Violenza donne, la campagna contro i femminicidi compare nella notte alle pensiline Atac: “19 in 90 giorni”

Scritta bianca su sfondo nero: “19 femminicidi in 90 giorni”. Un QR code che, se fotografato, rimanda a un articolo sul tema. A fianco, il simbolo con la maschea delle lottatrici con la scritta Lucha y Siesta, diventata ormai l’icona della casa delle donne di via Lucio Sestio, sotto sgombero nell’ambito della dismissione degli immobili Atac.

I manifesti sono comparsi nella notte su alcune pensiline dei bus Atac per ricordare “l’incredibile numero, in continuo aumento, dei femminicidi compiuti nel Paese”, scrivono le attiviste. E’ il ‘Luchasegnale’, che si “è acceso mesi fa per fare luce sulla potenza e sulla necessità delle lotte transfemministe”, a far “parlare Roma di femminicidio”. Una campagna, si legge in un post di Lucha y siesta, “destinata ad essere già obsoleta”, come si legge nel testo a cui porta il QR code, perché “i femminicidi aumentano così in fretta da rendere velocemente superato ogni dato”.

E il dato che più di tutti, per le attiviste, rende l’idea della situazione è questo: “Mentre il numero totale degli omicidi continua a calare, anno dopo anno, quello dei femminicidi aumenta, giorno dopo giorno”. Si legge ancora nell’articolo: “Durante i primi sei mesi del 2020, il 45% degli omicidi sono stati femminicidi, con un incremento del 10% rispetto al 2019. Nei due mesi di lockdown più duro – aprile e maggio – la percentuale di donne uccise ha raggiunto il 50% sul totale degli omicidi: il 90% degli assassini sono membri della famiglia; il 61% sono partner o ex partner. Sempre più donne, quindi, sono uccise nelle relazioni cosiddette affettive”.

Il femminicidio “è l’estrema manifestazione della violenza di genere della società patriarcale. È la punta dell’iceberg sotto la quale ci sono migliaia di donne che quotidianamente subiscono violenza e non vengono credute e che quotidianamente scelgono di sottrarsi, opporsi, lottare ed autodeterminarsi, dando vita a spazi di libertà personali e collettivi”. Il femminicidio, continuano, “non è un’emergenza ma una questione politica. Norme, procedure e piani sono necessari ma non sufficienti a costruire le condizioni necessarie al cambiamento”. Per le attiviste di Lucha y Siesta “occorrono pratiche quotidiane, non interventi emergenziali; occorre una visione sistemica, e un approccio culturale, sociale e politico”.

Fonte : Roma Today