Stadio della Roma, la Raggi racconta la sua ‘verità’: “Lanzalone utile, Berdini contrario solo a parole”

Lanzalone è stato utile alla causa dello stadio fatto bene. Berdini invece è stato contrario solo a parole alla prima ipotesi progettuale, quella ereditata dall’amministrazione di centrosinistra. La Sindaca, chiamata a testimoniare nel processo che vede imputato l’ex numero uno di acea Luca Lanzalone ed altre 15 persone, ha raccontato la propria versione sulla vicenda dello stadio della Roma.

I grillini delle origini: contrari allo stadio

Nella sua narrazione, Raggi ha sintetizzato la strategia seguita dal M5s su un progetto che “quando eravamo all’opposizione della Giunta Marino” aveva visto la compagine pentastellata in “contrasto alla delibera di pubblico interesse” votata dalla precedente amministrazione. Anzi, la posizione del M5s era tale che “eravamo tutti dell’idea che uno dei primi atti da approvare, sarebbe stata la revoca della delibera di Marino”. Revoca mai arrivata, per una serie di ragioni. Motivi che la Sindaca ha provato a ricostruire, chiamando in causa ad esempio il suo ex assessore Paolo Berdini.

L’indice puntato su Berdini

“A parole era contrario allo stadio, nei fatti assolutamente no. La verità é che nella sostanza non ha mai avversato lo stadio” ha dichiarato Raggi, riferendosi a Paolo Berdini. “non solo non portò in giunta la delibera di revoca dell’interesse pubblico – ha inoltre sottolinetao la Sindaca, sempre riferendosi al suo primo assessore all’Urbanistica – ma addirittura aderiì alla conferenza dei servizi avviata in Regione sul progetto stadio”. 

La paura di revocare la delibera

La delibera sul pubblico interesse, nel racconto della Sindaca, assume un ruolo chiave. Anche per il timore legato alla sua revoca. “L’avvocatura ci diceva, essendo passati i 18 mesi per la revoca della delibera, ‘se tornate indietro oggi rischiate un risarcimento danni e la richiesta di indennizzo per danno da contratto’” ha riferito la sindaca ai giudici. In quel frangente, difronte ad una maggioranza divisa tra quanti ritenevano di far saltare il progetto e quanti, invece, temevano richieste risarcitorie, il Campidoglio si è trovato difronte ad una sola scelta.

Lo stadio fatto bene e Lanzalone

 “L’unica soluzione ammissibile era sedersi al tavolo con i proponenti e trattare sull’abbattimento delle cubature per limitare il danno, lavorando sulle opere che non impattavano sullo stadio. Tanto che alla fine arrivammo al progetto di uno stadio fatto bene”. In questo contesto assume anche un ruolo centrale la figura dell’avvocato Luca Lanzalone, poi diventato numero uno di Acea. “Lanzalone ci aiutò a rappresentare a Beppe Grillo le oggettive difficoltà, al limite dell’impossibilità, di tornare indietro e quindi anche Beppe tornò indietro visto che stavamo sterzando su un progetto di minore impatto e sostenibile dal punto di vista ambientale ed energetico” ha spiegato la sindaca.

Ricapitolando: il M5s era contrario al progetto dello stadio a Tor di Valle. Ma non ha fatto nulla per ritirare la delibera di pubblica utilità. Di conseguenza ha deciso di convincere la controparte ad accettare un progetto meno impattante sul piano delle cubature – ma anche con meno opere pubbliche da portare a compensazione. Quel progetto è infine saltato, com’è noto, per la scelta unilaterale dell’attuale proprietà giallorossa. Il racconto della Sindaca ai giudici, però, ha finito per attirare nuove critiche da parte dell’opposizione.

Il Giano bifronte

“Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ammette di aver fatto perdere cinque anni alla città di Roma, alla As Roma e ai tifosi della Roma, illudendo sia loro sia i propri sostenitori contrari al progetto”ha commentato Alfredo Becchetti, coordinatore romano della Lega. “Come Giano bifronte la Raggi ci presenta ogni volta una faccia diversa, ogni volta una risposta diversa a seconda dell’opportunità” ha protestato Maurizio Politi, capogruppo comunale della Lega. Adesso che il progetto dello “stadiofattobene” sembra sia saltato, su richiesta dei Friedkin e tra le proteste di Eurnova, il Campidoglio sembra intenzionato a ritirare la delibera sulla pubblica utilità. Ora andrebbe però chiarito anche perchè, oggi, quest’operazione non fa più paura alla maggioranza pentastellata. Ma questa è già un’altra storia.

Fonte : Roma Today