Bauli in piazza, da Fiorella Mannoia a Emma Marrone: “Ridate dignità ai nostri lavoratori”

Da Milano a Roma, sei mesi dopo, con uno scenario rimasto pressoché identico salvo qualche barlume di speranza acceso dalle graduali riaperture promesse dal governo a partire dal 26 aprile, zona gialla permettendo e con il coprifuoco del caso. I lavoratori dello spettacolo tornano in piazza con i loro bauli. Dentro, al posto degli attrezzi del mestiere, la rabbia e la preoccupazione perché da 419 giorni non possono svolgere la loro professione. Dal dietro le quinte alla scena aperta, a piazza del Popolo, tecnici, direttori artistici, autori, promoter, facchini e maestranze hanno manifestato oggi per accendere i riflettori su una delle realtà più colpite dalla pandemia. Una filiera messa in ginocchio dal virus, ma anche da una gestione dell’emergenza spesso contraddittoria, a tratti scellerata.

In mille schierati per chiedere fondi, sostegni economici, ma soprattutto un’immediata calendarizzazione di un tavolo interministeriale che imposti modelli graduali di ripartenza del settore. Non si può più aspettare. “Ho preso sui duemila euro tra i vari bonus, questo il mio stipendio nell’ultimo anno” ci racconta Leonardo, tecnico audio, con una famiglia a casa. Non ha figli Matteo, fonico, ma non ha neanche prospettive: “Lavoro con una cooperativa dello spettacolo, ma non so quando potremo riprendere. Per ora ci sono solo ipotesi su quando ricominciare a lavorare, nessuna certezza”. Senza lavoro dal lockdown dell’anno scorso anche Davide, facchino che fa carico e scarico tra set e teatri, vicino a lui Alessia: “Faccio catering per i concerti e sono ferma dopo l’ultima data di Renato Zero. Dietro al mondo dello spettacolo ci sono tante figure, non solo quelle che si vedono su un palco”. E sul palco non ci è ancora mai salito Cesare, un cantante lirico arrivato dal Libano proprio per lavorare: “Avevo firmato un contratto per un anno, poi c’è stato il lockdown”. In piazza anche Diletta, giovanissima assistente di produzione, sul baule accanto Giorgia Galassi, corista di Eros Ramazzotti, di Bologna: “Siamo alla canna del gas. Parlano di riaprire gli stadi, non capisco quale sia la differenza con gli spettacoli dal vivo. Anche noi facciamo girare l’economia. Sapete quanto fattura un concerto allo stadio San Siro, ad esempio, anche solo in termini di gente che rimane a dormire? Sono tornata dal Canada finito il tour di Eros e sono ferma da un anno – spiega – Ho i chiesto i bonus del governo e mi è arrivata una mensilità e basta, 600 euro. Quasi una barzelletta, cosa ci fai? Sono fortunata perché sono single e non ho figli, ma tanti di noi hanno una famiglia da mantenere. Fortunatamente venivo da un tour così lungo e avevo fatto cassa, ma adesso se non si ricomincia a lavorare dovrò reinventarmi come hanno fatto tanti miei colleghi”. Come ha fatto Raffaele, titolare di una società che offre servizi per gli eventi, dalla segnaletica alla logistica: “Ho il personale in cassa integrazione, zero aiuti dallo Stato. Ad oggi ho incassato zero. Stiamo cambiando mestiere, siamo passati da Bruce Springsteen alle pescherie, facciamo impianti, cerchiamo di fare il possibile per tirare avanti finché non ripartirà il mondo dello spettacolo”. Una ripartenza che deve andare di pari passo a una riforma seria, chiede Fabrizio, tecnico audio: “La nostra categoria è devastata dalla precarietà e dal lavoro nero. Siamo qui oggi anche per chiedere una riforma dei contratti. La pandemia ha fatto esplodere questo vaso di Pandora con dentro tutte le problematiche di questo settore. Il governo deve occuparsi una volta per tutte di una riforma del lavoro seria e strutturale”. Bauli sbattuti per fare rumore, come ci spiega Thomas, che arriva da Firenze: “Sono il titolare di un’impresa che fornisce audio e luci. Ho 3 dipendenti in cassa integrazione, ma ho tantissimi collaboratori che hanno avuto aiuti non sufficienti. Soprattutto non è sufficiente la considerazione che ci riservano, come se fossimo un settore accessorio, non indispensabile. Sono termini che offendono categorie intere e professioni. Finora è stato tutto inadeguato”.

