Ristoranti aperti a cena e coprifuoco a mezzanotte: l’ipotesi che divide

Riaprire la sera o non riaprire? Coprifuoco “light” o no? La richiesta presentata dalle Regioni al Governo, che prevede la riapertura dei ristoranti sia a pranzo che a cena sfruttando gli spazi all’aperto (con il conseguente slittamento del coprifuoco e la contemporanea ripartenza di palestre, cinema e musei) ha scatenato un dibattito che ormai ci ”insegue” dall’inizio della pandemia. Da una parte la necessità di ripartire e di riaprire, dettata dalla situazione sempre più drammatica delle famiglie in difficoltà, con i debiti e senza lavoro. Dall’altra l’emergenza sanitaria e il maledetto virus, un nemico infido che sembra non aspettare altro che un allargarsi delle maglie per tornare a colpire con violenza.

Ma se lo scorso anno eravamo meno preparati alla ”convivenza” con la pandemia, adesso le Regioni sono pronte a presentare delle linee guida per ripartire in sicurezza ed evitare il contagio. Tale documento sarà sul tavolo della prossima Conferenza Stato-Regioni, dove si discuterà di un eventuale allentamento delle misure, sempre se la campagna vaccinale continuerà a progredire e la curva dei contagi lo consentirà.

Riaperture, coprifuoco e nuove misure: tutte le ipotesi

Il documento che le Regioni proporranno al premier Draghi dovrebbe avere l’obiettivo di programmare le riaperture, un modo per dare una risposta a quella (grossa) fetta di popolazione che ormai vive nella disperazione. Le ipotesi sul tavolo sono molte e non è detto che tutte possano realizzarsi, almeno non nell’immediato futuro. Il presidente del Consiglio Mario Draghi sembra intenzionato a proseguire con la sua linea che mette in primo piano la salute, un cautela che potrà sciogliersi soltanto in presenza di un calo dei contagi e dei decessi. Ma se il premier ha l’aria di voler prendere altro tempo, una parte della maggioranza e le Regioni spingono sull’acceleratore.

I governatori chiedono di riaprire i ristorante a pranzo e a cena, sfruttando gli spazi all’aperto. Contestualmente, all’interno dell’esecutivo si fa strada l’idea di spostare il coprifuoco dalle 22 a mezzanotte. Il “piano” contempla anche le riaperture di palestre, cinema, teatri. Se le attività culturale si pensa anche a sfruttare gli spazi all’aperto per incrementare il pubblico, rimane più ostica la situazione delle palestre, dove potrebbe arrivare il via libera soltanto per le lezioni individuali.

Al momento anche il ministro della Salute Speranza si è mantenuto cauto sulle riaperture, confidando sulla possibilità di utilizzare gli spazi all’aperto: “Premesso che tutto dipenderà dai dati, l’ipotesi di lavorare in modo particolare sulle riaperture per attività all’aperto è un’ipotesi che personalmente mi convince molto. Poi dovremo chiaramente confrontarci con i nostri scienziati e con i nostri tecnici in sede di governo, ma tutti i dati che ho visto indicano che all’aperto c’è sicuramente una minore possibilità di contagio”.

Mentre Speranza rimane prudente, confermando la durata del decreto vigente fino al 30 aprile, da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, arriva la richiesta di anticipare i tempi: “La vittoria non è riaprire a maggio. L’abbiamo fatto anche l’anno scorso. La vera vittoria è riaprire subito. Io vedo la gente che scende in piazza e chiede di lavorare e una politica sorda che non ascolta. Rischiamo una crisi sociale che può diventare più grave di quella sanitaria e l’unico vaccino sono le riaperture immediate. Riaprire all’aperto si può e si deve fare così come si deve spostare il coprifuoco alle 24 per consentire alla gente di lavorare”.

Ristoranti aperti e coprifuoco a mezzanotte: esperti divisi sui tempi 

Troppo presto? Troppo tardi? La tempistica rimane uno dei problemi principali sui cui dovrà lavorare il Governo. Ma cosa ne pensano gli esperti? Il dibattito è acceso: da un lato quelli che ritengono le riaperture un segnale positivo e necessario per il Paese, dall’altro gli esponenti del “partito della prudenza”.

A guidare il fronte del ‘sì’ c’è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria: “I ristoranti devono riaprire con tutte le misure di sicurezza che conosciamo, ma vanno aperti già a maggio e anche la sera. Con la possibilità di cenare fuori perché siamo un paese dal clima caldo e con i distanziamenti e le misure di sicurezza si può fare. E’ un segnale che va dato al Paese”.

Un parere condiviso anche da Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata: “Alla domanda degli operatori della ristorazione rispondiamo che a maggio si potrà e si dovrà aprire. È da un anno che diciamo, certamente con prudenza, che i luoghi all’aperto non sono l’autostrada del virus, anzi. Aggiungo che oggi scopriamo, con soddisfazione, che lo dicono anche altri, e allora le autorità governative possono accettare le nostre indicazioni e consentire ai ristoranti di lavorare in sicurezza”.

