I Parchi divertimento protestano in piazza: “Governo, se ci sei batti un colpo”

Primo luglio. Una data, ad oggi, lontana poco meno di due mesi, che il Governo ha assegnato alla riapertura dei parchi divertimento, tematici ed acquatici. Una data che tardiva, che suona come una beffa per un settore che annovera soprattutto strutture all’aperto e in grado di contingentare le entrate, e ha anche un retrogusto amaro, pensando ai migliaia di lavoratori in bilico di un settore messo in ginocchio dalla pandemia, che non ha ricevuto aiuti economici da parte del Governo, né con Conte, né con Draghi. Per questo motivo nella mattina di oggi, martedì 11 maggio 2021, i cartoni animati e le mascotte dei parchi hanno manifestato a Piazza del Popolo, a Roma, per chiedere la riapertura dei parchi tematici e acquatici prima dell’1 luglio.

Al flash mob, organizzato  dall’Associazione Parchi Permanenti Italiani aderente a Confindustria, hanno partecipato tutti i protagonisti del settore, provenienti da ogni parte d’Italia: i parchi del gruppo Costa Edutainment, Leolandia, MagicLand, Mirabilandia, Zoomarine, Gardaland e molti altri ancora. 

La protesta, ovviamente pacifica e nel rispetto delle regole, ha visto la partecipazione di oltre 200 lavoratori e artisti che, con il motto ”liberate il sorriso”, hanno messo in scena un flash mob di puro divertimento, tra palloncini colorati, musica e spettacoli.

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Cosa chiedono i parchi divertimento

La richiesta del settore è una e semplice: riaprire prima del primo luglio, perché i parchi tematici sono luoghi in cui si può garantire la sicurezza. Una battaglia portata avanti da Giuseppe Ira, Presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e di Leolandia (BG): ”La nostra missione è portare divertimento e buon umore nella vita di bambini e famiglie e sappiamo farlo in assoluta sicurezza: lo abbiamo già dimostrato la scorsa estate. Ci aspettiamo dal Governo un intervento significativo con l’anticipazione delle aperture e, se non è in grado di supportarci con finanziamenti a fondo perduto, con la concessione di finanziamenti a lungo termine a tasso agevolato, come avviene anche negli altri Paesi. 100.000 lavoratori, tra occupati fissi e stagionali, diretti e dell’indotto, sono in bilico. Gli stagionali, inoltre, sono senza sussidi dal 30 aprile. Il Governo deve occuparsi anche di noi”.

Intervistato da Today.it, Ira ha manifestato tutte le sue perplessità sull’operato del Governo, chiedendo a gran voce di riaprire il prima possibile: “Noi vorremmo aprire almeno in contemporanea con tutte le strutture al chiuso. Non riusciamo a capire perché noi dobbiamo restare chiusi fino a luglio, mentre palestre, cinema teatri e simili aprono prima”. 

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(Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani)

“Vorrei che il ministro Franceschini alzasse il telefono per avere un colloquio con noi – ha spiegato Ira a Today – ma ad oggi non abbiamo avuto alcun tipo di risposta. Ci sentiamo abbandonati ed abbiamo protestato per questo, ma probabilmente al ministero della Cultura non interessa la nostra situazione. Non sanno cosa sia un parco divertimenti, non ci hanno ricevuto e dubito che ci riceveranno”.

Un senso di rassegnazione che ha spinto l’Associazione Parchi Permanenti Italiani ad organizzare il flash mob di oggi, con la speranza di essere ”notati”: “Organizzare un evento del genere è costoso e faticoso – ha sottolineato Giuseppe Ira – Chiaramente non è facile da ripetere. Oggi abbiamo fatto una protesta ovviamente pacifica e all’insegna del sorriso e del divertimento, ma probabilmente per farci notare dovremmo alzare un po’ i toni”.

Il quesito che resta, almeno al momento, senza risposta, è quello che riguarda la ”differenza” di gestione rispetto allo scorso anno. Infatti, esistono già dei protocolli molto rigidi per i parchi tematici, che sono stati utilizzati nel 2020: “Le regole esistono e hanno dato esiti ottimi. Noi siamo stati disposti a ridurre di due terzi gli ospiti con prenotazione obbligatoria, un sacrificio non indifferente in termini economici, a cui vanno aggiunti tutti i soldi spesi per modificare le code, la segnaletica e tutte le contromisure necessarie per rendere il parco a prova di contagio. L’applicazione di questi protocolli ci ha permessi di non avere contagi, né tra il personale, né tra gli ospiti, dimostrando come i parchi possano essere delle strutture totalmente sicure”.

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Un appello rilanciato durante la manifestazione a Piazza del Popolo anche da Maurizio Crisanti, Segretario Generale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani: ”La data del 1° luglio, individuata dal Governo per la riapertura dei parchi, è una data assolutamente inaccettabile per attività all’aperto che sono svolte all’aperto e in totale sicurezza grazie a protocolli governativi molto stringenti e a tanto personale che si adopera perché vengano rispettati. Chiediamo al Governo di anticipare la data di apertura del primo luglio al primo giugno. Lo Stato deve inoltre aiutare la nostra ripartenza finanziando i nostri progetti di riqualificazione e innovazione, perché i parchi tematici tornino ad essere un luogo di divertimento per le famiglie, in cui passare giornate indimenticabili che restano nel cuore dei nostri ospiti

”Questa crisi durerà per cinque anni”

Primo giugno, primo luglio. La data è importante sì, ma ormai il danno fatto al settore è mastodontico e le conseguenze saranno anche peggiori: ”Ci saranno ripercussioni – ha sottolineato Ira – l’Italia ci rimetterà perché dopo un comportamento del genere gli investitori saranno più scettici nel tornare nel nostro Paese. Inoltre, i parchi sono dei veri e propri centri in gradi di generare turismo, anche nelle località marine o di montagna, coinvolgendo anche altri settori, come quello degli albergatori”. 

I numeri, d’altronde, parlano molto chiaro: lo scorso anno il 20% dei parchi ha rinunciato completamente all’apertura, cinque aziende italiane sono passate sotto il controllo di fondi di investimento stranieri e 10mila persone hanno perso il loro posto di lavoro. Ad oggi gli operatori del settore registrano in media una perdita tra il 70 e l’80%, per un giro d’affari che nel 2019 ha superato i 400 milioni di euro, arrivando anche a superare i 2 miliardi conteggiando anche l’indotto rappresentato da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzioni e altri servizi collaterali. 

“Questa crisi ce la porteremo dietro per almeno cinque anni – ha concluso Ira – la nostra situazione finanziaria è difficilissima non avendo avuto ristori di alcun tipo. Purtroppo, se le cose non dovessero cambiare, la nostra prossima protesta sarà su un altro livello”. Il grido di aiuto di un settore in ginocchio e dimenticato, che attende soltanto che il Governo “batta un colpo”.

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Fonte : Today