Rai/ E se i partiti aderissero a un nuovo equilibrio con nomine indipendenti?

Un’idea per il cambio dei vertici Rai? Dopo il cambio della maggioranza politica che ha espresso l’attuale presidente Foa (Lega) e l’amministratore delegato Salini (grillino) e visto che ora tutti i partiti (salvo Fdi della Meloni, peraltro ben rappresentata nel cda Rai) sono uniti nella maggioranza che sostiene il premier Draghi, come si fa, in base al vecchio manuale Cencelli tuttora in uso, ad accontentare con poltrone di area tutti i partiti, di destra e di sinistra ora alleati nel sostegno a Draghi?

Le poltrone andrebbero aumentate a dismisura per accontentare tutti e l’amalgama politico tra candidati di destra e di sinistra sarebbe impossibile, con conseguente paralisi gestionale dell’azienda, già in grandi difficoltà strategiche ed economiche.

E allora l’azionista di maggioranza, il padrone formale dell’azienda, ossia il governo proponga un disarmo generale e condiviso da tutti i partiti e trovi un nuovo equilibrio e una nuova par condicio per sottrazione e non per addizione, nominando solo manager senza casacca, indipendenti, presi dal mercato in base ai curriculum, ai risultati e alle competenze.

Non solo per Cda e figure apicali, ma anche per direttori e vicedirettori di reti e testate, locali e nazionali, e per li rami arrivando fino all’ultimo caposervizio. Tutte figure finora lottizzate.

In tal modo la partitocrazia imperante, rinunciando ciascuno al proprio spicchio di potere, siglerebbe una sorta di armistizio e di patto di neutralità e non belligeranza e anziché lanciarsi nella corsa a piazzare propri uomini di fiducia, verrebbe garantita nei suoi equilibri dai vantaggi ricavabili dal disarmo dell’avversario e dall’equidistanza neutrale dei nuovi manager non lottizzati. Certo, la partitocrazia rinuncerebbe a prebende e manovre di sottogoverno, assunzioni di parte di nani, ballerine e addetti stampa, incarichi, promozioni, contratti e budget.

Ma darebbe cosi impulso a una maggiore efficienza, liberando l’azienda da pesanti lacci e lacciuoli, pesi e contrappesi clientelari, diventando finalmente un’azienda normale, orientata non dall’interesse dei partiti azionisti di fatto, bensì dalla managerialità, dall’interesse dei lettori e dal rispetto del pluralismo e della liberta’ d’informazione e d’opinione.

Ci può stare? Sarebbe un segnale politico intelligente e politicamente poco costoso, visti i ritorni politici e d’immagine complessiva per l’intero Sistema e per tutti i partiti aderenti… Una sorta di riscatto, uno stop a lotte di potere e guerre per bande, un segnale in controtendenza verso un’Italia diversa che tutti a parole dicono di auspicare.

Basta che un segretario, magari il serio e nuovo Enrico Letta, condivida questa proposta di discontinuità, la faccia propria e la avanzi nelle sedi deputate. Sarebbe un gesto politico rivoluzionario, gravido di conseguenze positive.

Fonte : Affari Italiani