Ex Snia, il Comune si muove verso l’esproprio. I residenti: “A Raggi chiediamo atti concreti”

Dopo l’ampliamento del monumento naturale, “si proceda subito con l’esproprio”. All’indomani del via libera della Regione Lazio all’allargamento delle tutele alla parte privata dell’ex area industriale della Snia Viscosa, festeggiato come “un passo verso la vittoria” dai residenti che da anni si battono per la salvaguardia del sito, la mobilitazione non si arresta. Le questioni aperte sono state affrontate mercoledì mattina da buona parte delle istituzioni coinvolte (assessorato comunale all’Urbanistica, V Municipio, Polizia locale, Soprintendenza, Prefettura) e dalle realtà territoriali nel corso di una commissione capitolina congiunta Ambiente e Cultura, convocata d’urgenza dai rispettivi presidenti, Daniele Diaco ed Eleonora Guadagno, allertati dalle “denunce di danno ambientale” causato dalle operazioni di sbancamento e disboscamento avviati ormai un mese e mezzo fa dalla proprietà, una società del gruppo immobiliare Pulcini. 

In primis, proprio lo stop all’attività delle ruspe “che sono al lavoro anche mentre stiamo parlando”, ricorda ai presenti Alessandra Valentinelli, urbanista e parte del Forum territoriale del Parco delle Energie. Poi, l’esproprio da parte del Comune di Roma. Residenti e attivisti spingono per un “atto concreto della sindaca Virginia Raggi e degli uffici competenti prima della fine del mandato”. In commissione hanno chiesto “un esproprio d’urgenza, motivato dalla compromissione dell’integrità fisica e funzionale del monumento naturale e dalla distruzione e rischio di perdita di habitat di pregio causati dallo sbancamento in corso”, ha spiegato Valentinelli. Al percorso, “va associata una variante urbanistica che definisca l’area come un ganglio primario delle rete ecologica cittadina”. 

Nel corso della commissione è emersa una chiara disponibilità dell’assessorato all’Urbanistica e della maggioranza pentastellata, ma senza il ricorso a procedure d’urgenza. “Stiamo procedendo con la definizione di un progetto per l’uso pubblico dell’area, come condizione preliminare per arrivare all’esproprio”, ha spiegato l’assessore Luca Montuori. “Prima, però, bisogna formalizzare l’ampliamento del monumento naturale, elaborare insieme a Roma Natura un piano di uso del parco e definire i valori dell’area. Siamo da mesi al tavolo con tutti gli enti coinvolti per arrivare alla piena tutela, compresa la demanializzazione del lago”.

La volontà di procedere con l’acquisizione dell’area è stata messa nero su bianco anche dalla presidente della commissione Cultura, Eleonora Guadagno, che ha fatto sapere di aver “protocollato una proposta di delibera per formalizzare l’impegno di Roma Capitale ad attivarsi presso il Demanio dello Stato” per permetterne l’inserimento al patrimonio pubblico. La delibera chiede anche di “valutare le procedure di esproprio più veloci e adeguate delle zone che non risultano ancora di proprietà comunale”.

Nei fatti, a sbloccare la situazione è stato l’allargamento del perimetro del monumento naturale, che estenderà le tutele a tutto l’ex sito industriale, dove la natura è cresciuta spontanea negli anni fino a creare un ecosistema tutelato, con al centro il lago emerso dopo gli scavi per la realizzazione di un centro commerciale nel 1992. Il vincolo dell’area a ‘verde’, rispetto all’attuale destinazione a servizi cittadini, per l’amministrazione abbassa i costi dell’esproprio e facilita la definizione di un progetto di pubblico interesse. 

Sul fronte degli sbancamenti in corso nell’area privata, una novità è emersa dalla viceprefetta Raffaella Moscarella che ha spiegato di “aver già trasmesso al ministero dell’Ambiente la segnalazione di presunto danno ambientale” avanzata nei giorni scorsi dall’assessore all’Urbanistica comunale, Luca Montuori. Rocco Bochicchio, funzionario della Soprintendenza speciale, ha confermato l’assenza di autorizzazioni: “Non ci è arrivata alcuna richiesta nonostante si tratti di un’area vincolata e a quanto ci risulta è così anche per il dipartimento Ambiente”. Per entrare nell’area, “appurare ciò che è stato fatto e procedere di conseguenza”, Soprintendenza, Polizia locale, Guardia forestale, V municipio e Comune dovranno attendere il via libera del magistrato.

Prima di allora le istituzioni dovranno restare fuori, nonostante il lavoro delle ruspe non si sia arrestato. “Se non procediamo per step rischiamo che gli atti vengano inficiati”, le parole del comandante della polizia locale del V municipio, Mario De Sclavis. “Abbiamo bisogno di un decreto di ispezione della Procura e di una relazione da parte di tecnici qualificati che ci dica quale specie sono state abbattute e se sono stati commessi reati”. Nel frattempo, ha aggiunto, “non possiamo sospendere le attività lavorative, perché il proprietario è stato autorizzato da una diffida formale della Questura a pulire e bonificare l’area e perché non ho le competenze tecniche per certificare che i lavori non sono autorizzati”.

Per residenti e attivisti, che hanno lanciato il primo allarme l’11 marzo scorso, però non ci sono dubbi: “Quello a cui abbiamo assistito è la distruzione di un intero habitat, in parte protetto dalle direttive comunitarie. Un ecocidio, che si poteva evitare se già un anno fa il monumento naturale fosse stato esteso a tutta l’area. Ora siamo chiamati a evitarlo per il futuro”, la denuncia di Enzo De Martino, del Forum territoriale del Parco delle Energie.

A chiedere lo stop delle ruspe anche Raniero Maggini, presidente del Wwf Roma e Area Metropolitana: “Dovrà essere accertata l’entità del danno ambientale già causato ma affinché questo non divenga ancor più grave è urgente fermare immediatamente i lavori. Le ruspe continuano infatti a muovere terreno, a cancellare vegetazione in pieno periodo di nidificazione in totale assenza di autorizzazioni, che non possono essere certamente eluse”.

Per questo, nonostante i riconoscimenti arrivati nelle ultime ore da Regione e Comune, la mobilitazione è stata convocata anche per giovedì mattina. Poi venerdì 7 maggio, dalle ore 8, il presidio si sposterà davanti al cancello dell’area privata su via Prenestina: “Pretendiamo il sequestro dell’area e il risarcimento del danno ambientale a tutta la collettività”.

Fonte : Roma Today