Appello al patriarca Kirill perché salvi Naval’nyj. …

L’appello è contenuto in una lettera aperta dell’attivista Zoja Svetova. Il blogger oppositore di Putin è in sciopero della fame da 15 giorni e ha perso 10 kg. Rifiutata la sua richiesta per avere una copia del Corano e della Torà. Il disprezzo di Ramzan Kadyrov, l’islamico capo ceceno, amico di Putin. Perquisita la sede e bloccata la pubblicazione della rivista internet Doxa. La lotta contro una probabile vittoria dei “navalnisti” alle elezioni parlamentari.

Mosca (AsiaNews) – Il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) interceda in favore di Aleksej Naval’nyj, perché gli siano concesse cure mediche qualificate. È l’appello contenuto in una lettera aperta di Zoja Svetova (figlia della dissidente antisovietica Zoja Krakhmal’nikova), nota attivista per i diritti umani e osservatrice di MBK media.

L’oppositore di Putin ha iniziato da 15 giorni uno sciopero della fame, in seguito al quale ha perso oltre 10 chili, e le sue condizioni fisiche sono debilitate.

Nell’appello, la Svetova chiede a Kirill: “Lei ha sentito che a pochi chilometri da Mosca, nella cittadina di Pokrov, già da due settimane è in sciopero della fame il cristiano Aleksej Naval’nyj? (…) Egli soffre anche per le conseguenze dell’avvelenamento, e non è necessario essere medici, per capire che Aleksej è in grave rischio per la sua vita… Invochiamo la Sua misericordia; il direttore del lager non ci ascolta, ma potrebbe ascoltare Sua Santità”.

Naval’nyj ha anche fatto richiesta di poter leggere la copia del Corano da lui portata nel lager, ma gli è stata negata (i suoi libri sono sottoposti a verifica per “estremismo”), e per questo avrebbe fatto appello contro la dirigenza del campo.

Il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov, governatore di fede islamica molto vicino a Putin, si è a sua volta rivolto ai capi della colonia n.2 di Pokrov, chiedendo di non dare il libro del Profeta “al politico islamofobo, che userebbe il Corano per i suoi scopi politici, usando le sue citazioni come provocazioni”. Il leader ceceno ha accusato Naval’nyj di essere “un nemico e un traditore che ha svenduto la sua Patria… ne abbiamo visti tanti di questi sobillatori in vendita, che non hanno principi morali e rispetto per la cultura e la religione, che indossano la maschera della sincerità e della purezza, conosciamo i loro metodi di sabotaggio”.

Insieme al Corano, Naval’nyj avrebbe fatto richieste di copie di altri libri sacri di sua appartenenza, o per lui ordinati in libreria dagli amici, tra cui anche la Torah ebraica e il Talmud. I rappresentanti della comunità ebraica, a differenza dei musulmani, hanno dichiarato di “non essere affatto preoccupati se a Naval’nyj interessa la tradizione ebraica… nell’ultimo anno abbiamo pubblicato oltre 100 mila esemplari della Torah, credo che sia un testo che può interessare chiunque”, ha detto il capo delle relazioni pubbliche della Federazione russa delle comunità ebraiche, Borukh Gorin.

Nel frattempo, in tutto il Paese continuano perquisizioni, limitazioni e arresti nei confronti dei membri dei gruppi di sostegno a Naval’nyj a livello regionale. Vicino al lager dov’è detenuto è stato arrestato anche il vice-capo dell’associazione “Alleanza dei medici”, Sergej Rybakov, che insisteva per incontrare il personale medico del campo di Pokrov. Insieme a lui sono state arrestate altre 9 persone, ed è aumentata la sorveglianza nelle vicinanze del lager, per evitare l’afflusso di simpatizzanti del blogger detenuto.

Il 14 aprile sono state perquisite le abitazioni di diversi studenti universitari, partecipanti alla redazione della rivista internet Doxa. La rivista è opera di un collettivo studentesco della prestigiosa Scuola Superiore di Economia di Mosca, e ad essa partecipano studenti di vari altri istituti, non solo della capitale. Anche la redazione della rivista è stata perquisita, e quella sera stessa le sue attività sono state bloccate, comminando varie limitazioni e arresti domiciliari ai ragazzi-giornalisti, accusati anche di essere collegati a Leonid Volkov, il coordinatore dei gruppi di Naval’nyj. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha giustificato l’azione poliziesca, con la motivazione che sulla rivista “non si parlava di questioni studentesche”.

Secondo molti osservatori, la paura del Cremlino continua a essere legata alle campagne elettorali in corso, cercando in tutti i modi di evitare che i navalnisti, come ormai vengono chiamati i simpatizzanti e attivisti legati al blogger, possano collegarsi ai partiti non putiniani in modo sistematico. Secondo la pubblicista Marina Šapovalova, “la strategia del voto utile diventa più pericolosa nelle elezioni parlamentari, dove non si eleggono singoli amministratori, ma si delinea una politica di più ampio respiro e si evidenziano categorie di cittadini, che potrebbero opporsi alla linea ideologica di chi comanda”.

Fonte : Asia