Da Fiorella Mannoia a Emma Marrone, tanti gli artisti in piazza

A piazza del Popolo, a far risuonari i bauli ai piedi del Pincio, anche tanti artisti, da Fiorella Mannoia a Manuel Agnelli, Diodato, Andrea Delogu, Giorgio Marchesi, Irene Ferri e ancora Max Gazzè, Daniele Silvestri, Giuliano Sangiorgi. “Chiediamo di essere visibili e di riprendere la dignità del nostro lavoro, di ripartire” dice ai microfoni di Today Alessandra Amoroso. A far sentire la sua voce anche Emma Marrone: “Chiediamo di essere ascoltati, ma soprattutto chiediamo che ascoltino i nostri grandissimi operatori dello spettacolo senza i quali non potremmo salire sul palco a fare il nostro lavoro. Se è vero che la musica, come l’arte, è una cosa meravigliosa e trasferisce bellezza, è vero anche che è un lavoro e come tale deve essere trattato, con pari diritti – spiega la cantante – I nostri lavoratori hanno patito parecchio perché non sono stati appoggiati in pieno in questa emergenza. C’è speranza ma dobbiamo anche metterci una mano sulla coscienza e capire che siamo tutti responsabili di quello che succederà. Riaprire non vuol dire smettere di rispettare le regole”. Ci tiene a precisare Flavio Insinna: “Qui ci sono persone che fanno un lavoro straordinario, ognuno nel proprio settore. Perché è un lavoro. Forse c’è confusione, si pensa allo spettacolo come a lustrini e paillettes. E’ un lavoro e ha una sua dignità e soprattutto c’è un milione di persone che vive di questo”. La riapertura sembra vicina questa volta, nonostante le regole siano limitanti, ma è comunque un passo come assicura Fiorella Mannoia: “Dobbiamo ripartire. Abbiamo rispettato i tempi perché la salute viene prima di tutto, ma d’estate, distanziati e rispettando le regole, noi possiamo dare il nostro contributo per fare in modo che tutta questa gente ritorni a lavorare. Abbiamo apprezzato questa apertura – spiega la cantautrice – Già è un passo, l’importante è ripartire. Queste persone sono brave a organizzare un palco e sono certa saranno brave anche a organizzare le entrate e le uscite con una precisione e un rispetto delle regole che sarà encomiabile”.

“In 14 mesi non è cambiato nulla”

I lavoratori dello spettacolo sono scesi di nuovo in piazza e scenderanno ancora se necessario, assicura Fabio Pazzini, membro del direttivo dei Bauli: “Questo flashmob vuol dire che in 14 mesi non è cambiato nulla, soprattutto dalla manifestazione che avevamo fatto a ottobre a Milano, con le stesse modalità ma cinquecento bauli anziché i mille di oggi perché i problemi sono raddoppiati. Non è cambiato niente – fa sapere – anzi la situazione è peggiorata e nonostante gli annunci, di cui non crediamo l’efficacia, vogliamo far sentire la nostra voce. Nostra dei lavoratori e nostra come imprenditori della filiera. Negli altri paesi stanno pensando a dei protocolli per riaprire in sicurezza – conclude – non sono certo dei pazzi. Se lo fanno gli altri possiamo farlo anche noi”.

L’esercito dei Bauli è tornato sul campo di battaglia in attesa di ritornare presto nei teatri, cinema, backstage, in regia, nei camerini, a scrivere e vendere spettacoli. Show must go on. Stavolta davvero. 

Il flashmbob 

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Fonte : Today