R.E.M., la storia di Everybody Hurts: da John Paul Jones dei Led Zeppelin al messaggio che salvò la vita di migliaia di giovani

I R.E.M. hanno detto che Everybody Hurts, il pezzo più intenso ed emozionante della loro carriera, uscito come singolo il 15 aprile del 1993, è nato con l’intenzione di: «Salvare delle vite». Un messaggio chiaro e diretto da parte di una band che ha conquistato il mercato e le classifiche senza perdere la propria integrità indie, lo stile poetico e la visione del rock e della musica in generale come forma d’arte in grado di unire ed elevare le persone.

Tutto questo è una melodia, una base ritmica creata dal batterista Bill Berry usando una drum machine Univox a partire da quello che il chitarrista Peter Buck ricorda come: «Una canzone country-western lunga un minuto, l’idea originale che Bill ha portato in studio» e un arrangiamento di archi magistrale curato da John Paul Jones dei Led Zeppelin. E poi c’ il testo, forse il più diretto e meno enigmatico della carriera dei REM: «Il motivo è semplice: è una canzone scritta apposta per i teenager» ha detto Peter Buck, «Anche se il messaggio funziona per persone di tutte le età».

Michael Stipe, che inizialmente voleva cantare Everybody Hurts in duetto con Patti Smith, affronta un tema difficile come il suicidio giovanile in drammatico aumento negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’90 tra la cosiddetta Generazione X con un ritornello che rappresenta il suo tentativo più sincero di comunicare con il mondo: “Quando sei sicuro / Di averne avuto abbastanza di questa vita, resisti. Non lasciarti andare / Perché tutti piangono / Tutti soffrono a volte.

Everybody Hurts viene lanciata da un videoclip geniale girato da Jake Scott e premiato con 4 MTV Music Awards, in cui le persone bloccate nelle loro automobili in un gigantesco ingorgo stradale sembrano riflettere sulla propria esistenza seguendo le parole di Michael Stipe. Arriva al n.29 in classifica in America e al n.7 in Inghilterra, diffonde il messaggio positivo nel mondo e diventa un pezzo simbolo del suono e dell’etica del rock anni ’90.  «Non ho il ricordo del momento esatto in cui l’ho cantata» ha detto Michael Stipe «La mia voce è così pura che quando la ascolto quasi non riesco a credere che sia mia. Istantaneamente è diventata una canzone che appartiene a tutti tranne che a noi».

Fonte : Virgin Radio