Shang-Chi, i Marvel Studios tra wuxia e supereroi: l’analisi del trailer

Anche se il rischio di una quarta ondata di contagi da Coronavirus non è del tutto scongiurato, mentre tutto dipenderà dalla buona continuazione di una campagna vaccinale ancora lenta e problematica, i cinema si preparano a riaprire tra mille dubbi, paure e incertezze dopo mesi di chiusura, e Hollywood accompagna questa “rinascita” sociale della Settima Arte. Non che si sia mai fermata, guardando soprattutto al video on demand e allo streaming, in ogni forma o genere, ma adesso che in America la metà della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid-19 e le sale stanno gradualmente riaprendo al pubblico (con tutte le misure precauzionali del caso), le grandi produzioni guardano nuovamente e finalmente al grande schermo.

Forse è un caso o forse no che proprio in un momento propizio come questo, i Marvel Studios abbiano deciso di pubblicare online il primo e avvincente trailer ufficiale dell’attesissimo Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, anticipato cinecomic diretto da Destin Daniel Cretton con protagonista Simu Liu. Mancano ancora cinque mesi prima dell’uscita in sala della new entry del MCU, e mentre attendiamo fiduciosi qualche nuova informazione, in queste righe cominciamo una copertura corposa del titolo partendo dall’analisi del primo footage del progetto.

Padri e figli

In un nostro articolo anteprima scritto nel luglio del 2019, il giorno dopo l’annuncio del film, ci accostavamo a Shang-Chi parlando di “terrorismo e arti marziali”, col senno di poi e ora più consapevoli dell’idea alla base del progetto sbagliando solo su uno dei due elementi. Mentre infatti le arti marziali appaiono fulcro e anima dell’azione e persino del rapporto tra il protagonista e i suoi complessi legami familiari, il terrorismo legato in verità ai Dieci Anelli sembra più distante e meno centrale di quanto previsto, anche perché l’organizzazione criminale guidata da Wenwu/Il Mandarino (Tony Leung) viene presentata in modo apparentemente diverso da quella vista in Iron Man e Iron Man 3.
Ancora più essenziale, è il contesto e il modo in cui Cretton e David Callaham (co-sceneggiatore) hanno scelto di utilizzare i Dieci Anelli, certamente come grande e spietata associazione criminale ma qui sfruttata come elemento leva per le origini di Shang-Chi, come suo pesante passato e improvviso presente. Non è onestamente chiaro se il film sarà strutturato con una narrazione regolare o sfasata, con flashback dell’adolescenza e dell’addestramento di Shang-Chi all’ombra del padre o mostrando una linea temporale dritta, ma appare chiaro che il titolo vuole giocare molto sull’eredità dei Dieci Anelli e sul passaggio di testimone tra padre e figlio, con il secondo costretto a scegliere chi essere e chi diventare, se continuare a oscurarsi all’ombra del perfido genitore o cominciare a brillare di luce propria, per altro positiva.

La scelta ci sembra abbastanza evidente ed è qui che immaginiamo cominceranno i problemi per il protagonista, a cui per anni (comunque successivi alla sua preparazione) Wenwu ha permesso di vivere la propria vita distante dall’organizzazione, come un adolescente e un ragazzo normale, tra lavori saltuari, amici, bevute, discoteche e quant’altro. Una volta arrivata la chiamata per il ritorno, come vediamo poi nel trailer, Shang-Chi viene messo davanti al pesante fardello della sua discendenza e obbligato a prendere definitivamente posizione.

Il cuore del film sembra questo e forse (qui si specula) in verità il protagonista potrebbe seguire anche la storyline originale a fumetti ed essere avvicinato da qualche membro di un’agenzia spionistica americana o inglese per “infiltrarsi” nei Dieci Anelli e provare a distruggerli dall’interno, inimicandosi poi padre e seguaci più accaniti (come il braccio destro e maestro di Shang-Chi, Death Dealer, quello con la maschera kabuki).

Sempre dal footage, comunque, notiamo delle sequenze che vanno indietro di centinaia di anni, e queste sono probabilmente legate alla nascita della leggendaria organizzazione, con guerre campali con tanto di curiosi mostri di stazza importante e combattimenti wuxia in foreste ricolme di bambù.

C’è una visione orientaleggiante miscelata a uno sguardo occidentale raffinato dalla mano di Cretton che rende Shang-Chi un progetto evidentemente diverso e nuovo per la Marvel, a suo modo coraggioso e che guarda con la solita Formula dello Studio a una cultura diversa e più ampia, approfondendola in modo consapevole anche attraverso i combattimenti e l’azione, che sembrano ottimamente coreografati e anche citazionisti, divertiti e situazionali, tra un film di Chad Stahelski, qualcosa di Jaume Collet- Serra (pensiamo a L’uomo sul treno), il giusto equilibrio formale alla Bruce Lee e un pizzico del Mr. Nice Guy del mitico Jackie Chan. Impossibile non aspettarlo con curiosità.

Fonte : Everyeye