Shevchenko a Sky: “Il rigore di Manchester mi ha cambiato la vita. Belotti mi somiglia”

L’ex attaccante del Milan, oggi ct dell’Ucraina, racconta in collegamento con “23” su Sky Sport le gioie vissute in rossonero: “Il rigore di Old Trafford contro la Juventus è stata un’emozione indescrivibile, ha cambiato la mia vita. Dopo la finale di Istanbul ho dormito poco bene per due mesi. Chi mi somiglia oggi in Italia? In parte, Belotti”. Domenica c’è Juve-Milan: “Partita sentita e fondamentale per entrambe”

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Contro la Juventus ha segnato sei reti con la maglia del Milan e il “rigore più importante” della sua vita, quello della vittoria nella finale di Champions League a Old Trafford nel 2003. “Quelle di quella sera a Manchester sono emozioni difficili da raccontare, quella partita ha cambiato la mia vita ed è stata la storia del calcio europeo” spiega Andriy Shevchenko in collegamento da Londra a “23”, su Sky Sport 24, con Marco Cattaneo e gli ex compagni di squadra Massimo Ambrosini e Billy Costacurta. “Ancelotti mi aveva chiesto di tirare il primo rigore e io ho detto che avrei calciato l’ultimo” ricorda Shevchenko. “Due anni dopo a Istanbul contro il Liverpool forse eravamo più nervosi – ammette – e per quel rigore sbagliato non ho dormito bene per un paio di mesi“.

“Il gol più bello? Contro la Roma”

“La mia vita, il mio calcio” è il sottotitolo dell’autobiografia appena uscita in libreria, scritta da Shevchenko con Alessandro Alciato. Nella top ten dei suoi gol scelta da Sky, al primo posto c’è il pallonetto a Buffon contro la Juventus a dicembre 2001: “Certo che era un tiro, sono stato fortunato a trovare quell’angolo là – sorride – al primo posto però ci avrei messo il gol contro la Roma di gennaio 2004, per me è uno dei più difficili tra quelli fatti“. Domenica sera intanto in Serie A sarà ancora Juventus-Milan, con vista sulla qualificazione per la Champions League: “Sicuramente per la Juve è un anno difficile, il Milan ha fatto un buon campionato poi ha pagato anche qualche infortunio di troppo – è la chiave di lettura di Shevchenko – sarà una partita molto sentita da entrambe. Pirlo è al primo anno, non è facile. Ha una squadra in fase di transizione e sono passaggi complessi da gestire. Gattuso? Rino sta facendo benissimo, ha avuto qualche problema con gli infortuni ma il campionato del Napoli è ottimo”.

“Michael Jordan l’atleta perfetto”

“Se mi considero più forte o gentile? Direi più gentile” risponde Shevchenko, ricordando l’aggettivo suggerito da Giorgio Armani nella postfazione del libro edito da Baldini+Castoldi. Parola di chi in carriera ha conquistato 16 trofei: cinque campionati ucraini, tre coppe nazionali, una Supercoppa d’Ucraina nella Dynamo Kiev, poi una Coppa d’Inghilterra e una Coppa di Lega nel Chelsea. Con la maglia del Milan ha conquistato uno scudetto, la Supercoppa Europea, la Supercoppa Italiana, una Champions League e una Coppa Italia, elenco a cui si aggiunge il Pallone d’oro nel 2004. Il riferimento, però, è nel basket: “Michael Jordan penso sia stato l’atleta perfetto, il più adatto allo sport che praticava”. In campo Sheva invece si trasforrmava: “Giocare le partite difficili mi piaceva sempre, in campo mi trasformavo. Da quando ho iniziato a giocare a calcio ho sempre avuto questo tipo di atteggiamento, ho sempre avuto fame e voglia di vincere. Volevo fare qualcosa di diverso dagli altri”.

Quel provino davanti a Galliani e Braida

L’album dei ricordi è ricco di aneddoti. Come quando a novembre del 1997 i giocatori del Milan guardarono la partita giocata dalla Dynamo Kiev a Barcellona, con Shevchenko a segno tre volte nel 4-0 al Camp Nou. “Quella squadra era davvero forte, vivevamo la Champions come l’unico modo di farci notare. Lobanovskyi si basava tanto su questo e calibrava i carichi di lavoro su quegli impegni. “Sapevo che tante squadre mi stavano seguendo” ricorda Sheva leggendo la relazione stilata quel giorno da Italo Galbiati. Fatta di poche righe, tante osservazioni felici e una chiosa: “Inutile aggiungere altro: è da Milan”. Andò diversamente alla prima partita giocata alla presenza di Adriano Galliani e Ariedo Braida allo stadio, contro il Panathinaikos: “Non giocai bene, infatti temevo che il Milan non mi comprasse più”. Costacurta ricorda anche la prima marcatura sull’attaccante ucraino, in occasione di un’amichevole tra Milan e Dynamo Kiev in cui Sheva era avversario. “Mi disse ‘se non vieni a Milanello ti meno’ e in partita l’ha fatto, ma sempre con classe” sorride l’ex attaccante, ora ct dell’Ucraina. “Al Milan sono stato accolto subito benissimo – racconta – Costacurta per me è stato un fratello maggiore”. 

“Belotti può somigliarmi nel modo di giocare”

Quando Ambrosini gli ricorda che Kakà lo superava dal punto di vista atletico, Shevchenko ribatte che “al Milan sono passati grandi atleti. Un giorno facemmo un test di velocità sui 40 metri e fui impressionato dal tempo di Paolo Maldini, che a 36 anni correva più di tutti“. Poi si spende in elogi per il fuoriclasse brasliano: “Ricky mi piaceva tantissimo per la sua capacità di accelerare quando riceveva palla di spalle alla porta. Quando poi arrivava davanti alla linea della difesa, aveva sempre la freddezza di guardarsi intorno e fare il passaggio giusto. In questo è stato un fenomeno. Rui Costa giocava in maniera diversa, poi avevamo Pirlo che ti lanciava dai 40 metri, Serginho e Cafu con i loro cross, c’erano tanti talenti a supporto degli attaccanti”. Guardando alla Serie A oggi, invece, pochi dubbi: “L’attaccante che mi somiglia un pochino è Belotti“. Nessuno spazio per gli equivoci quando si parla di Superlega: “Non ne ho capito il senso – aggiunge Shevchenko – in particolare il modo in cui l’hanno presentato e le regole studiate. La Champions League offre la possibilità a squadre di tante nazioni di partecipare, non solo per poter vincere ma anche giocare partite inattese per la tua carriera”.

Fonte : Sky Sport