“Se apriamo le scuole in presenza – ha aggiunto Minelli – possiamo aprire anche i bar e i ristoranti, sperando di recuperare il terreno sottratto dal lockdown parziale e non risolutivo. Lo diciamo convintamente anche perché, purtroppo, la ‘didattica a distanza’ per la ristorazione e la colazione non l’hanno ancora inventata. Aspettiamo la fantascienza per questo”.

Anche secondo il virologo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni le riaperture sono possibili, soprattutto per i locali che possono sfruttare gli spazi esterni: “I dati indicano che il contagio all’esterno è molto raro. Perché, con l’arrivo della bella stagione, non riaprire subito bar, ristoranti e pure teatri all’esterno, non lesinando autorizzazioni?”.

Più cauto ma volto alle aperture Fabrizio Pregliasco, virologo e docente dell’università Statale di Milano: “Sicuramente il ristorante di per sé è un luogo da considerare a rischio perché il bello della cena è lo stare insieme a lungo, ridere e scherzare, ed è dimostrato che tutto questo facilita lo sporco lavoro del virus. Facciamolo. ma non con quel ‘liberi tutti’ che è stato un po’ il problema del passato. E’ chiaro che saranno fondamentali dei protocolli attenti. L’apertura negli spazi all’aperto dove c’è più ventilazione e più spazio mitiga un po’ il rischio, ma sarà fondamentale anche la responsabilità dei singoli perché non è solo il povero ristoratore che può far fronte a comportamenti di chi deborda un po'”.

Diverso il parere dell’infettivologo Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, secondo cui sarebbe meglio attendere l’arrivo dell’estate: “In questo momento direi di no, visti i dati epidemiologici. Meglio aspettare l’estate. Capisco che una volta che si iniziano a riaprire le scuole e altre attività, si potrebbe anche pensare di riaprire i ristoranti con regole rigide come i distanziamenti e soprattutto negli spazi all’aperto. Ma, ripeto, sarebbe meglio aspettare il periodo estivo”.

“Mi sembra una follia”: ancora più incisivo il commento di dell’immunologo Mario Clerici, docente all’università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi: “Siamo tra Scilla e Cariddi. Da un lato il rischio di contagio e dall’altro la necessità di riaprire. E navighiamo a vista. Da un punto di vista umano, da persona che come tutti vuol tornare a uscire a cena e incontrare gli amici, di fronte ai progetti di riapertura dell’Italia dopo settimane di restrizioni mi vien da dire ‘finalmente’. Da medico mi sembra ancora una follia”.

“Bisogna fare i conti con entrambe le istanze che abbiamo – ha sottolineato Clerici – da un lato c’è il problema della diffusione del virus e di una sanità che è ancora sotto stress, dall’altro la necessità di tornare alla vita. Da medico so che allentare ora non è una scelta saggia perché torneranno a salire i contagi nel giro di 20 giorni, ma nel contempo capisco si debba conciliare il grosso rischio con il ritorno alla vita. E’ un equilibrio precario”.

Coprifuoco e restrizioni, cosa succede all’estero

Mentre in Italia si valuta la possibilità di riaprire le attività, oltre i nostri confini assistiamo a situazioni molto differenti tra loro. In Gran Bretagna si è tornati a brindare, seppur con qualche limite, in altri Paesi europei le cose non stanno andando così bene.

Il premier olandese Mark Rutte ha annunciato la proroga delle misure restrittive fino al prossimo 28 aprile, spiegando nel corso di una conferenza stampa all’Aia che “gli ospedali del Paese sono ancora troppo sotto pressione e i nuovi contagi troppo alti per consentire un allentamento delle misure. In base alle attuali regole, è in vigore il coprifuoco notturno e sono vietati gli assembramenti all’aperto di oltre due persone”.

Anche in Germania l’epidemia continua a correre: nuovi casi raddoppiati rispetto alla scorsa settimana, con il governo tedesco che è stato costretto di uniformare le restrizioni su tutto il territorio nazionale, senza lasciare alle singole regioni la possibilità di prendere decisioni. Misure che saranno anche più aspre delle nostre: nelle zone con più contagi entreranno in vigore provvedimenti più stringenti, come ad esempio il coprifuoco dalle 21 alle 5. La Francia non se la passa meglio: dopo due settimane di chiusure la curva dei contagi continua a crescere, con le riaperture previste per metà maggio che potrebbero slittare ancora. 

Un discorso a parte merita San Marino. Il micro-stato situato all’interno del territorio italiano ha varato un decreto che consentirà alla ristorazione di aprire regolarmente, fino alle 21.30, con il coprifuoco che, dal 18 aprile, slitterà fino a mezzanotte, con locali, pub e ristoranti che potranno  somministrare cibo e bevande fino alle 23. Il documento, che programma anche la riapertura di cinema, teatri e palestre, rimarrà in vigore fino al 1° maggio e prevede un progressivo allentamento delle misure restrittive

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Fonte : Today