Il voto in massa alle elezioni nel Regno Unito che portano la Scozia verso l’indipendenza

Redazione 09 maggio 2021 12:08

Le elezioni scozzesi hanno rilanciato la questione del referendum di indipendenza dal Regno Unito dopo che il partito di Nicola Sturgeon, lo Scottish National Party, ha conquistato 64 seggi (la metà esatta) con un numero di preferenze senza precedenti in un voto dall’affluenza record (il 63%, sette punti in più rispetto al 2016). Il tutto malgrado un sistema elettorale che rende difficile raggiungere una maggioranza assoluta e malgrado il ricorso al “voto utile” da parte degli unionisti.

Ai rappresentanti dell’Snp inoltre vanno aggiunti otto deputati Verdi, che hanno esplicitamente nel loro programma un referendum di indipendenza: anche per questo motivo Sturgeon si sente legittimata ad avviare una battaglia legale e politica con Londra, quando riterrà opportuno farlo – non prima della fine della pandemia e presumibilmente quando i sondaggi saranno favorevoli. La maggioranza dei seggi infatti non si traduce automaticamente in maggioranza dei voti e Sturgeon ha messo in chiaro che la battaglia per il referendum non sarà immediata nella tempistica: “È la volontà del Paese: non esiste alcuna giustificazione democratica perché Boris Johnson o chiunque altro cerchi di bloccare il diritto del popolo scozzese di scegliere il proprio futuro”.

“Se i Tories cercassero di darlo, dimostrerebbero in modo incontrovertibile che il Regno Unito non è una partnership fra eguali e che – incredibilmente – Westminster non considera più il Regno Unito come un’unione volontaria di nazioni: ciò sarebbe di per sé un argomento potentissimo a favore dell’indipendenza”, ha concluso la First Minister nel suo discorso dopo la vittoria elettorale.

Johnson da parte sua – e dopo le bellicose dichiarazioni della vigilia sulla impossibilità di un referendum “divisivo” – ha adottato un tono più prudente, in una lettera in cui invita tutti i leader dei governi regionali ad un vertice sul dopo-epidemia e ricorda come “gli interessi dei cittadini del Regno Unito e in particolare della Scozia sino meglio protetto quando lavoriamo insieme, come dimostra la campagna vaccinale”. Una dichiarazione che di certo non convincerà né Sturgeon né gli altri governi regionali, dal momento che quando si è trattato di negoziare i dettagli della Brexit Londra ha fatto tutto da sola.

Si apre quindi lo scenario in cui Johnson o si vedrà costretto a capitolare politicamente (rischiando così una leadership interna che è uscita indenne dalla non brillante gestione della pandemia, grazie ad un’ottima campagna vaccinale) oppure dovrà finire davanti ai tribunali, in primis alla Corte Suprema britannica, con un esito imprevedibile e che costituirebbe un precedente anche per altri Paesi, come ad esempio la Spagna dove gli indipendentisti catalani, che hanno già maggioranza di voti e seggi, seguono la vicenda con attenzione.

Eppure Johnson mostra soddisfazione dopo le elezioni locali inglesi che hanno visto una netta affermazione da parte dei Tories e un cattivo risultato laburista che rischia di mettere fine alla leadership di Keir Starmer. Oggi per i laburisti – che senza i voti scozzesi oggi patrimonio dell’Snp hanno scarse speranza a livello nazionale di superare un Partito conservatore che in Inghilterra rimane pressoché egemone – le buone notizie arrivano dal Galles, in cui hanno conquistato la metà esatta dei seggi, migliorando il risultato precedente – e soprattutto dalle municipali, in primo luogo Londra dove il sindaco uscente Sadiq Khan è stato riconfermato sia pure con uno scarto minore del previsto. Ma il Labour si è aggiudicato anche Liverpool e i super-sindaci delle miniregioni di Greater Manchester e Greater Liverpool, lasciando per ai Tories due municipi sui dodici in lizza. I Tory invece aprono un’altra breccia nel Red Wall, quella cintura di comuni di tradizione operaia nel Nord dell’Inghilterra che fu un tempo inespugnabile roccaforte laburista.

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Fonte : Today