Due pesi e due misure anti-Covid: musulmani senza moschea, indù con il bagno del …

A New Delhi i musulmani ricorrono alla Corte suprema per riaprire anche la moschea per il Ramadan. Il capo del governo dell’Uttarakhand: “Paragone improponibile, la dea Gange ferma il contagio”.

New Delhi (AsiaNews) – Le immagini delle centinaia di migliaia di persone assiepate sulle rive del Gange per la festa indù del Kumbh Mela nonostante la nuova ondata di contagi per il Covid-19 stanno facendo crescere la tensione tra le comunità religiose in India, che lamentano l’adozione di standard diversi da parte del governo tra i fedeli indù e tutti gli altri. In molte aree del Paese – che ieri ha fatto registrare l’ulteriore record di 184.372 nuovi contagi e 1027 morti – chiese e moschee sono infatti soggette a pesanti restrizioni sul numero di fedeli ammessi alle celebrazioni.

Già ieri ad AsiaNews padre Anand Mathew, dell’Indian Missionary Society, ricordava che molte comunità cristiane avevano dovuto annullare le celebrazioni del Venerdì Santo per l’impossibilità di seguire i protocolli anti-Covid. Ora a far esplodere ufficialmente il caso è stata la moschea Nizamuddin di New Delhi che ha presentato un ricorso alla locale Corte suprema invocando la riapertura per la preghiera in occasione del Ramadan. La moschea è infatti chiusa dal 31 marzo 2020 dopo che un raduno dell’organizzazione islamica internazionale Tablighi Jamaat nei primi giorni del primo lockdown indiano era stata additata come l’evento che aveva maggiormente contribuito alla diffusione della pandemia.

Il 12 aprile scorso, la Corte ha dato ragione alla moschea, stabilendo che non è possibile imporre limiti che non valgano per tutti i luoghi di culto della città. Il governo federale ha risposto sostenendo che la Delhi Disaster Management Authority vieta in questo momento qualsiasi assembramento e quindi non più di 20 fedeli potrebbero essere ammessi nel luogo di culto musulmano. Ma Ramesh Gupta – l’avvocato del Waqf, l’ente islamico che amministra la moschea – ha replicato citando le celebrazioni del Kumbh Mela in corso ad Haridwar sulle rive del Gange. E ha aggiunto che immagini del tutto simili potrebbero essere scattate anche a Karol Bagh, nella regione di Delhi, dove al locale tempio indù dedicato ad Hanuman non c’è traccia delle norme sul distanziamento sociale. Il giudice ha dunque chiesto al governo centrale di presentare una relazione su come le regole anti-Covid vanno seguite in tutti i luoghi di culto.

La vicenda ha mandato su tutte le furie il nazionalista indù Tirath Singh Rawat, capo del governo dell’Uttarakhand, lo Stato indiano dove ad Haridwar sulle rive del Gange sono in corso le celebrazioni per il Kumbh Mela. Il politico ha sostenuto che “non è possibile paragonare il pellegrinaggio indù con la moschea Nizamuddin”. “I partecipanti alla preghiera nella moschea l’anno scorso – ha sostenuto Tirath Singh Rawat – erano tutti all’interno di un edificio, il Kumbh Mela avviene all’aperto. E si svolge vicino al fiume: le sue acque e la benedizione della dea Gange assicureranno che il coronavirus non si diffonderà”. Nel frattempo, però, ad Haridwar negli ultimi due giorni sono stati già registrati 1002 casi di positività al Covid-19. E il Kumbh Mela prosegue fino al 30 aprile con una nuova giornata di grandissimo afflusso prevista per il 27 aprile, quando nuovamente sulle rive del Gange sono attesi insieme milioni di pellegrini.

Fonte : Asia