Omicidio Cerciello Rega: ergastolo per Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth

Redazione 06 maggio 2021 04:46

Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate nel luglio del 2019 a Roma. Lo hanno deciso i giudici della prima corte d’Assise di Roma al termine di una camera di consiglio-fiume durata oltre 13 ore. 

Omicidio Cerciello Rega: ergastolo per Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth

“Una sentenza che non scalfisce la nostra convinzione che Gabriel Natale Hjorth sia assolutamente innocente. Leggeremo le motivazioni ma faremo sicuramente appello”, ha commentato a caldo l’avvocato Fabio Alonzi. La corte ha disposto un milione di euro circa a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva e due mesi di isolamento diurno, uno in più di quanto era stato sollecitato dalla Procura. È stato quindi accolto totalmente l’impianto accusatorio della Procura che aveva sollecitato due ergastoli per i californiani. Alla lettura della sentenza la vedova del militare dell’Arma, Rosa Maria Esilio, è scoppiata in lacrime abbracciando i parenti di Cerciello.

Il processo di primo grado si chiude dopo oltre cinquanta udienze. Era iniziato proprio a pochi giorni dal primo lockdown ed era proseguito per l’intero periodo di chiusura totale. Nella requisitoria con cui il pm aveva sollecitato il carcere a vita per i due imputati il rappresentante dell’accusa, Maria Sabina Calabretta, ha affermato che questa vicenda è caratterizzata da “fatti gravi” e “grave è l’ingiustizia che è stata commessa contro un uomo buono, che stava lavorando”.

Durante la requisitoria il Pm ha ricostruito quanto accaduto quella notte. Il tentativo di comprare droga a Trastevere, il furto dello zaino da parte di Sergio Brugiatelli e la “trattativa” per la sua restituzione sfociata nell’accoltellamento mentre Cerciello era in compagnia del collega Andrea Varriale. Poi la fuga nell’albergo in zona Prati. “Non fu legittima difesa, entrambi sono andati all’incontro preparandosi, erano pronti a tutto. Non si sono preoccupati della salute della vittima, sono scappati e hanno nascosto il coltello”, ha dichiarato in aula il pm. 

Perché “i carabinieri si sono qualificati, hanno mostrato il tesserino ed erano in servizio: si sono avvicinati frontalmente, non alle spalle. Cerciello non è stato ammazzato con una coltellata ma con undici fendenti in meno di trenta secondi. La vittima non avuto il tempo di elaborare nessuna difesa attiva” e comunque “avrebbe potuto poco anche se fosse stato armato e non lo era”.  

L’omicidio Cerciello Rega

I carabinieri Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale furono chiamati a intervenire per “il cavallo di ritorno” perché erano di pattuglia in abiti civili, dunque non con i colori di istituto: niente divise e armi in vista, tutto per non dare nell”occhio. Si fa sempre così in casi del genere. Il loro compito, la notte tra giovedì e venerdì, era quello di presentarsi all’appuntamento con i due americani al posto del derubato Sergio B., al quale avevano chiesto soldi e droga in cambio dello zaino rubato. Si fossero presentati in uniforme, l’operazione sarebbe stata a rischio perché i ladri alla vista di una gazzella del 112 sarebbero scappati. Poi le cose sono andate diversamente.

I carabinieri Varriale e Rega vengono chiamati in piazza Mastai da 4 colleghi che, liberi dal servizio, hanno visto alcune persone muoversi con fare sospetto. Salgono su un motorino e provano a inseguire quelle persone. Provano a fermare Sergio B., poi lo spacciatore, quindi Natale Hjorth, l’americano che viene accompagnato a comprare lo stupefacente e che viene sorpreso a raccogliere un involucro da terra, che spiegherà essere aspirina prima di consegnarlo al militare. Il carabiniere non può sapere che due ore più tardi quel ragazzo dai capelli biondi, riuscito a dileguarsi, assisterà all’omicidio del suo collega. 

Leggendo gli atti e confrontandoli con le dichiarazioni dei due ragazzi americani, vi è la certezza che l’aggressione è stata immediata, nel momento in cui i due militari si sono qualificati. Il vicebrigadiere Rega è stato colpito ripetutamente all’addome ancora prima che potesse azzardare un disperato tentativo di difendersi. “Fermati, siamo carabinieri, basta!” ha provato a gridare la vittima prima di accasciarsi a terra. I due aggressori, hanno fatto intendere, che pensavano fossero due loschi personaggi mandati dal Sergio B. ma quando i carabinieri si sono avvicinati gli sono saltati addosso. Quando la rissa è finita Varriale ha pensato a soccorrere il collega colpito da 11 coltellate anziché sparare al buio.

Continua a leggere su Today.it

Fonte : Today