di avversari, ma saranno tutti consapevoli di avere di fronte una donna che non ha bisogno di vivere all’ombra di nessuno, uomo o divinità che sia.

Nei panni di Livia Drusilla c’è Kasia Smutniak (Diavoli), abile nel restituire la fierezza, l’intelligenza, la forza di Livia Drusilla così come l’astuzia, il bisogno di controllo e il talento manipolatore. Intorno a questo sole orbitano una miriade di personaggi attraenti (e repulsi): l’ambizioso Gaio Ottaviano interpretato da Matthew McNulty (Misfits, The Terror); l’impulsivo Agrippa (Ben Batt, Shameless), l’invidiosa Scribonia (Christine Bottomley, The End of the F***ing World), la mite Ottavia (Claire Forlani, Csi: New York), la fedele Antigone (Colette Dalal Tchantcho). Raggiunti più brevemente dai suoi raggi sono l’idealista Marco Livio Druso Claudiano (Liam Cunnigham, Il trono di spade), il meschino Tiberio Claudio Nerone (Enzo Cilenti, l’ottimo attore inglese di ascendenze italiane visto in Luther) e la maitresse di uno squallido lupanare, Balbina (la sempre sublime Isabella Rossellini).

Più che rifarsi ai kolossal sandaloni (pardon, “peplum”) di Cinecittà (dove sono state effettuate le riprese della serie, sospese e ritardate a causa della pandemia di Coronavirus), Domina evoca le serie in costume soprannominate “sword, sandal and sex” di cui Rome è l’esempio più fulgido. È più dark – anche nelle scenografie che restituiscono il ritratto di una Roma più cupa – dell’epopea di Hbo, è meno “depravata” di Spartacus e dei suoi emuli, e infinitamente più ambiziosa. Prodotta da Sky Studios e da Fifty Fathoms (casa di produzione britannica sotto l’egida della blasonata Tiger Aspect di Murphy’s Law e Peaky Blinders), Domina si prende sul serio e pretende che lo facciano anche il pubblico e la critica attratti da questa ricostruzione che si vuole storicamente fedele (studenti: vale come ripasso di Storia), ma il cui scopo è restituire il giusto valore a una delle sue figure cruciali.

Di Livia Drusilla viene approfondito ogni aspetto: quello di donna in una società che denigra il suo sesso e di madre ambiziosa per i propri figli; quella di amica e rivale di altre donne – leali alleate come l’ex schiava Antigone e nemiche giurate come Scribonia, la prima moglie di Gaius -; quello di moglie di un autocrate e quello di genio politico. Il pregio maggiore del suo consorte, suggerisce lo showrunner della serie Simon Burke (Strike Back, Fortitude) fu quello di intuire – e soprattutto accettare e sfruttare – il talento manipolatore di Livia Drusilla, e di farci totale affidamento per navigare tra le cospirazioni, i tradimenti e le traversie politiche. I momenti più appassionanti di Domina sono quelli che mischiano affari di Stato e affari personali, le ragioni e il sentimento: la crisi coniugale tra Gaio Ottaviano e Livia Drusilla quando le norme dell’epoca esigono che lui divorzi da lei, la faida di Livia Drusilla con la prima moglie e la sorella di Gaio Ottaviano, scandita da crudeltà tali da ammantare di significati il detto “women beware women” (“donne attente alle donne”).

Quella offerta da Domina (per lo meno della mezza stagione assegnata alla critica) è un’agiografia laica di un’imperatrice inserita in un peplum ben confezionato che esalta la resilienza delle donne – o perlomeno di una donna – in funambolico equilibrio tra idealismo e senso pratico, tra amore sensuale e filiale, tra onore e vendetta.

Fonte : Wired