Auguri Hayden Christensen: l’uomo dietro Anakin Skywalker compie 40 anni

Con la criticata trilogia sequel è stata rivalutata, perlomeno in parte, la trilogia prequel di Star Wars. Uscita all’alba del nuovo millennio, a fronte di incredibili incassi non ha mai convinto del tutto. La Minaccia Fantasma a oggi ha più difetti che pregi. Il tono, la stessa CGI e Jar Jar Binks sono quasi una pietra tombale sulla sua eredità. Il secondo film è stato per anni odiatissimo dai fan e non solo. Natalie Portman ricorda quell’esperienza come un vero incubo, che per poco non le distrusse la carriera. Eppure da quel marasma, oltre a un grande Conte Dooku di sua maestà Christopher Lee, emerse soprattutto un attore canadese classe 1981: Hayden Christensen. Per tutti, da allora, nel bene e nel male lui è stato Anakin Skywalker, l’angelo caduto della Forza, il prescelto, chi vi era prima di Darth Vader, che ora tornerà per la nuova serie su Obi-Wan Kenobi.
Il suo è il caso di un attore che è diventato sia iconico che osteggiato. Di fatto, a parte qualche altro film, la sua carriera fu allo stesso modo distrutta da quella trilogia. Ma se lo meritava? Davvero fu un Anakin così dimenticabile?

Il cast giusto per lo script sbagliato

La prima trilogia prequel ha avuto un grande alleato e un grande nemico, nella stessa persona: George Lucas. Creatore di un universo sensazionale, senza pari, uomo dalla fantasia e genuinità indiscutibili, non riuscì a gestire al meglio un ritorno tanto atteso dal punto di vista narrativo.
Il tono sfavillante e un po’ kitsch de L’Attacco dei Cloni creò un’atmosfera artificiosa che avrebbe poi ispirato in direzione opposta Peter Jackson per il suo Signore degli Anelli.
Lo script, curato da Lucas e da Jonathan Hales, rifletté tale inconsistenza. Hayden Christensen aveva 21 anni appena. Era un attore emergente che si era distinto in film come Il Giardino delle Vergini Suicide o L’Ultimo Sogno, ma neppure lui si sarebbe aspettato di venire scelto tra gli oltre 1600 candidati per il ruolo. Tra di loro vi erano anche nomi molto più blasonati, ma Lucas fu sicuro che solo quel ragazzo, che sottopose a ore di visione di film con James Dean per avere l’accento americano, potesse dargli ciò che cercava.
Il risultato non fu entusiasmante. La voce di Christensen (che mai era stata il suo pezzo forte) risultò innaturale, il che enfatizzò i dialoghi poco ritmati e l’inconsistenza dello script.

Un ragazzo perso dentro la sua paura

Eppure, al netto dei difetti della sceneggiatura e della regia (lo stesso intramezzo sentimentale con Padmé è così forzato e melenso da risultare involontariamente comico), Hayden in realtà fu esattamente ciò che doveva essere Anakin: un ragazzo perduto.
Il Prescelto in quella fase della sua vita è un incredibile crogiuolo di insicurezze, ardimento, talento ed eccessiva fiducia nei propri mezzi. Dentro c’è ancora quel qualcosa del bambino che vinse la corsa con gli sgusci e fece saltare in aria una stazione dei droidi. Ma la realtà, quella della guerra contro i Separatisti e soprattutto di un combattente spietato e infinitamente più temprato di lui come Dooku, lo fa scoprire molto più impreparato.
Christensen riuscì a rendere perfettamente anche il contrasto tra il suo personaggio e l’affabile, astuto e charmant Obi-Wan Kenobi di Ewan McGregor, così sicuro e stoico nel suo confidare nel Consiglio.
In Anakin invece emergeva già la crescente sensazione che qualcosa non andasse nella Repubblica, soprattutto che vi fosse una mancanza di leadership chiara e coerente. Il momento chiave, la morte della madre per mano dei Tusken, non venne sufficientemente sottolineato dal film. Oppure sì? Christensen mostrò benissimo la collera, la confusione, il senso di colpa e la sensazione di impotenza del padawan, che trovava nella giovane senatrice l’unica persona in grado di consolarlo e capirlo. Anakin grazie a Hayden Christensen risultò davvero solo ai nostri occhi, come sovente un ragazzo di vent’anni può essere.

Il volto dell’angelo caduto

La Vendetta dei Sith fu di gran lunga superiore ai primi due capitoli. E fu lì che Hayden si giocò molto meglio le sue carte. Per quanto perseguitato da una voce ben poco possente, compensò con espressività e anche physique du role (mise su 10 chili di muscoli per la parte). Il suo volto apparentemente angelico, sfregiato da una cicatrice e da due occhi sovente molto più oscuri e furenti di quanto apparissero agli altri Jedi, spezzò qualche milionata di cuori tra il pubblico.
In bilico tra il sotto e il sopra le righe, Anakin qui visse di una perfetta dualità, quasi fu un personaggio dalla doppia personalità. Mano a mano che si andava avanti parve sempre più disturbato, quasi folle in certi momenti.

La paura era tutto ciò che conosceva in quell’arco narrativo. Quella di perdere Padmé, del futuro, anzi del “distacco” come gli spiegò Yoda, con cui il possente ma avventato guerriero Jedi si confidò senza però andare troppo nello specifico. Il film ci mostrò anche la cecità e la mancanza di sensibilità del Consiglio Jedi, che invece di dargli fiducia o comunque di mostrare empatia nei suoi confronti, reagì con stizza alla nomina di Palpatine come suo rappresentante nel Consiglio.
La serie animata La Guerra dei Cloni avrebbe approfondito il suo progressivo distacco dai Jedi. Però occorre dire che Hayden rese perfettamente l’idea di un Anakin incapace di dominare le proprie emozioni, plagiato in modo sontuoso dalla malvagità di Palpatine.
Dal punto di vista fisico i combattimenti, in particolare il duello finale con il suo maestro Obi-Wan, furono un altro elemento non abbastanza considerato nella sua valutazione di attore. La superbia che precede la caduta, quel “tu sottovaluti il mio potere” prima di perdere quasi tutto su Mustafar, sono tra i momenti più iconici del cinema degli ultimi 25 anni. La sua stessa trasformazione in quell’essere che vive di assoluti ancora oggi mette i brividi.

Dopo quella trilogia, Christensen recitò nel brillante L’inventore di Favole, nel mediocre Awake – Anestesia Cosciente, e nel flop Jumper – Senza Confini.
Dopo di quello, Christensen sarebbe sostanzialmente stato tagliato fuori da grossi progetti, limitato in film di serie B o produzioni minori.
Eppure oggi è ancora il nostro Anakin Skywalker. Attore di buon livello, travolto da uno dei progetti produttivi più fiacchi ed elefantiaci del XXI secolo, avrebbe meritato maggior considerazione negli anni a venire. Ora però, con la nuova serie tv dedicata a Obi-Wan non solo riabbraccerà McGregor ma anche quel personaggio, uno dei più potenti villain della storia cinematografica, a cui donò molto di più di quanto ci si rendesse conto.

Fonte : Everyeye