Roma e l’accoglienza che non c’è: gli sgomberati di palazzo Selam ora dormono per strada

Per strada con i materassi. Una cinquantina di persone accampate in giro per la città a piccoli gruppi, tanto che è difficile, anche per chi condivideva gli stessi spazi, sapere dove. È questo il risultato dello sgombero messo in campo dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica della Prefettura di Roma il 1 aprile scorso, finalizzato a svuotare i sotterranei del Selam Palace, gli ex uffici di via Cavaglieri occupati dal 2006 da rifugiati somali, eritrei, sudanesi ed etiopi. Il motivo, aveva spiegato la Questura di Roma con una nota, “il grave stato di degrado dal punto di vista igienico sanitario”. Con “materiali fortuna erano stati costruiti dei box, all’interno dei quali sono stati trovati vari materassi”.

Da qualche giorno, però, la maggior parte delle 72 persone che sono state identificate quella mattina, “tutte in possesso di permesso di soggiorno per motivi di protezione umanitaria”, dormono per strada. Dopo aver passato poco più di una settimana accampati nel cortile dell’occupazione, da qualche giorno si sono dispersi per le strade, nei giardini, sotto i ponti o nei pressi delle stazioni. Il giorno dello sgombero per le persone identificate e allontanate dal seminterrato in cui abitavano, che in seguito è stato murato, non è stata prevista alcuna soluzione alternativa.

All’operazione di polizia era presente solo una mediatrice culturale, ma non la Sala operativa sociale del Comune di Roma, che avrebbe dovuto valutare le singole posizioni e fornire una soluzione alternativa alla strada, anche se emergenziale. Fin dalle prime ore dopo l’operazione, dall’assessorato alle Politiche sociali capitolino hanno fatto sapere che l’intera operazione è stata nelle mani della Prefettura. L’amministrazione comunale non ha predisposto alcun intervento, nemmeno nei giorni successivi allo sgombero, nonostante le persone siano rimaste accampate all’esterno del Selam Palace.

Solo lunedì scorso, in seguito a un presidio di protesta dei rifugiati insieme all’associazione Nonna Roma e ad altre realtà solidali davanti al dipartimento Politiche sociali di viale Manzoni, c’è stata l’apertura delle istituzioni ad analizzare e risolvere la situazione caso per caso. “In questi giorni stiamo lavorando per raggiungere tutte le persone sgomberate e stilare una lista da presentare alle istituzioni”, spiega a Romatoday Alberto Campailla, presidente di Nonna Roma, che insieme a Pensare Migrante sta seguendo il caso. Intanto, i rifugiati attendono per strada.

Fonte : Roma Today