Governo Draghi, tre decreti per la fase 2 con un pensiero al Quirinale

Redazione 04 maggio 2021 04:33

Tre decreti in arrivo per inaugurare con slancio la fase 2 del suo governo. E un pensiero verso il Quirinale. Dopo le riaperture dal 26 aprile Mario Draghi avrà un mese di maggio molto impegnativo: sarà il momento di lavorare ai progetti inviati alla Commissione Europea con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al Decreto Sostegni Bis e a un piano di semplificazione amministrativa e di assunzioni per la pubblica amministrazione. 

Governo Draghi, tre decreti per la fase 2 con un pensiero al Quirinale

Sul tavolo ci sono anche le nomine in Rai dopo il caso Fedez e la trattativa con i sindacati sulle pensioni. Ma l’ex presidente della Bce adesso considera prioritario altro. Anche perché nel frattempo con il raggiungimento della soglia dei 500mila vaccinati al giorno il piano del generale Francesco Paolo Figliuolo sembra aver preso finalmente il via. E i numeri dell’epidemia cominciano a seguire la curva della discesa, al netto delle previsioni degli esperti che prevedono una ripresa dei contagi a partire da metà maggio proprio a causa della zona gialla e delle riaperture delle attività commerciali. 

Ma per adesso c’è l’economia nel focus. E qualche segnale è anche positivo. Nel senso che il prodotto interno lordo nell’ecatombe causata dal coronavirus Sars-CoV-2 è calato, sì, ma meno di quello tedesco e, per una volta, l’Italia ha fatto addirittura meglio della zona euro (-1,8%). Per questo la Commissione nelle sue previsioni si attende un rimbalzo del 4% nel 2021. Spinta dai soldi pubblici del Pnrr, come ha spiegato ieri Carlo Cottarelli su La Stampa. Ma la ripresa va accompagnata. Per questo si comincerà con le norme sulla governance del Recovery Plan, che prevederanno la possibilità da parte del governo di prendere le redini della realizzazione dei progetti in caso di intoppi burocratici. Un modo per assicurare i tempi di realizzazione anche a Bruxelles.

Poi c’è il Decreto Sostegni Bis, il nuovo provvedimento da 40 miliardi a sostegno delle attività economiche danneggiate da Covid-19 e dalle chiusure. A breve, forse già giovedì, arriverà l’ok per il rinvio al 31 maggio della riscossione e per la spalmatura in dieci anni delle cartelle esattoriali. Insieme, arriveranno nuovi contributi a fondo perduto per le imprese più colpite dalla crisi Covid, garanzie sulla liquidità, incentivi per la ripartenza. Ma anche nuovi aiuti a chi rischia di rimanere più indietro, dai buoni spesa al reddito di emergenza, una mano agli under 36 per comprare casa senza pagare tasse e un nuovo pacchetto di misure per gli enti locali e per la sanità, compresi fondi per rimborsare le società sportive per i tamponi, indispensabili per fare ripartire i campionati.

SuperMario verso il Colle, ma…

Ma questo è soltanto l’inizio. Perché intanto Draghi, come aveva annunciato all’epoca dei colloqui con i partiti in Parlamento quando il suo esecutivo era ancora in fase di formazione, lavora anche a una serie di misure di semplificazione amministrativa che serviranno ad accelerare le procedure della pubblica amministrazione. Così come, di concerto con il ministro Renato Brunetta, all’assunzione straordinaria a tempo determinato di decine di migliaia di tecnici nelle strutture della PA. 

Repubblica scrive oggi che la regia dei tre decreti è stata affidata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, mentre il consigliere giuridico del presidente Draghi, Marco D’Alberti, sta lavorando al decreto sulla pubblica amministrazione insieme al ministro Brunetta.

Difficile che ci siano sorprese sulla governance del Recovery Plan che il premier ha deciso di concentrare tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia. Più strategico di quanto possa apparire («è cruciale per il governo», ha detto Draghi) il secondo provvedimento che potrebbe contenere anche le nuove regole per le assunzioni a tempo determinato negli uffici pubblici, perché è del tutto evidente che l’attuale pubblica amministrazione non è adeguata al disegno del Recovery Plan che punta sulla transizione digitale.

E poi? E poi c’è il calendario. Che ricorda al Parlamento e al governo l’avvicinarsi del semestre bianco, ovvero di quei sei mesi che mancano alla scadenza del mandato settennale del presidente della Repubblica e nei quali è impossibile sciogliere le camere. Il semestre bianco si andrà ad incrociare con la tornata di elezioni amministrative nelle grandi città. In un quadro che potrebbe favorire la balcanizzazione del quadro politico e della maggioranza che attualmente lo sostiene. Specialmente se qualcuno perderà in maniera netta. E deciderà che la sconfitta deriva dall’appoggio al governo Draghi. 

Cronaca di un’ascesa annunciata

È proprio il semestre bianco l’ultimo ostacolo che dovrà fronteggiare Draghi. Perché se rischia di cadere, può farlo soltanto mentre non si può andare a nuove elezioni. Ma una caduta metterebbe in pericolo il Recovery Plan e rischierebbe di far crollare tutta la costruzione di senso che in questi giorni i giornali europei stanno mettendo su inneggiando alla sua leadership in Europa come successore di Angela Merkel, che si ritirerà quest’anno lasciando un vuoto nel simbolo dell’unità dell’Unione Europea che altri leader come Emmanuel Macron, afflitti da problemi interni, non sono in grado di incarnare. 

All’inizio del 2022, poi, sarà la volta del Quirinale. La scadenza del mandato di Sergio Mattarella porterà la candidatura forte di Draghi al Colle. Che verrà spinta probabilmente soprattutto da quel centrodestra che lo vede come un ostacolo verso la conquista di Palazzo Chigi. Se Draghi va al Quirinale, invece, si aprirà una partita importante sulla legislatura che va in scadenza nel 2023. Perché è altrettanto probabile che Salvini e Berlusconi (ovvero il centrodestra di governo, come amano firmarsi) diano il via libera soltanto in cambio di una data per le elezioni anticipate. 

C’è uno scenario alternativo a questo, che rimane il più probabile. E che vede il rinvio dell’approdo al Quirinale per Draghi, che così potrebbe completare il suo lavoro fino al 2023. Ma chi potrebbe diventare presidente della Repubblica al suo posto? Il nome che si fa a sinistra è il solito: quello di Romano Prodi. Che però si è già chiamato fuori per sopraggiunti limiti di età. E in ogni caso la carica dura sette anni. Per Draghi non sarebbe un rinvio, ma un addio. Un’altra ipotesi circolata nelle scorse settimane era quella di un bis a tempo di Mattarella, come successe per Napolitano. Ma l’attuale inquilino del Colle durante il suo messaggio di Capodanno ha esplicitamente escluso l’ipotesi. 

E quindi, anche se l’Europa vorrebbe Draghi a Palazzo Chigi almeno fino alla fine del lavoro sul Recovery Plan, per adesso lo scenario più probabile è quello che lo vede in ascesa verso il Colle nei primi mesi del 2022. Un piano perfetto. A cui manca soltanto un difetto. 

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Fonte : Today