Premi Oscar: la terribile storia di Better Days, candidato 2021 censurato in Cina

Gli Oscar 2021 sono alle porte, ma fra tutti i candidati ce n’è uno in particolare che ha dovuto lottare molto (ma molto) più degli altri per arrivare dov’è oggi: si tratta di Better Days di Derek Tsang, del quale vi avevamo parlato ai tempi del Far East Festival di Udine dello scorso anno.

Il film oggi è nominato nella cinquina dei migliori lungometraggi internazionali, la categoria nota fino a qualche anno fa come ‘miglior film straniero’, ma la strada per arrivare al Dolby Theatre è stata particolarmente in salita: distribuito in Cina nell’ottobre 2019, ha incassato $223 milioni di dollari (una cifra che supera di 40 volte i guadagni totali degli altri quattro candidati internazionali messi insieme) e accumulato una serie di premi casalinghi, come gli Hong Kong Film Awards e i Golden Rooster Awards.

Eppure, nonostante questi risultati, Better Days è diventato una sorta di mosca bianca che nessuno vuole rivendicare pienamente – né il regista del film, né Hong Kong né la Cina continentale. E la situazione, alquanto complessa, ha origine dalle forti repressioni governative e nazionaliste del paese.

Tutto inizia al Festival di Berlino 2019, quando Better Days da un giorno all’altro scompare misteriosamente dal programma dell’evento che avrebbe dovuto ospitare la sua anteprima mondiale. Secondo quanto riportato il film non ha ricevuto l’approvazione dalla China Film Administration, e pur essendo classificato come un film di Hong Kong – dove la regolamentazione dei contenuti gode di un sistema di classificazione molto simile alla hollywoodiana MPAA con interferenze politiche molto limitate – Better Days nasce per il mercato cinese continentale, il che significa che quell’approvazione sarebbe stata vitale per il suo futuro. Così, Tsang e il suo team iniziano una post-produzione a dir poco travagliata, con mesi e mesi mesi passati ad apportare modifiche al film al fine di soddisfare le richieste di Pechino.

Secondo fonti vicine alla produzione – che hanno parlato in modo anonimo a causa dell’attenzione che sta girando intorno al film in patria – Tsang avrebbe ricevuto istruzioni dirette dagli investitori cinesi del film e dalla censura del governo su come rimodellare alcune scene. Si sarebbe trattato di un lungo tira e molla che ha visto il cineasta e i suoi collaboratori testare ripetutamente i limiti concessi dal governo, presentando di volta in volta una nuova versione ottimizzata col tentativo di ottenere finalmente l’approvazione (solo per sentirsi dire nuovamente no, tornare al montaggio e ricominciare).

È stato un po’ un tiro alla fune“, ha dichiarato una fonte vicina al film. “Ma il regista è stato irremovibile nel mantenere ciò che pensava fosse necessario per la sua storia e soprattutto per conservare la sua integrità, tutto per il bene del film. Voleva conservare la sua visione il più possibile. Così ha fatto del suo meglio per mantenere il punto“.

Secondo quanto riferito, Better Days si sarebbe scontrato con la censura principalmente per il ritratto poco lusinghiero che fa del suo paese: a metà del 2019, la Repubblica popolare cinese stava celebrando il suo 70esimo anniversario, e ai film e ai registi fu chiesto di celebrare lo sfarzo e i valori della nazione, certamente non di far luce sui mali che affliggono la società come invece fa l’opera di Tsang.

Alla fine di questa lotta, Better Days è diventato il primo film in lingua cinese ad essere nominato all’Oscar dai tempi di Hero di Zhang Yimou, nel lontano 2003.

Fonte : Everyeye